Il Racconto dei Racconti. Giorno 5.

DISCLAIMER: Per una trattazione rigorosamente accademica rimandiamo alla bibliografia a fine articolo e alle illustri sedi preposte.
Lo scritto, invece, vuole essere una forma divulgativa leggera e scorrevole con delle punte di malcelato umorismo, pur basata su studi autorevoli, i cui punti cardine sono stati selezionati e affrontati a discrezione dell’autore.
Per una trattazione teologica e interpretativa rimandiamo, oltre che agli studi specialistici, all’intima fede della lettrice e del lettore.

R per Rebecca

Giovanni Lanfranco (1582-1647), Rebecca ed Eliezer al pozzo, olio su tela, Torino.

Morte di Sara e matrimonio di Isacco

Sara morì a centoventisette anni a Hebron, in terra di Canaan, oggi in Cisgiordania.
Abramo cercava una tomba per lei e pensò di chiedere agli abitanti della Regione, definiti dall’autore del testo come “figli di Het(gli Hittiti), un sepolcro dove poter seppllire la moglie.
Quelli gli risposero che non doveva fare altro che scegliere il sepolcro che più desiderasse.
Abramo desiderava quello di un altro (NB: Siamo ancora lontani da Mosè e le sue tavolette). Voleva quello di Efron, figlio di Soar: la caverna di Macpale.

I due si accordarono per il vantaggioso prezzo di quattrocento sicli d’argento con i quali Abramo ottenne la caverna, il terreno adiacente e la cittadinanza in terra di Canaan, segno che la promessa del Signore stava cominciando a compiersi.

Anche il nostro patriarca sentiva l’approssimarsi dell’ora fatale e decise che Isacco dovesse prendere moglie.
Incaricò uno dei suoi servi di andarla a cercare tra i suoi familiari a Carran, nell’alta Mesopotamia, per non cercarla tra le donne cananee, indegne della stirpe di Adamo.

Il servo, perplesso, Si chiedeva come si dovesse comportare nel caso in cui la fanciulla prescelta non avesse voluto seguirlo.
Avrebbe dovuto condurre Isacco a Carran, forse?
– Non sia mai detto! – disse Abramo. Se quella non era d’accordo, doveva passare avanti e cercare meglio.
Di fronte a questa inaspettata difesa della volontà della donna, notiamo che Abramo non voleva spostarsi perché ora che si era insediato nella Terra che gli aveva promesso Jahvè, non se la sentiva di abbandonarla, che lì è un attimo e diventa la terra promessa di qualcun’altro.

Così il servo, che si chiamava Eliezer di Damasco, primo del nome di una lunga sfilza di Eliezer, partì con dieci cammelli e preziosi vari verso la città dove si trovava Nacor, fratello di Abramo.

All’arrivo, fece sedere i cammelli alla porta della città davanti ad una fonte, aspettando un segno divino. In realtà il segno lo decise sbrigativamente Eliezer, e all’altissimo andava più che bene: la prima ragazza che, passando alla fonte con un anfora, avrebbe abbeverato lui e i suoi cammelli, ebbene, quella sarebbe stata la prescelta.
In pratica la prima che avrebbero incontrato.

Maarten de Vos, Eliezer e Rebecca al pozzo, 1562, Rouen, olio su pannello.

Nemmeno finì di parlare che una bella fanciulla si stava recando, manco a farlo apposta, verso il pozzo con un’anfora. Quando il servo si avvicinò fece bere lui e riempì l’abbeveratoio per tutti i cammelli.
Non c’era ragione di dubitarne: era lei!
E la gioia di Eliezer crebbe quando venne fuori che il suo nome era Rebecca, nipote proprio di Nacor.
Nel grande e oscuro disegno divino, i contorni cominciavano a tornare.

Le chiese subito ospitalità e fu accolto in famiglia dal di lei fratello Labano (segnatevi anche questo di nome) subito convinto alla vista dei pendagli luccicanti che il servo aveva appeso alle orecchie di Rebecca.
A cena, quella sera, il servo fece il grande annuncio: la volontà del signore era di dare in moglie Rebecca ad Isacco, figlio di Abramo.
La famiglia di Rebecca non obiettò.
E cosa poteva obiettare, poi, difronte a una richiesta del numero Uno?!

Ebbero solamente una richiesta: che Rebecca potesse restare con loro qualche giorno in più.
Ma Eliezer, che sapeva quanto potevano andare per le lunghe le contrattazioni, propose di chiedere a lei cosa volesse fare.
Rebecca voleva partire subito e così fu.

Sulla strada del ritorno Isacco la vide da lontano e le andò incontro.
Fu informato da Eliezer su tutta la sequenza di eventi fortuiti che lo avevano portato a sceglierla. In sostanza quasi nessuno, a parte averla incontrata.
Isacco la portò nella tenda della sua defunta madre e ne fece la conoscenza, è il caso di dire, biblica, consolandosi, e questo è il testo che lo riporta, della morte della madre.

Discendenza di Ismaele e morte di Abramo

Dopo la morte di Sara, Abramo si rifece una vita, se così si può dire, a più di centocinquant’anni.
Sposò Ketura, da cui nacque una dinastia niente male, in cui spicca tra gli altri il nome di Madian, padre di Enoc (non l’antidiluviano Enoc, improbabile autore di testi apocalittici, un altro…).
Ma segnatevi tutto che questi nomi ritorneranno.

Abramo li ricoprì di ogni bene e li spedì lontano, a Oriente, lontano da Isacco, l’eletto.
Il patriarca morì a centosettantacinque anni e fu seppellito da Ismaele e Isacco nella grotta di Macpela, di fronte a Mamre, dove giaceva Sara.
Anche Ismaele, come promesso dall’Innominato, ebbe una discendenza notevole: dodici figli da cui nacquero le dodici tribù dell’Arabia del nord.

Morì a centotrentasette anni ad Arìla, al confine con l’Egitto.

Nascita di Esaù e Giacobbe

Succedeva che Rebecca, moglie di Isacco, fosse sterile.
Perciò Isacco invocò la fecondazione eterologa, che in certi casi è accettata e funziona, soprattutto, pare, quando il donatore è lo stesso Jahvè.

Il grembo di Rebecca cominciò ad essere popolato di due feti alquanto turbolenti.
Cominciamo bene”, pensò Rebecca, “Questi litigano ancor prima di nascere”.
L’Innominato la tranquillizzò dicendole che era incinta di due nazioni che avrebbero lottato tra loro e la più piccola avrebbe soppiantato la maggiore.
“Fantastico!”, pensò ancora a Rebecca.

Matthias Stom, Esau and Jacob, anni ’40 del XVII secolo, San Pietroburgo, dipinto.

La donna partorì e ad uscire furono un tipetto rossiccio e peloso, che chiamarono Esaù, mentre attaccato al suo tallone c’era il fratello Giacobbe.

I due, con gli anni, svilupparono caratteri molto differenti: Esaù era un cacciatore, uomo della steppa molto gradito a Isacco. Giacobbe, invece, era un tipo sedentario a cui non andava di mettere nemmeno il naso fuori dalla tenda.
Un cocco di mamma, insomma.

Un giorno Giacobbe aveva appena finito di cucinare una succulenta minestra, quando rientrò Esaù stanco dalla campagna che lo pregò di poter mangiare.

Giacobbe ci pensò su un attimo e gli chiese, in cambio del pasto, la primogenitura.
Esaù moriva di fame e in quel momento se ne infischiava della primogenitura.
Gliela vendette e tuffò la faccia nel piatto.
Cocco di mamma, non certo sprovveduto.

Isacco a Gerar

In seguito a una tremenda carestia, Isacco si vede costretto a prendere armi e bagagli e trasferirsi a Gérar, presso i Filistei.
Qui troviamo la vecchia conoscenza Abimelec e, basandoci sui vecchi episodi, potremmo anche solo immaginare a questo punto cosa succede quando un patriarca si trasferisce in una terra governata da un sovrano straniero.
Del resto nel popolo del Signore buon sangue non mente.

Isacco, entrando a Gerar, ebbe la stessa faccia tosta del padre Abramo nell’affermare che Rebecca fosse la sorella per evitare i guai.
Perché, a quanto pare, le mogli altrui i Filistei le ottenevano a qualunque costo.
Ma questa volta a differenza dell’ingenuo faraone e forte dell’esperienza dell’ultima volta, Abimelec si accorse che Isacco e Rebecca avevano un rapporto sostanzialmente più intimo.

Quindi chiamò a sé Isacco e gli disse:
Ma che vai dicendo in giro? C’è mezza Palestina pronta a “desiderare” tua moglie credendola tua sorella. Ci vuoi forse far peccare in massa?
– Perdonami – disse Isacco – è che non volevo rischiare la vita!
“Bel tipo”, pensò Abimelec, “tutto suo padre”.

Ad ogni modo, il re di Gerar diede ordine affinché Isacco e sua moglie non fossero sfiorati da nessuno.
Isacco mise tende nel paese, forte di ripetute e quasi compulsive benedizioni da parte del Signore. Divenne ricco, potente e invidiato.
Troppo.

Per correre ai ripari, Abimelec lo invitò gentilmente ad andare a quel paese, qualunque fosse, mentre i Filistei tapparono tutti i vecchi pozzi scavati dagli schiavi di Abramo durante la sua permanenza nella regione.

La guerra dei pozzi

I pozzi d’acqua erano argomento vitale tra le popolazioni seminomadi della regione e spesso causa di scontri e diatribe tra i pastori. E tappare i pozzi scavati da altri, specie se “stranieri”, era un modo per fargli capire di non essere bene accetti.

Il tira e molla, anzi lo scava e tappa, durò fino al pozzo di Recobot, che Isacco poté scavare senza temere ripercussioni. Di lì, la carovana si spostò a Bersabea.

L’Innominato, tanto per essere sicuro, comparve quella notte e rinnovò le promesse di discendenza di terra fatte da Abramo, assicurando a Isacco che quelle promesse fossero ereditarie.

La cosa non sfuggì ad Abimelec, il quale, con notevole tempismo strategico, fece visita a Isacco accompagnato dal consigliere e dal capo dell’esercito per chiedergli un’alleanza.

Fecero un banchetto e il mattino dopo sancirono il patto di reciproco rispetto e ospitalità, mentre gli schiavi avevano trovato l’acqua presso un pozzo che chiamarono Siba o Sibea, che diede il nome alla città di Bersabea.

Finale a sorpresa

Prima di inoltrarci in maniera più approfondita nelle vicende della famiglia di Isacco, il redattore del brano ci informa di un avvenimento increscioso, soprattutto per Rebecca e Isacco, che giustificherà, sempre a posteriori, il destino del primogenito Esaù: il “Rosso”, ormai quarantenne, prese in moglie due donne ittite: Giuditta e Basmat.

[continua un altro giorno]

Francesco Di Concilio

Bibliografia essenziale

  • In particolare rimandiamo agli studi e alla bibliografia del prof. Gian Luigi Prato, che ci ha introdotto all’argomento durante gli universitari di base. Qui il link di una delle sue relazioni sull’argomento http://www.gliscritti.it/blog/entry/2409
  • P. Merlo (a cura di), L’antico testamento. Introduzione storico-critica, Frecce 60, Carocci, Roma 2008.
  • M. LiveraniOltre la Bibbia. Storia antica di Israele, Storia e società, Laterza, Roma-Bari 2003.
  • J. RichesLa Bibbia, Universale Laterza 821, Laterza, Roma-Bari 2002.
  • Testo biblico di riferimento: LA SACRA BIBBIA della CEI. Note e commenti: La Bible de Jerusalem, nuova edizione 2008, per l’ed. italiana, La Bibbia di GerusalemmeCentro editoriale dehoniano, Bologna 2010.
  • R. GravesI miti greci, Longanesi, Milano 1963.
  • Per i chiarimenti sui termini, in attesa di un nostro apparato di note, rimandiamo a Wikipedia e al sito della Treccani, sempre utile per delineare per linee generali i contesti trattati.
  • Per una lettura poetica e romanzata delle vicende che riguardano Abramo e la sua discendenza rimandiamo al capolavoro di Thomas MannGiuseppe e i suoi fratelli, Berlino, 1933-1943.

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