La Gilda delle Mercantesse – Parte 4 di 4

In fuga da Usma

ttanagliate da continui controlli, le mercantesse si risolsero a fuggire in fretta e furia, per quanto si possa fuggire in fretta e furia con una carovana composta di mule, cavalli e un centinaio tra donne, merci e prole.

A poche migliaia di ruote di distanza dalle mura di Usma, le diverse carovane si separarono in tante piccole Gilde, che andarono una per ogni direzione del vent per portare avanti i loro commerci e la loro missione educatrice.
Purtroppo, la tranquillità durò per poco tempo. Dopo qualche luna, Usma inviò messi in tutti i villaggi del Continente, che in cambio di ricchi benefici, convinsero i signori locali a impedire i traffici delle mercantesse.

Le Gilde erano bandite ovunque e le mercantesse dovettero passare alla clandestinità. Non si è saputo più nulla di loro, fino ad oggi, seppure l’eredità del loro passaggio è ancora visibile.
Dopo di loro le donne potevano commerciare insieme e al pari degli uomini, o senza di loro se gli pareva, e le spedizioni commerciali non si accompagnavano più a orde di soldati affamati di sangue e bottino. “Commerciare senza ammazzare” divenne una regola ovunque, seguita ancora oggi.
Con la Gilda è scomparsa anche la loro scoperta, di sicuro una delle cause di tanto accanimento da parte degli Usmanni, i quali non riuscirono mai a riprodurla, né a carpire il segreto dal cartaio, scomparso in circostanze misteriose mentre si trovava agli arresti, prima di poter essere interrogato.

E’ probabile, o meglio, a me piace pensarlo, che le mercantesse arrivarono anche a Vaffambaffola e oggi, chissà, vivono in mezzo a noi, in attesa del momento giusto per riprendersi ciò che gli è stato tolto.

La lezione terminò in mezzo agli applausi. Anche Caterina del Luppolo vi aveva assistito e si fece strada tra la folla per andare ad abbracciare Morgana, sommersa di doni e di complimenti.
All’epoca nessuno di noi sospettava nulla, eppure mi sembrò di notare, tra le gambe della gente, qualcosa che si muoveva. Mi avvicinai per guardare meglio, ma quando la folla si disperse, per terra c’era solo un foglio di carta spiegazzato con una scritta:

Che il topolino del sapere porti a chiunque il mio messaggio:
la storia è finita, per ora…

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco PennaNera

La Gilda delle Mercantesse – Parte 3 di 4

La carta animata.

sma era una città animata e coinvolgente.
La Gilda decise di stabilirsi per qualche mese in un accampamento fuori le mura, mentre Tenakari e le sue figlie presero in affitto una piccola bottega non lontana da quella del cartaio dove poter svolgere insieme a lui esperimenti sulla cellulosa speciale.
Nella Gilda, tuttavia, serpeggiava il malcontento. Più di una mercantessa sospettava che Tenakari stesse facendo affari in privato tralasciando gli interessi del gruppo, ma ancora nessuna aveva azzardato ad accusarla pubblicamente per via dell’antico rispetto che provavano nei suoi confronti.
Ma fare affari da sole costituiva una grave violazione dei principi della Gilda, gli stessi principi che la mercantessa fondatrice aveva contribuito a stabilire perché nessuna prevalesse sulle altre.
Tenakari, così, fu convocata d’urgenza nella grande tenda del consiglio per fornire spiegazioni. Le mercantesse erano sedute in cerchio. Al centro c’era Tenakari con le piccole avvinghiate alle sue gambe.

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La Gilda delle Mercantesse – Parte 2 di 4

La fuga di Tenakari

enakari era convinta che un mercato gestito da femmine coraggiose fosse più efficace e meno mortifero di quello gestito dai maschi, o dalla maggior parte di loro, per il semplice fatto che esisteva, secondo lei, un modo di commerciare senza ammazzare, ovvero commerciare-senza-ammazzare.
Tuttavia, era cosciente che un’affermazione questa le avrebbe garantito il posto d’onore ad un grande falò in mezzo alla piazza di un villaggio qualunque.
Così decise di scegliere una strada che non portasse diretta al rogo: travestì le sue figlie da fanciulli e lei stessa indossò vesti da mercante con un ampio turbante dalle volute vaporose che celavano i lineamenti del suo viso.

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La Gilda delle Mercantesse

A Vaffambaffola story

Prequel

Un giorno, quando ancora regnava Pidaar, bussò alla porta della Taverna una ragazzina vestita con una specie di sacco di velluto viola cangiante, legato in vita con una corda di spago intrecciato. Era scalza e sporca, aveva le mani impastoiate di una melma scura che sembrava pece, le cui macchie non si tolsero nemmeno dopo numerosi e approfonditi lavaggi e le restarono sui palmi delle mani come le pezze del manto di una mucca di montagna.
Clodoveo del Luppolo, quando la vide sull’uscio, le domandò: – E tu chi sei? – La ragazzina rispose: – Mi chiamo Morgana, mescolo insieme le cose.
– Bene, – risposte l’oste senza fare altre domande – mi aiuterai a fare una birra decente.

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#1 – L’ultima scena

SCENE DA UNA TAVERNA

Vaffambaffola Chronicles Spin Off
(Discorsi surreali e un pasto caldo)

Era una sera come tante, qui, alla Taverna. Fumo di brace, odore di bruciato, imprecazioni provenienti da dietro il bancone, cori, accenni di risse. Forse appena più tranquilla delle altre sere, a dire il vero. Clodoveo aveva scampanato per l’ultimo giro, “o la campana ve la suono in testa” aveva aggiunto, e prese a soffiare sui lumi per lasciare il posto al primo e timido chiarore dell’alba. Stava per spegnere le candele dell’insegna, quando qualcosa sbucò dalla boscaglia provocandogli un grosso spavento e, di conseguenza, provocandosi un grosso occhio nero. Aveva un occhio, forse anche due, non era qualcosa, era un essere. Umano, per di più, come potè constatare Clod aiutandolo a rialzarsi, e proprio uno di quelli goffamente bardati di fronzoli e ricami dalla testa ai piedi. Insomma un messo reale. Anzi, il messo reale: Mausolo, Mausolo del Ficodindia.

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