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    Errare Press - C'era una volta la Tigre della Tasmania

ErrareUmano con le mani degli autori

Siamo in un’era di passaggio, un tunnel, un varco dimensionale, un valico, un ponte, un portale. Un passaggio da lì a qui, o da qui a lì, relativamente parlando, cambia poco. La sigla iniziale, la consapevolezza che dopo un’ora non sapremo dove ci troviamo, cosa fare, dove andare. Cosa guardare. Un momento liminale dove succede tutto o non si muove niente, matassa di indecisioni tra due versanti solidi e scoscesi di vita vissuta e prospettive immaginarie. L’istante in cui mettiamo in discussione noi stessi, può essere, gli altri, sicuramente, il punto di singolarità in cui il passato coincide nel presente e il tempo perde di significato. L’astro calante che scompare sull’orizzonte degli eventi, ma solo per comparire dall’altra parte. L’astro siamo noi. La fine coincide con l’inizio.

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Alcune volte basta alzare lo sguardo, alcune volte basterebbe fare qualche passo, non molti, per uscire dal nostro confine ed osservare, se possibile capire, ciò che sta succedendo intorno a noi.

La guerra dei Balcani degli anni ’90 ha ridisegnato i confini dell’omonima penisola, lasciando

 dietro di sé un numero considerevoli di morti e feriti.

Nelle guerre anche il dominio sui centri culturali ha un ruolo chiave, e si è convinti che per vincere la battaglia sia sufficiente radere al suolo queste strutture.

La distruzione della biblioteca di Sarajevo è al centro della canzone “Cupe Vampe” di Lindo Ferretti, ex CCCP: Il brano ricorda l’incendio che ha distrutto la biblioteca e tutto ciò che era al suo interno in sole 30 ore, poco più di un giorno.

Non c’è una morale al termine del brano, è una pura descrizione fotografica del momento, e sembra quasi di sentire l’odore acre di bruciato e di vedere, anche da quest’altro lato dell’Adriatico, le alte fiamme che distruggono un sapere millenario.

Si può solo assistere attoniti a questo orrore, e ricordare, così come stiamo facendo noi oggi insieme.

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