I pesci grandi mangiano i pesci piccoli

I pesci grandi mangiano i pesci piccoli

L’opera d’arte come atto politico

“Tre”

Pieter Bruegel il Vecchio, I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1556, Vienna, Graphische Sammlung Albertina

Un così vasto e bizzarro assortimento di pesci reali e fantastici è quasi impossibile da trovare in un’opera d’arte. Domina la composizione un enorme pesce, che giace abbandonato sulla riva. Dalla sua bocca e dal ventre, che un uomo sta aprendo con l’aiuto di uno spropositato coltello, esce un gran numero di pesciolini. La stessa scena si ripropone, in versione ridotta, in primo piano: su una barca un uomo estrae da un pesce appena pescato un altro pesce più piccolo, sotto lo sguardo attento di un padre e di un figlio. Intorno a loro, sono ancora i pesci i protagonisti: alati, appesi ad un albero oppure dotati di gambe, rendono la composizione curiosa e divertente.  

Ci troviamo di fronte a uno dei più noti e frequentati disegni di Pieter Bruegel il Vecchio (1525/1530-1569), intitolato I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, oggi parte della Raccolta di Grafica dell’Albertina a Vienna. L’opera, realizzata nel 1556, costituisce il primo tentativo da parte dell’artista di rappresentare antichi proverbi; ne seguiranno più di cento, per un totale di circa centoventi opere. In questo caso, la scelta è caduta su un antico detto latino, ricavato probabilmente da una raccolta di massime morali, genere all’epoca molto in voga tra gli umanisti. Il messaggio è semplice, e ha una forte connotazione politica: i sovrani vivono alle spalle dei sudditi, come i ricchi commercianti si approfittano delle categorie sociali più deboli. In poche parole: i grandi mangiano i piccoli. 

Il disegno, caratterizzato da linee lunghe e sottili tracciate a penna, è già pensato per diventare incisione: lo testimonia la grande attenzione che l’artista presta ai contrasti, alle variazioni di toni, alle trame, ai dettagli, come se volesse fornire istruzioni precise a chi si occuperà della sua trasposizione per la stampa. 

Pieter van der Heyden (da Pieter Bruegel il Vecchio), I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1557

Tra i più fedeli esecutori delle invenzioni di Bruegel ci fu Pieter van der Heyden (1525-1569): fu lui a realizzare nel 1557 una fedelissima riproduzione del disegno, a cui aggiunse un’iscrizione, in latino e fiammingo, e la firma di Hieronymus Bosch (1450-1516). Quest’ultima è probabilmente frutto dell’iniziativa dello spregiudicato stampatore Hieronymus Cock (1510 circa-1570), che per vendere più facilmente l’opera decise di ricorrere al nome di un artista più celebre, fingendo che fosse lui l’inventore della composizione.

Pieter Bruegel il Vecchio, Il pittore e il conoscitore, 1565 circa
(probabile autoritratto dell’artista)

Nonostante sia ormai considerato uno dei protagonisti del Rinascimento fiammingo, Pieter Bruegel è un personaggio ancora avvolto nel mistero: non si conoscono infatti né il luogo né la data della sua nascita. Il nome “Peeter Brueghels” compare per la prima volta nel 1551, nell’indice dei membri della Gilda di San Luca, la corporazione di artisti e artigiani di Anversa. L’iscrizione alla gilda avveniva in genere tra i ventuno e i venticinque anni, dunque è probabile che la data di nascita dell’artista sia da collocare tra il 1525 e il 1530. Alcuni studiosi ritengono che un indizio per individuare il luogo natale di Bruegel sia proprio il suo cognome, che farebbe pensare al villaggio di Breughel o a quello di Brogel, rispettivamente a nord e a sud dei Paesi Bassi. Fonte imprescindibile per la ricostruzione della vita dell’artista è la sua biografia fornita nel 1604 da Karel van Mander, il “Giorgio Vasari delle Fiandre”. Formatosi a Bruxelles nella bottega del celebre Pieter Coecke van Aelst, Bruegel riuscì a viaggiare: visitò la Francia e visse in Italia per due anni, dal 1552 al 1554. Rientrato in Olanda, vi rimase fino al 1562; l’anno successivo sposò la figlia del maestro Pieter Coecke van Aelst e si trasferì a Bruxelles, dove visse fino alla morte (1569).  

Pieter Bruegel il Vecchio, I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1556
(dettaglio)

Il soggiorno italiano (Sicilia, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Lombardia) influenzò moltissimo la pittura di Bruegel: lo testimonia anche questo disegno. Se da una parte è evidente l’ispirazione alle opere di Hieronymus Bosch, pittore della follia e delle allucinazioni, dall’altra invece tutta italiana è l’adesione alla realtà. Il risultato è un simbolismo meno spettacolare, che rende più evidente e credibile la riflessione dell’artista sulla meschinità umana.  

Già nel Seicento, alle stampe ricavate da questa immagine furono conferiti riferimenti politici, e molti sono stati nel tempo i tentativi di connettere il disegno a precisi eventi storici. Ad oggi, lo stato degli studi non permette di ricostruire il pensiero politico e religioso dell’artista, le cui opere sono così eccentriche da risultare ambigue e spesso difficili da comprendere. È tuttavia molto probabile che, anche se in modo implicito, l’intenzione di Bruegel fosse quella di riflettere sulla realtà contemporanea. Buona parte della sua produzione, infatti, ha forti contenuti morali, religiosi ed economici, dimostrazione che l’artista era perfettamente cosciente di quanto stesse accadendo intorno a lui: la crescita delle città mercantili, lo strapotere dei mercanti e le conseguenti ingiustizie sociali. Eventi e trasformazioni che permeano tutta la pittura dell’artista, il quale meglio di chiunque altro è riuscito a dare voce alle tradizioni del suo popolo, ma anche alle sue profonde contraddizioni.

Autrice: Martina Colombi
Cover design: Valerio Ichikon

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