Minerva protegge la Pace da Marte

L'opera d'arte come atto politico - quattro - Minerva protegge la Pace da Marte

L’opera d’arte come atto politico

“Quattro”

Pieter Paul Rubens, Minerva protegge la Pace da Marte, 1629-1630, Londra, The National Gallery

Il connubio tra arte e politica trova in Pieter Paul Rubens una delle sue più significative incarnazioni.

La sua abilità, unita all’impegno instancabile – si racconta che lavorasse ogni giorno dalle quattro del mattino alle cinque del pomeriggio! – lo avevano reso un pittore di straordinario successo.

Pochi sanno, tuttavia, che Rubens (…di lui parliamo anche qui!) fu non soltanto l’artista più celebre del suo tempo, ma anche uno dei personaggi più influenti del XVII secolo. La sua vocazione diplomatica sembra abbia addirittura anticipato quella artistica: all’età di tredici anni, infatti, già lavorava ad Antwerp come paggio, al servizio di una contessa. Un ruolo prestigioso per un adolescente dell’epoca, che presto avrebbe abbandonato per dedicarsi alla formazione e alla carriera pittorica. All’età di trentatré anni, fu nominato pittore di corte, al servizio di Alberto VII d’Asburgo (arciduca e principe sovrano dei Paesi Bassi) e della moglie Isabella Clara Eugenia. Nonostante i precoci legami con ambienti di potere, Rubens prese le distanze dalla vita politica, fino a quando la sua vita non ebbe una svolta tragica: nel 1625, durante una terribile epidemia di peste, perse l’amatissima moglie. Fu un evento traumatico per l’artista, che cercò di distrarsi accettando missioni diplomatiche che lo costringevano a viaggiare.

Pieter Paul Rubens, Autoritratto, 1623,
Canberra, The National Gallery of Australia

Egli si rivelò ben presto un abilissimo negoziatore: uomo affascinante, di cui le fonti ricordano lo sguardo vivace e penetrante, riusciva senza difficoltà, grazie all’atteggiamento cortese e al prestigio di cui godeva come pittore, a portare a termine delicate trattative.

Non è un caso dunque che Filippo IV di Spagna abbia inviato proprio lui in Inghilterra tra il 1629 e il 1630, affidandogli il compito di negoziare la pace con Carlo I, ponendo così fine al conflitto tra Inghilterra e Spagna, che durava ormai da cinque anni. Rubens, che godeva del favore di Carlo I, amante dell’arte e appassionato collezionista, si presentò a corte con un meraviglioso dipinto, oggi esposto alla National Gallery di Londra. L’opera, dono per il sovrano, aveva l’obiettivo di convincerlo attraverso una serie di evidenti ed espliciti rimandi allegorici.

Fulcro della complessa composizione è la personificazione della Pace, identificata anche con Cerere, dea della terra e della fertilità. È raffigurata nuda al centro, mentre sta nutrendo con il suo latte Pluto, dio della ricchezza. Le sue forme prosperose e opulente esprimono l’ideale di bellezza femminile del pittore fiammingo, ricordato magnificamente dalla poetessa Wisława Szymborska:

[…] O cucurbitose, o esorbitanti,
e raddoppiate dal cader dei veli
e triplicate dalla violenza della posa,
grasse pietanze d’amore! […]

(W. Szymborska, Le donne di Rubens)
Pieter Paul Rubens, Minerva protegge la Pace da Marte, 1629-1630, Londra, The National Gallery
(dettaglio)

La Pace è protetta da Minerva, dea della saggezza, che alle sue spalle allontana Marte e la Furia Alecto, simboli della natura distruttiva della guerra. Ai suoi piedi, un satiro e un putto distribuiscono i frutti della Pace alle generazioni future, rappresentate da un gruppo di bambini. Significativa è la presenza in primo piano di Imene, divinità protettrice del matrimonio, che incorona la bambina più grande; in secondo piano compare invece Mercurio, messaggero e protettore delle negoziazioni, che appoggia una corona di ulivo sul capo della Pace. Grazie all’individuazione a Rotterdam, Weimar e Vienna di disegni preparatori per il dipinto, è stato possibile riconoscere, in alcuni personaggi, i ritratti dei figli e delle figlie di Sir Bathasar Gerbier, mercante d’arte al servizio di Carlo I, che ospitò Rubens durante il suo soggiorno a Londra. George è il modello per Imene, Elizabeth per la ragazzina incoronata e Susan per la bambina che si rivolge allo spettatore.

Pieter Paul Rubens, Ritratto di George Gerbier, 1629-1630, Vienna, Graphische Sammlung Albertina | Pieter Paul Rubens, Minerva protegge la Pace da Marte, 1629-1630, Londra, The National Gallery (dettaglio)

Meno immediata è infine l’interpretazione delle due figure femminili sulla sinistra: potrebbero rappresentare la prosperità e le arti, anche se la presenza del satiro, del leopardo e del tamburello fanno pensare all’immagine di due menadi. Bacco infatti, divinità del vino e dei festeggiamenti, era spesso rappresentato su un carro trainato da leopardi, accompagnato da menadi danzanti e satiri.

Al di là di alcune incertezze iconografiche, il messaggio del dipinto è di straordinaria chiarezza: rifiutando la guerra e scegliendo la pace, il sovrano assicurerà alle generazioni future prosperità e ricchezza. L’immagine convinse Carlo I. Rubens rientrò ad Antwerp nel marzo 1630, dopo essere stato nominato cavaliere; otto mesi dopo, fu firmato l’accordo di pace tra Inghilterra e Spagna.

Efficace diplomazia o potere dell’arte?

Autrice: Martina Colombi
Designer immagini: Valerio Ichikon

I pesci grandi mangiano i pesci piccoli

L’opera d’arte come atto politico

“Tre”

Pieter Bruegel il Vecchio, I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1556, Vienna, Graphische Sammlung Albertina

Un così vasto e bizzarro assortimento di pesci reali e fantastici è quasi impossibile da trovare in un’opera d’arte. Domina la composizione un enorme pesce, che giace abbandonato sulla riva. Dalla sua bocca e dal ventre, che un uomo sta aprendo con l’aiuto di uno spropositato coltello, esce un gran numero di pesciolini. La stessa scena si ripropone, in versione ridotta, in primo piano: su una barca un uomo estrae da un pesce appena pescato un altro pesce più piccolo, sotto lo sguardo attento di un padre e di un figlio. Intorno a loro, sono ancora i pesci i protagonisti: alati, appesi ad un albero oppure dotati di gambe, rendono la composizione curiosa e divertente.  

Ci troviamo di fronte a uno dei più noti e frequentati disegni di Pieter Bruegel il Vecchio (1525/1530-1569), intitolato I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, oggi parte della Raccolta di Grafica dell’Albertina a Vienna. L’opera, realizzata nel 1556, costituisce il primo tentativo da parte dell’artista di rappresentare antichi proverbi; ne seguiranno più di cento, per un totale di circa centoventi opere. In questo caso, la scelta è caduta su un antico detto latino, ricavato probabilmente da una raccolta di massime morali, genere all’epoca molto in voga tra gli umanisti. Il messaggio è semplice, e ha una forte connotazione politica: i sovrani vivono alle spalle dei sudditi, come i ricchi commercianti si approfittano delle categorie sociali più deboli. In poche parole: i grandi mangiano i piccoli. 

Il disegno, caratterizzato da linee lunghe e sottili tracciate a penna, è già pensato per diventare incisione: lo testimonia la grande attenzione che l’artista presta ai contrasti, alle variazioni di toni, alle trame, ai dettagli, come se volesse fornire istruzioni precise a chi si occuperà della sua trasposizione per la stampa. 

Pieter van der Heyden (da Pieter Bruegel il Vecchio), I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1557

Tra i più fedeli esecutori delle invenzioni di Bruegel ci fu Pieter van der Heyden (1525-1569): fu lui a realizzare nel 1557 una fedelissima riproduzione del disegno, a cui aggiunse un’iscrizione, in latino e fiammingo, e la firma di Hieronymus Bosch (1450-1516). Quest’ultima è probabilmente frutto dell’iniziativa dello spregiudicato stampatore Hieronymus Cock (1510 circa-1570), che per vendere più facilmente l’opera decise di ricorrere al nome di un artista più celebre, fingendo che fosse lui l’inventore della composizione.

Pieter Bruegel il Vecchio, Il pittore e il conoscitore, 1565 circa
(probabile autoritratto dell’artista)

Nonostante sia ormai considerato uno dei protagonisti del Rinascimento fiammingo, Pieter Bruegel è un personaggio ancora avvolto nel mistero: non si conoscono infatti né il luogo né la data della sua nascita. Il nome “Peeter Brueghels” compare per la prima volta nel 1551, nell’indice dei membri della Gilda di San Luca, la corporazione di artisti e artigiani di Anversa. L’iscrizione alla gilda avveniva in genere tra i ventuno e i venticinque anni, dunque è probabile che la data di nascita dell’artista sia da collocare tra il 1525 e il 1530. Alcuni studiosi ritengono che un indizio per individuare il luogo natale di Bruegel sia proprio il suo cognome, che farebbe pensare al villaggio di Breughel o a quello di Brogel, rispettivamente a nord e a sud dei Paesi Bassi. Fonte imprescindibile per la ricostruzione della vita dell’artista è la sua biografia fornita nel 1604 da Karel van Mander, il “Giorgio Vasari delle Fiandre”. Formatosi a Bruxelles nella bottega del celebre Pieter Coecke van Aelst, Bruegel riuscì a viaggiare: visitò la Francia e visse in Italia per due anni, dal 1552 al 1554. Rientrato in Olanda, vi rimase fino al 1562; l’anno successivo sposò la figlia del maestro Pieter Coecke van Aelst e si trasferì a Bruxelles, dove visse fino alla morte (1569).  

Pieter Bruegel il Vecchio, I pesci grandi mangiano i pesci piccoli, 1556
(dettaglio)

Il soggiorno italiano (Sicilia, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Lombardia) influenzò moltissimo la pittura di Bruegel: lo testimonia anche questo disegno. Se da una parte è evidente l’ispirazione alle opere di Hieronymus Bosch, pittore della follia e delle allucinazioni, dall’altra invece tutta italiana è l’adesione alla realtà. Il risultato è un simbolismo meno spettacolare, che rende più evidente e credibile la riflessione dell’artista sulla meschinità umana.  

Già nel Seicento, alle stampe ricavate da questa immagine furono conferiti riferimenti politici, e molti sono stati nel tempo i tentativi di connettere il disegno a precisi eventi storici. Ad oggi, lo stato degli studi non permette di ricostruire il pensiero politico e religioso dell’artista, le cui opere sono così eccentriche da risultare ambigue e spesso difficili da comprendere. È tuttavia molto probabile che, anche se in modo implicito, l’intenzione di Bruegel fosse quella di riflettere sulla realtà contemporanea. Buona parte della sua produzione, infatti, ha forti contenuti morali, religiosi ed economici, dimostrazione che l’artista era perfettamente cosciente di quanto stesse accadendo intorno a lui: la crescita delle città mercantili, lo strapotere dei mercanti e le conseguenti ingiustizie sociali. Eventi e trasformazioni che permeano tutta la pittura dell’artista, il quale meglio di chiunque altro è riuscito a dare voce alle tradizioni del suo popolo, ma anche alle sue profonde contraddizioni.

Autrice: Martina Colombi
Cover design: Valerio Ichikon