Talidomide: la storia, la tragedia, ed una lezione per il futuro – parte 3

La nascita della farmacovigilanza dopo il caso talidomide

La talidomide ha una struttura molto simile a quella dei barbiturici, senza condividerne gli stessi effetti collaterali. Se Marlyn Monroe avesse ingerito talidomide e non barbiturici, avrebbe potuto girare molti più film di quanti ce ne abbia lasciati. Riesce facile, quindi, immaginare il motivo per il quale questa molecola attirò sin da subito la curiosità dei dipendenti della Chemi-Grunental, azienda tedesca prima produttrice di questo farmaco.

La talidomide venne venduta con nomi commerciali diversi a seconda del paese di commercializzazione; ad esempio, nel Regno Unito fu distribuita come Distaval, in Europa Softenon, in Germania Contergan. Questa plurarità di nomi fu una delle ragioni che ostacolò l’immediato ritiro dal mercato di questo principio attivo, avvenuto nel 1961 nel Regno Unito e nel 1962 per il resto del mondo.

E’ proprio in questo periodo che nasce la moderna industria farmaceutica, ovvero quando nuovi metodi sintetici e nuovi processi di separazione e purificazione di miscele di composti hanno permesso l’ottenimento di differenti principi attivi con un’elevatissima purezza.

Tuttavia la regolamentazione e l’immissione sul mercato di questi nuovi prodotti era piuttosto facile data la mancanza di regole rigide, che è stato necessario introdurre dopo il caso Talidomide. Negli anni ’50 i regolamenti relativi alla somministrazione di farmaci sperimentali non erano così rigidi come al giorno d’oggi. Infatti, uno dei primi casi (se non il primo) di bambini nati con una malformazione da talidomide fu proprio il figlio di uno dei dipendenti della Chemi-Grunental, nato il 25 dicembre 1956 senza orecchie; il padre aveva portato dall’azienda il miracoloso farmaco contro le nausee da gravidanza della moglie.

In aggiunta a ciò, per l’approvazione di un farmaco, non erano necessari tutti i trial clinici che oggi sono obbligatori; i test venivano scelti ed eseguiti a discrezione del produttore. E’ proprio per questa serie di motivi che la talidomide ha permesso la nascita della moderna farmacovigilanza.

Volendo fare una piccola digressione ma allo stesso tempo un leggero parallelismo, da questo bisogno di regolamentare, sorvegliare e monitorare gli effetti delle sostanze chimiche e delle loro miscele immesse sul mercato che nel 2007 nasce l’ECHA (European Chemical Agency, Agenzia Europea delle sostanze Chimiche): il suo obiettivo, proprio come l’ente EMA (European Medical Agency, Agenzia Europea del Farmaco), è quello di tutelare la salute e lo stato dell’ambiente da eventuali effetti nocivi dell’uso di sostanze chimiche. A tal proposito, le varie aziende del settore devono produrre, e regolarmente aggiornare, fascicoli che raccolgono informazioni dettagliate su tali sostanze: si parte dalle composizioni strutturali, e si termina con dei test tossicologici. E credetemi quando dico che le aziende investono molte risorse in questo tipo di studi, lo vedo e lo faccio quasi tutti i giorni nella mia vita lavorativa.

Quando usiamo un qualsiasi prodotto immesso sul mercato, sia esso un farmaco, un prodotto per la detergenza o della cosmetica, possiamo quindi essere certi che il suo uso, per le finalità descritte dal produttore, è sicuro.

L’Europa vigila attentamente sulla nostra salute e sull’ambiente.

Nuovi usi per la talidomide

Dopo la scoperta dei suoi effetti dannosi, fu necessario aspettare 4 anni affinchè la talidomide venisse ritirata dal mercato, data che la sua diffusione in tutto il mondo con numerosi e diversi nomi commerciali; in Italia questo ritiro avvenne con un ulteriore ritardo rispetto agli altri paesi.

In seguito al suo ritiro, l’interesse generale verso questo farmaco si è quasi stoppata fino agli anni ’90, quando lo si è testato in diverse malattie.

Infatti è stato scoperto che solo uno dei due enantiomeri ha effetti teratogeni e mutageni, ed infatti il farmaco veniva venduto in forma di racemo, ovvero una miscela 50:50 dei due enantiomeri.

Come principio attivo, però, la talidomide non è mai stata messa nel cassetto in maniera definitiva, ma si sono cercate, fin da subito, altre patologie in cui essere utilizzata nella relativa terapia farmacologica. Nel 1964 fu utilizzata per la prima volta e con successo per il trattamento della lebbra; tuttavia l’FDA approvò la talidomide con questo scopo solo nel 1998. Nel 1979 la talidomide fu usata per il trattamento della sindrome di Behçet e nel 1988 per la malattia del trapianto contro l’ospite. Il meccanismo di azione in queste malattie autoimmuni fu chiarito solo nel 1991.

A metà degli anni ’90 fu avanzata l’ipotesi dell’attività anti-angiogenica della talidomide, ovvero si ipotizzò che la talidomide potesse impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni, inibendo di conseguenza la crescita di masse tumorali. In test clinici del 1997 fatti dall’università dell’Arkansas, ed in seguito confermati dalla Mayo Clinic., su un campione di 84 pazienti la talidomide si mostrò efficace nel 32%. Questo può sembrare in apparenza un dato di poco conto, ma così non è se si pensa che questa scoperta è stata l’unica in grado di apportare novità nel trattamento di mielomi, per esempio, in oltre 30 anni.3

Ad oggi, la talidomide viene utilizzata in totale sicurezza in patologie come la lebbra, mieloma multiplo, diversi tipi di patologie cancerose, morbo di Crohn, HIV ed altro.

Link ed approfondimenti

  • Their tools revolutionised the construction of molecules, The Royal Swedish Acedemy of Sciences, The Nobel Prize in Chemistry 2021, Popular Science Background.
  • Thalidomide-Induced Teratogenesis: History and Mechanisms, N. Vargesson, Birth Defects Research (Part C) 2015, 105, 140-156.
  • Thalidomide: A Review of Approved and Investigational Uses, S. J. Matthews, C. McCoy, Clinical Therapeutics, 2003, 25, 342-395.
  • The Thalidomide Disaster, Lessons from the Past, J. E. Ridings, Methods in Molecular Biology (book series), 2012, 947, 575-586.
  • Thalidomide: The Tragedy of Birth Defects and the Effective Treatment of Disease, J. H. Kim, A. R. Scialli, Toxicological Sciences 2011, 122, 1-6.
  • Thalidomide: Tragic Past and Promising Future, S. V. Rajkumar, Mayo Clin Proc. 2004, 79, 899-903.
  • Thalidomide-Induced Teratogenesis: History and Mechanisms, N. Vargesson, Birth Defects Research (Part C) 2015, 105, 140-156.

Autrice: Annarita Noschese
Editing: Francesco PennaNera

0 0 votes
Article Rating
Segnalami i commenti che vorrei seguire.
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x