White Rabbit

White Rabbit - #10 Note a Margine - The Jefferson Airplane

#10 Note a Margine

Il mio classico Disney preferito è senza dubbio Alice nel paese delle meraviglie. Ne conoscevo a memoria tutte le battute e lo guardavo almeno una volta al giorno.

Spesso, però, quando mi trovo a chiedere delle preferenze sui classici Disney e mi trovo ad esprimere la mia, ottengo come risposta una smorfia: questo cartone genera, in molte persone, smarrimento e forse anche un po’ di angoscia.

In fondo, si tratta di una bambina che, spinta dalla sua curiosità, si ritrova in un modo al contrario dove succedono cose non proprio normali… Insomma, una trama forse non troppo tranquillizzante per alcuni caratteri suscettibili.

L’ispirazione

Il romanzo dal quale ha tratto ispirazione la canzone di oggi per la rubrica Note a margine è Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie scritto nel 1865 da Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson). È considerato uno dei capolavori della letteratura non-sense, ed i suoi personaggi hanno esercitato una notevole influenza sulla cultura popolare, specialmente in relazione alla letteratura fantasy.

La stesura del romanzo segue una gita in barca che il suo autore fece il 4 luglio 1862 insieme al reverendo Robinson Duckworth, ed alle tre figlie di Henry Liddell (vicecancelliere dell’Università di Oxford e decano di Christ Church) Lorina, Alice e Edith.

Una delle versioni finali del romanzo fu regalata da Charles Dodgson ad Alice, ed era impreziosita da illustrazioni dello scrittore stesso.

Il libro è incentrato su molte figure retoriche, giochi di parole, proverbi e riferimenti alla cultura inglese, e per questi motivi ha sempre rappresentato un’ardua sfida per i traduttori.

La canzone

Un’opera così complessa non poteva non influenzare il mondo del cinema e della musica.
Una delle canzoni ispirate a questo romanzo è senza dubbio White Rabbit dei Jefferson Airplane.

Il brano è contenuto nel secondo album del gruppo pubblicato nel 1967, Surrealistic Pillow, ed è considerato uno dei capisaldi del rock psichedelico, inserito dalla rivista Rolling Stones  nell’elenco delle 500 migliori canzoni di sempre.

La canzone è stata scritta da Grace Slick, entrata a far parte del gruppo con questo album, ed è naturalmente influenzato dalla cultura di fine anni ’60, quando l’utilizzo di droghe come l’LSD era molto diffuso, tra le altre cose, come strumento per cercare nuovi mezzi espressivi.

Il testo

Nonostante il tema molto caldo per l’epoca, il brano è costruito in maniera magistrale; tant’è vero che non subì la censura da parte delle radio perché non comparivano riferimenti espliciti all’uso di droghe.

Il testo riprende in maniera diretta alcuni tratti ed episodi del romanzo:

One pill makes you larger,
and one pill makes you small

Una pillola ti fa diventare più grande,
e una pillola ti rimpicciolisce

Vengono citati alcuni personaggi del libro, come Alice stessa, il Bianconiglio, il Bruco e la Regina di Cuori.
Alcuni dei versi più belli sono racchiusi nel finale, ed invitano a liberare sia la mente che i sensi:

When logic and proportion
have fallen sloppy dead
And the white knight is talking backwards

And the red queen’s off with her head
Remember what the dormouse said
Feed your head, feed your head

Quando la logica e le proporzioni (delle cose)
sono cadute morte al suolo
e il cavaliere bianco sta parlando all’incontrario

e la regina di cuori ha perso la sua testa
ricorda quello che aveva detto il ghiro:
alimenta la tua mente, alimenta la tua mente

Lo scontro tra due mondi, tra due generazioni opposte tra di loro viene ripreso dai versi the ones that mother gives you, don’t do anything at all (quelle –le pillole- che ti dà tua madre, non servono a nulla): si rinnega apertamente il passato, con tutto il suo bagaglio culturale.

La canzone divenne una vera e propria bandiera per i giovani dell’epoca, legati in maniera salda all’idea di pace, amore e psichedelia. Nonostante la canzone non sia uno dei più grandi capolavori della musica internazionale, lo è diventato proprio perché ha saputo incarnare e racchiudere in due minuti e mezzo lo spirito dell’epoca.

Infatti, una seconda e diversa interpretazione del testo attribuisce a White Rabbit il ruolo di canzone contro la guerra: non dobbiamo dimenticare che in quegli anni la guerra del Vietnam (1955-1975) era nel suo pieno svolgimento. Allora i versi chasing rabbits (inseguire i conigli) e hookah-smoking caterpillar (bruco fumatore di narghilè) possono essere associati a coloro che partirono per il Vietnam per inseguire i Vietcong e a coloro che invece hanno disertato.

Ed ancora il verso the men in the chessboard get up and tell you where to go (gli uomini sulla scacchiera si alzano e ti dicono dove andare) può essere riferito all’apparato militare che impartisce ordini ai soldati semplici.

Alla luce di tutto ciò, White Rabbit può essere vista come un invito alla società americana, ed io aggiungerei mondiale, a non restare inerme ed assopita di fronte a certe tematiche, di fronte a certe notizie, e a risvegliare la propria mente, alimentandola costantemente (feed your head).

Ecco perché l’FBI ha inserito questa canzone in un elenco di canzoni sovversive.
Ecco perché questa canzone è diventata il simbolo di una generazione.

La musica

L’autrice ha apertamente dichiarato di essersi ispirata allo stile del bolero (danza spagnola risalente al XVIII secolo); per chi fosse a digiuno di stili musicali di stampo classico, un celebre esempio di bolero è quello composto da Maurice Ravel nel 1928.

Come la stessa Grace Slick ha dichiarato, una forte influenza sulla composizione della musica di questo brano è dell’album Sketches of Spain di Miles Davis & Gil Evans: l’ispirazione spagnoleggiante, infatti, è molto chiara, soprattutto all’inizio del brano.

L’atmosfera militaresca viene ripresa dal ritmo incalzante, preciso, a tratti angosciante, a carico dei rullanti. Il giro di basso, molto sensuale e sempre presente durante tutto il brano, contribuisce ad accrescere il senso di angoscia e di smarrimento.

Sebbene la melodia non presenti complessità vocali, per una sua piena interpretazione è necessaria una voce grave, intensa, profonda, proprio come quella di Grace Slick; le doti interpretative, la precisione vocale, in questo caso, contano molto più delle capacità vocali, di fare gorgheggi, di essere un soprano con un’elevata estensione vocale.

La canzone si sviluppa su una tonalità minore, andando in maggiore soltanto nel ritornello, ma soprattutto in corrispondenza del verso finale Feed your head, che rappresenta l’amplesso di un rapporto sessuale, dove viene liberata la tensione che cresce per tutta la durata del brano.

L’ascolto

Una delle migliori versioni live è, naturalmente, quella eseguita all’interno del festival di Woodstock del 1969.

Sebbene ne siano state realizzate diverse cover, non ce ne sono molte che sono all’altezza di Grace Slick; forse solo una, quella di Loreen, cantante svedese di origini berbere, che vi proponiamo in una sua versione live. Prima di cantare, però, Loreen dice delle cose che condivido e che vi ripropongo qui:

Questa non è una mia canzone, ma ognivolta che la canto mi sento potente, e spero che anche voi vi sentiate potenti.

L’epilogo

White Rabbit è una canzone di una generazione, con una forza intrinseca immensa ed esplosiva, ancora oggi attualissima per il suo invito ad inseguire la pace e non le armi, a liberarsi delle sovrastrutture mentali imposte dalla società per alimentare, davvero e fino in fondo, la nostra mente, in modo da capire dov’è il giusto e lo sbagliato, in modo da capire chi è buono o cattivo.

In caso di difficoltà, Go ask Alice / Chiedete ad Alice.

Buon Ascolto!

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Autrice: Annarita N.
Cover design: Valerio Ichikon

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