Peter Gabriel. Us

ITMF - Peter Gabriel Us

In The Mood For

Uno degli album più famosi e ascoltati di Peter Gabriel è probabilmente So. Lo scopo dello scrivente è quello di dare valore a uno dei lavori successivi dell’artista, il sesto uscito nel lontano 1992. Us è un album intimo e rappresenta quello che per Gabriel è la metafora delle relazioni tra le persone, tra lui e le donne, tra lui e il sesso opposto.

Il progetto musicale viene messo su in un momento molto delicato della sua vita: sta per divorziare e affronta un difficile momento con sua figlia.

Gli anni ’90 sono rappresentati dall’affermarsi del grunge che rivoluziona gli orpelli degli anni ’80 eliminando effetti, sintetizzatori e tastiere e affermando il ruolo politico dell’artista contro l’establishment al potere in quegli anni.

Quello che Peter Gabriel costruisce in quest’album è un qualcosa di diverso, senza eccessi, ma molto elaborato.

Se nella scena grunge l’essenzialità di chitarra, basso e batteria riducono al minimo, distorcono e rendono tutto meno piacevole all’orecchio (solo per chi non è capace di capirne il messaggio), il progetto musicale di Peter Gabriel e del coproduttore Daniel Lanois è un’armonia indissolubile di suoni.

Peter Gabriel è alle prese con innumerevoli strumenti musicali; oltre alla voce: percussioni, valiha, corni, flauto messicano, triangolo. Le collaborazioni con strumentisti di vario genere sono fondamentali: suonatori di sabar, dobro, duduk, cornamusa, tabla, sassofoni, archi, ottoni. In poche parole un’orchestra da tutto il mondo.

Tra le tracce che più suggestionano c’è “Washing of the Water”, dove “l’acqua è metafora della purificazione e al contempo un percorso di allontanamento” (Luca Damiani).

Solo una traduzione del testo può rendere l’idea dello struggimento e del momento difficile dell’autore e lo riproponiamo qui sotto con il video della canzone.

Fiume, continua a portarmi
al posto dal quale vengo.
Così profondo, così grande, mi porteresti sulla tua schiena a fare una cavalcata?
Se dovessi cadere, mi inghiottiresti giù nel profondo?
Fiume, mostrami come galleggiare, mi sento come se stessi affondando. Pensavo che me la sarei cavata
ma qui in quest’acqua, i miei piedi non toccano il fondo.
Ho bisogno di qualcosa per voltarmi indietro.
Andando via verso il mare,
fiume profondo puoi prendermi e portarmi (con te),
scivola verso il centro della terra
fino a quando il sole non lascia il cielo.
Fiume, portami in alto
fino a quando il trasportarmi dell’acqua non farà andare tutto bene. Lascia che le tue acque mi raggiungano come lei mi ha raggiunto stanotte.
Lasciare andare è così difficile. Come mi sta facendo male ora
lasciare questo amore.
E’ così arduo restare con questa cosa
perché accompagnandolo affronto ciò che ho negato.
Estraggo da me quegli uncini ed estraggo quelli che ho affondato nel tuo fianco.
Uccido quella paura di vuoto, di solitudine che nascondo.
Fiume che scorre profondo
portami qualcosa che porti lontano questo dolore.

Nell’ottobre 1990 Peter Gabriel incontra Sinéad O’Connor all’Amnesty International Human Rights Benefit Concert a Santiago del Cile e la convince a collaborare al suo utlimo progetto e quello che ne esce fuori, oltre al primo brano “Come talk to me” dedicato alla figlia adolescente è “Blood of Eden” con riferimenti biblici e al legame indissolubile tra uomo e donna.

Come tutti gli album precedenti è impossibile non notare il lavoro enorme che c’è nel concepirlo e realizzarlo. Oltre all’aspetto musicale è importante considerare il lavoro all’avanguardia per il tipo di pubblicazione. Insieme all’album venne prodotto anche un CD-Rom interattivo intitolato Xplora 1 e all’interno del booklet vi erano dieci opere commissionate da Peter Gabriel ad artisti che hanno rappresentato ognuno un brano di “Us”.

Ascoltarlo sarà per chi non ha mai avuto modo di sentirlo come “scavare nello sporco” e nell’intimo dell’artista. Un’opera singolare, accurata nei minimi dettagli, corale e allo stesso tempo intima e fragile. Come ognuno di noi almeno una volta nella vita.

Autore: Francesco PennaNera
Copy Editor: Annarita Noschese

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