LISERGICA – La nipote di Dante. Bice degli Aldighieri

Maria Teresa Nodari – La nipote di Dante. Bice degli Aldighieri
Casa editrice: Haiku
Anno pubblicazione: 2021
Genere: romanzo storico

Nel corso di quest’anno 2021, ricorre un’importante data, ovvero gli 800 anni dalla morte di Dante Alighieri. La pubblicazione da parte di case editrici di un libro su questo pilastro della cultura italiana e la lettura da parte dei lettori di questi ultimi è al tempo stesso una strategia di marketing ed un modo per celebrare il Sommo Poeta.

Una volta abbandonato questo velo di malizia e ci si immerge in questa lettura, si scopre un bellissimo libro, che definire storico sarebbe un po’ riduttivo.

L’autrice, Maria Teresa Nodari, non è una scrittrice di professione, in effetti questo è il suo primo romanzo. Poche sono le notizie che si riescono a reperire sul suo conto: classe 1935, ha trascorso la sua vita lavorativa nel sociale, ed infatti è stata assistente sociale, ha partecipato a progetti di alfabetizzazione in Brasile, e successivamente ha operato come volontaria nelle Botteghe del Commercio Equo e Solidale. La stesura di questo romanzo sembrerebbe quasi un’incidente di percorso, se non fossero chiare e scritte nero su bianco le intenzioni dell’autrice prima del racconto delle vicende che hanno intrecciato la vita di Dante con quella di sua nipote: dare unità a degli appunti e a delle ricerche che il padre dell’autrice, di professione bibliotecario, ha svolto come hobby. Da una passione personale, da un divertissment, noi tutti abbiamo ricevuto una bella storia.

E allora, di cosa si parla in questo libro? Di Dante e di sua nipote, naturalmente. Ma in che modo, con quali tempi le loro vite si intrecciano e iniziano a svolgersi fianco a fianco?

Innanzitutto, i luoghi: Verona, con la sua famiglia Scaligeri, ed il lago di Garda, con le città di Sirmione e Peschiera del Garda. I tempi: gli anni a cavallo tra il 1200 ed il 1300. Bice Beatrice degli Aldighieri perde in giovane età i genitori; sebbene le sia rimasta solo una sorella che diventerà presto suora, non ha punti di riferimento nel futuro ed il suo destino sembra essere abbastanza incerto. Figlia di un dissidente politico, senza dote, possedimenti, senza una buona reputazione familiare: chi si prenderà cura di lei? Arriverà allora il Sommo Poeta, che l’aiuterà a ricostruire il suo futuro e pezzo per pezzo anche il suo passato.

La storia può essere divisa in tre parti: la storia della famiglia Aldighieri e di Bice, l’incontro di Dante con Verona e la famiglia veronese, la vita di entrambi dopo l’incontro e come Dante si sia preso cura e sia stato determinante nella vita di Bice.

In questa tripartizione emerge chiaramente anche una differenza di ambientazioni. Nella prima parte è molto forte il contatto dei personaggi con la Natura, che può essere vista come un ulteriore protagonista. Le vie, l’immagine del Lago di Garda, il Benaco, fa da giusta ambientazione ad una vita semplice, lenta, genuina, dove gli affetti familiari costituiscono il fulcro della quotidianità. La maternità viene descritta come una vocazione così forte che ti permette di dare amore anche a chi non ha il tuo stesso sangue.

Chi passa e non sosta, allorquando si dilegua la veduta del lago, transita con nell’animo il rimpianto delle cose perdute.”

La sezione veronese è più rivolta alla civis, alla descrizione della vita politica e del suo dietro le quinte, dell’impegno per costruire una città migliore a misura di uomo.

Purtroppo, per quanto un uomo politico faccia, mai riesce a soddisfare tutto.”

Il canovaccio della storia è sicuramente veritiero, ma leggere questo romanzo con l’ottica di conoscere dei puri avvenimenti storici realmente accaduti sarebbe un errore, perché ci si precluderebbe la dimensione della storia in quanto racconto.

Le mie personali reminiscenze scolastiche hanno impresso nella mia memoria un Dante fortemente austero (colpa dei professori?), concentrato sui suoi scritti, mentre questo romanzo ci restituisce l’immagine di un Dante fortemente pragmatico, immerso nella società del suo tempo, con un animo fortemente votato alla carità.

La famiglia di Dante viene quasi casualmente citata, nelle persone dei suoi figli, ma soprattutto di sua moglie. E’ noto a tutti che Gemma Donati e Dante Alighieri non si sono scelti, ma le loro famiglie hanno deciso di unirli per la vita con un matrimonio combinato. La Donati emerge come figura solo al termine della storia, ed in questo è possibile cogliere un’analogia, ma allo stesso tempo anche come un’opposizione con l’ultimo canto del Paradiso de La Divina Commedia: la donna deve essere invocata, la donna deve essere un essere etereo al di sopra di tutto e tutti, cosa che forse non è stata Gemma per Dante.

Spesso lo stile di scrittura è asciutto, le frasi corte, asciutte, semplici nella loro costruzione, cosa che può richiamare uno stile reportistico. 

Il linguaggio è antico ed aulico, ma non pesante: infatti la lettura scorre molto piacevolmente, e non si vede l’ora di riprendere il libro in mano per camminare a fianco dei personaggi e scoprire cosa sceglieranno di fare, come finirà la loro storia.

Quindi…

Perchè leggere “La nipote di Dante. Bice degli Aldighieri”? Perché è un romanzo che svela in maniera caleidoscopica storie indipendenti, ma intrecciate tra di loro, perché è un libro che sia per storia e che per linguaggio ti fa venire voglia di leggerlo una seconda volta.

TRAMA: ֍֍֍֍
SCRITTURA: ֍֍֍֍
TEMATICHE: ֍֍֍

VOTO FINALE: 3.7/5

Autrice: Annarita Noschese

LISERGICA – I poeti hanno volti deformi

LISERGICA - I poeti hanno volti deformi di Matteo Mingoli

Matteo Mingoli – I poeti hanno volti deformi
Casa editrice: Haiku,
Anno di pubblicazione: 2017
Genere: poesia

Pubblicare un libro di poesia è oggi – come sottolineato da Flavio Carlini nell’introduzione al volume – un atto di grande coraggio, fuori da qualsiasi logica editoriale. Eppure, fare poesia oggi non significa essere fuori dal tempo: lo dimostra Matteo Mingoli con la sua raccolta I poeti hanno volti deformi, edita da Haiku nel 2017. I suoi versi non sono concilianti, anzi: svelano una realtà faticosa, addolorata, complessa. Allo stesso tempo, però, sono luce: il poeta è colui che – citando Calvino – sa “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Il poeta riesce a dare ordine al caos e al disordine; ha un volto deforme perché spesso appare, a chi lo legge o lo ascolta, fuori dal comune… Ma è portatore di verità. La poesia, dunque, è necessaria ancora più di prima, perché è strada per giungere alla bellezza.

Particolarmente efficace è lo stile di Mingoli, equilibrato e preciso ma allo stesso tempo semplice e comunicativo. La sua è una poesia che riesce davvero a parlare a tutti, senza essere oscura o ambigua. È una poesia sincera, per contenuti e linguaggio. Anche la scelta del lessico, puntuale senza essere ricercato, contribuisce al raggiungimento di questo obiettivo.

Immagini ricorrenti delle poesie della raccolta sono il dolore, lo straniamento, l’oscurità, da cui faticosamente chi scrive cerca di liberarsi o in cui individua una strada da percorrere. Ma anche l’amore, lo sforzo vitale e la capacità di resistere e cercare la luce.

Autrice: Martina Colombi
Editing: Annarita Noschese
Copy editing: Francesco PennaNera