#13.3 Note a Margine – Non al denaro non all’amore né al cielo

Se ti sei perso la seconda parte ecco dove puoi trovarla #13.2 Note a Margine – Fabrizio De André e la sua opera


L’album Non al denaro non all’amore né al cielo fu pubblicato nel 1971 per l’etichetta Produttori Associati; gli arrangiamenti furono firmati da Nicola Piovani, e molti dei musicisti che parteciparono alla registrazione dell’album facevano parte dell’orchestra di Ennio Morricone.

Questo lavoro di De André contiene al suo interno molti elementi della chanson francese, ovvero storie “piccole”, chitarra al centro della musica, voce profonda che più che cantare, racconta cantando. Ciò rispecchia il processo creativo che ha portato il cantautore genovese a comporre le sue canzoni, ovvero da un testo, da una storia, nasce la musica, quindi la canzone. Questo conferma che la storia cantata e la parola sono al centro di tutto. Ogni parola viene quindi ricercata attentamente, in questo caso per permettere ai morti di raccontare con dignità la loro storia; ogni strofa non è lasciata al caso, ma progettata con attenzione e cura.[1]

Il processo che ha dato vita alla stesura dell’album parte da lontano, cioè da epitaffi scritti su tombe di marmo, che vengono trasformate prima in poesia, poi tradotte in italiano, ed infine musicate, anche se questo termine minimizza il lavoro fatto da De André sia a livello di parola che di musica. Si tratta di un percorso che si stringe e poi si amplia ancora: in primis perché E. L. Masters condensa intere vite vissute in poche parole o frasi, e poi l’ampliamento è ottenuto con l’aggiunta di una terza dimensione, quella musicale.[2]

A livello sonoro, uno dei riferimenti di quest’album può essere rintracciato sicuramente nell’opera di Bob Dylan, ovvero nella folk music, dove si descrivono in maniera concreta la vita e la morte di quelle persone la cui vita e morte è nascosta dietro una lastra di marmo.[3]

La forza e l’universalità del lavoro di E. L. Masters prima e di De Andrè dopo, sta nella descrizione di personaggi universali e senza tempo, e che per questa ragione ben si adattano a raccontare le crescenti contraddizioni nella società italiana del boom economico che seguì la Seconda Guerra Mondiale; infatti, l’album di De André fu pubblicato nel 1971, ed il contesto sociale era quello di lotte operaie che si contrapponevano ad una borghesizzazione generale della società, di lotte studentesche e della mancata risoluzione dei problemi da loro sollevati, di crescite demografiche ed industriali che facevano nascere ed emergere nuovi disequilibri sociali, con un accentuarsi della dimensione individualistica della società industrializzata e capitalista.

E’ chiaro, quindi, un intento di denuncia; tuttavia, De André non si schierò mai apertamente per una parte o per l’altra, ma è possibile comprendere il suo pensiero espresso in maniera chiara nella sua opera: il ridare dignità agli ultimi attraverso la narrazione della loro storia.

Delle iniziali 244 poesie, De Andrè fu costretto per forza di cose a farne una rigidissima selezione. Il brano che apre l’album è “La collina”, e funge da introduzione al luogo ed al mondo dei defunti ai quali verrà data voce nelle successive otto canzoni. E’ possibile rintracciare due macrogruppi tematici all’interno di questi otto brani: infatti, i primi quattro sono incentrati sulla tematica dell’invidia, mentre le restanti quattro hanno come fil rouge la scienza. Come una vera e propria matrioska, all’interno di questi macrogruppi è possibile fare un ulteriore raggruppamento: infatti, dopo 3 personaggi negativi ne viene presentato uno positivo, perché ogni personaggio positivo redime gli altri.[4]

Ogni personaggio racconta da sé la propria storia, richiamando alla memoria i personaggi della Divina Commedia di Dante.[5]

Al contrario dell’opera di E. L. Masters, in quella di De André ogni personaggio non viene presentato con il proprio nome e cognome, ma con la propria professione preceduta da un articolo indeterminativo: un espediente narrativo che serve ad avvicinare all’ascoltatore alla storia, che viene così svincolata dall’individualità del singolo personaggio, rendendola universale ed eterna.

Per tutto l’album, l’ascoltatore viene velatamente invitato a scrollarsi di dosso ogni regola, ogni sovrastruttura mentale, ogni schema, ogni possibilità di pregiudizio, per essere liberi di vedere le cose per quello che sono.

Per tutto l’album, si possono chiaramente ascoltare echi di Ennio Morricone, si può chiaramente ascoltare una colonna sonora di un bellissimo spettacolo teatrale dove ogni morto parla di sé stesso chiedendo soltanto dignità.


[1] F. Ivaldi, ATEM, 1, 2019. https://atem-journal.com/ojs2/index.php/ATeM/article/view/2019_1.05

[2] M. Leone, The Diaphanous Translation: Fabrizio De André sings Edgar Lee Masters, 2019 (https://iris.unito.it/handle/2318/1725870?mode=full.2376#.X98rRhZ7lPY)

[3] M. Leone, The Diaphanous Translation: Fabrizio De André sings Edgar Lee Masters, 2019 (https://iris.unito.it/handle/2318/1725870?mode=full.2376#.X98rRhZ7lPY)

[4] M. Mugnai, California Italian Studies, 6(2), 2016.

[5] M. Mugnai, California Italian Studies, 6(2), 2016.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Ivo Guderzo

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Wuthering Heights

11. Note a Margine - Wuthering Heights. Kate Bush

#11 Note a Margine

L’ispirazione

Una storia d’amore, questa volta, di passione e di classi sociali in contrapposizione. Di ricco contro povero, di rozzo contro educato. Stiamo parlando, insomma, di Cime Tempestose di Emily Brönte.

Questo romanzo è stato pubblicato sotto lo pseudonimo di Ellis Bell nel 1847, solo un anno prima della morte dell’autrice, avvenuta a trent’anni a causa di una salute cagionevole e della tubercolosi. Cime Tempestose rappresenta a pieno il romanzo vittoriano e vale la pena leggerlo almeno una volta.

La canzone, l’artista

Dal punto di vista musicale, uno degli artisti legati a questo romanzo è senza dubbio la cantante inglese Kate Bush: il suo album di debuttò del 1978, infatti, contiene la canzone che l’ha resa celebre, cioè Wuthering Heights. Il mio primo ricordo di questa canzone è legato, ahimè, ad una pubblicità di una nota marca di gelati.

Ecco qualcuno che non ha paura di leggere, qualcuno che non ha paura degli scrittori e che non ha paura di trasporli… di fare da intermediario, di essere una porta tra il mondo dei libri e il mondo del rock.

The Kate Bush Story, BBC Documentary

La rete di stato britannica BBC ha realizzato un interessante documentario sulla figura di questa eclettica artista, del quale consigliamo la visione:

Kate Bush al debutto ha solo 20 anni, e di canzoni ne ha scritte già un centinaio. Da giovanissima studia sia danza che mimo e pianoforte, tutte espressioni artistiche che emergeranno a pieno nella sua carriera da cantante.

Kate deve il suo ingresso nel mondo discografico grazie a David Gilmour (voce e chitarra dei Pink Floyd), nonché alla sua particolare voce da soprano, che riesce a coprire un’estensione di tre ottave.

Oltre a Wuthering Heights, altri successi della cantante inglese sono Babooshka, Running up that hill (ripresa nel 2003 dai Placebo) e Don’t give up, in duo con Peter Gabriel.

Il testo

Il testo è una lunga confessione, o meglio una lunga richiesta di essere amata fatta da Catherine, protagonista del romanzo, a Heathcliff, suo fratello adottivo, apparentemente lontano da lei anni luce per classe sociale, comportamento, educazione e carattere. I due s’innamoreranno, vivranno un amore breve ma intenso.

Heathcliff, it’s me, I’m Cathy
I’ve come home, I’m so cold!
Let me in through your window
.

Heathcliff, sono io, Cathy
Sono venuta a casa, ho tanto freddo!
Fammi entrare, sono alla finestra.

Il testo riprende a pieno le atmosfere del romanzo, a partire dall’atmosfera selvaggia delle brughiere inglesi al carattere impetuoso di Heathcliff; ad esempio, si fa esplicito riferimento al rapporto amore/odio tra i due protagonisti (I hated you, I loved you tooTi ho odiato, ma ti ho anche amato), nonché al destino di Catherine (Bad dreams in the night they told me I was going to lose the fight – Dei cattivi sogni mi hanno detto che perderò la battaglia)

Sembra che le parole delle canzone siano state scritte dalla Brönte stessa, ma in realtà l’unica autrice è Kate Bush che, diciottenne, viene ispirata dalla mini serie della BBC del 1967, tratta dal romanzo stesso.

La melodia accompagna passo passo il testo, diventando più cupa e chiusa in alcuni tratti, ed aprendosi con una melodia di ampio respiro durante il ritornello.

Il singolo, pubblicato nel gennaio 1978, raggiunge la prima posizione in Gran Bretagna l’11 marzo dello stesso anno, conquistando un primato, ovvero quello di primo singolo scritto ed interpretato da una donna a raggiungere le vette della top-ten.

L’ascolto

Il video ufficiale, anzi si tratta di due video ufficiali, meritano entrambi di essere visti almeno una volta: emergono chiaramente le atmosfere a tratti spettrali del romanzo prima, della canzone poi, nonché gli studi di danza e mimo fatti durante l’infanzia da Kate.

Numerosi artisti hanno realizzato una cover di questa canzone. Ad esempio, Mia Martini ne ha creata una versione con testo italiano che ha suscitato, però, alcune perplessità, perché sembra che la traduzione sia stata fatta con un traduttore automatico.

Una tra le reinterpretazioni più riuscite è quella degli Angra, gruppo metal Brasiliano.

Vi segnaliamo anche questa simpatica versione swing della The Ukulele Orchestra of Great Britain: senza dubbio diversa dall’originale, ma proprio per questo degna di nota, perché ne è stata fatta una lettura nuova, ritmata, spensierata, allegra, ma senza snaturare o ridicolizzare il tutto.

Buon ascolto!

Autrice: Annarita N.
Cover design: Valerio Ichikon Salzano