#13.2 Note a Margine – Non al denaro non all’amore né al cielo

Se ti sei perso la prima parte ecco dove puoi trovarla #13.1 Note a Margine – Masters e la letteratura Americana in Italia

Fabrizio De André e la sua opera: una breve (brevissima) introduzione

L’album di Fabrizio De André, collegato all’Antologia di Masters, è Non al denaro, non  all’amore, né al cielo, e rappresenta, rispetto all’opera del poeta americano, una trasposizione e non un’adattamento.[1]

De André è stato uno degli autori più contestati del panorama culturale per tematiche scelte; ad esempio, il suo brano “Si chiamava Gesù” venne censurato dalla RAI. Proprio per la sua poetica, per i personaggi che descrive, per i luoghi dove si svolgono le vicende da lui cantate o declamate, è stato paragonato da molti a Pier Paolo Pasolini.[2]

La vicinanza più evidente tra Pasolini e De André sta nei luoghi in cui cercare il riscatto: i bassifondi di quelle città non contaminate dal falso perbenismo borghese e dalla civiltà dei consumi

(Paolo Talanca, Il Fatto Quotidiano, 2 novembre 2015)

Curt Sachs, etnomusicologo tedesco, ha affermato che le canzoni di De André non sono patogeniche, nate cioè, dall’emozione, ma piuttosto logogeniche. Da tutta l’opera di De André emerge chiaramente la consapevolezza dell’uso della parola, scelta con cura per aderire completamente alle finalità espressive.

Tutto ciò si pone in forte contrasto con la struttura e la melodia della tipica canzone italiana nata e diffusasi al termine degli anni 50, e caratterizzata da una certa patogenicità piuttosto che dalla logogenicità.[3]

Le canzoni di De André scuotono le coscienze (o almeno dovrebbero) e conducono ad una riflessione generale sull’isolamento di alcuni personaggi che vivono ai margini della società.[4]

“(…il presepio sociale dipinto nell’opera di De Andrè descrive un mondo…) laico e disincantato, abitato da prostitute, da suicidi, da ladri e da tutti coloro i quali, per costrizione o vocazione, si trovavano a vivere ai margini del quieto modus vivendi dei pensanti. Un mondo di vittime, “colpevoli” per lo sguardo scandalizzato della borghesia […] che non può essere riscattato né dalla Chiesa né dallo Stato, ma solo dal romanticismo degli eretici, appunto: i soli che sanno riconoscere storia e dignità.”

(Bigoni e Giuffrida (a cura di), Fabrizio De André, 24.)

[1] M. Leone, The Diaphanous Translation: Fabrizio De André sings Edgar Lee Masters, 2019 (https://iris.unito.it/handle/2318/1725870?mode=full.2376#.X98rRhZ7lPY)

[2] M. Mugnai, California Italian Studies, 6(2), 2016.

[3] F. Ivaldi, ATEM, 1, 2019. https://atem-journal.com/ojs2/index.php/ATeM/article/view/2019_1.05

[4] M. Mugnai, California Italian Studies, 6(2), 2016.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Ivo Guderzo

<<< La terza parte di Note a Margine disponibile venerdì 7 maggio >>>

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