Cronache di Vaffambaffola – Capitolo 13.1

Il Regno del Gioco – Parte I

Prima: Il nome del Barone

Dalla Pidaarica Historia

Il gentiluomo noto come Barone della Lupa era uno dei più fidati consiglieri di re Pidaar il Diffidente

Il suo nome era Neralbo. 
Subito dopo la sua ascesa al trono, il re gli diede l’incarico di produrre, conservare e trasmettere la cultura del Regno alle nuove generazioni e presso tutte le genti del Continente.

E lo fece su due piedi, d’istinto, sulla base del possesso, da parte di Neralbo, di un paio di visori a vetro gonfio, senza i quali il gentiluomo non avrebbe distinto un tavolo di legno da un bufalo. 

“Sei uomo oculato e minuzioso”, gli disse.

Neralbo era originario delle terre della Lupa, che niente ha a che fare con i cani selvatici ululanti.
La lupa, come molte contadine e fattori sanno bene, è quella splendida pianta, ricca di infiorescenze multicolori che cresce tra fave e fagiolini, il cui unico torto è quello di nutrirsi a loro discapito, provocandone la carestia

Ebbene nelle Terre della Lupa, di lupa ce n’era a perdita d’occhio.
Così tanta che i suoi abitanti, dopo stagioni e stagioni di estirpazioni ossessive, decisero di piegare sé stessi alla voracità delle infestanti. 

Presero a coltivare le piante a baccello apposta per nutrire le loro parassite, con le quali, scoprirono, si poteva cucinare un ottimo bollito

La regione che oggi conosciamo come Contea della Lupa, divenne una florida produttrice di lupa alimentare, rinomata anche nella città-stato di Usma e ben oltre lo Stretto

E’ risaputo che il nome di qualcuno o qualcosa, il più delle volte, non è stabilito da quel qualcuno o qualcosa in prima persona (o in prima cosa), ma da altri qualcuno (raramente altri qualcosa) che si prendono la libertà di decidere per loro. 

Motivo per cui ci ritroviamo il faggio che si chiama ‘faggio’, lo scendiletto che viene definito ‘scendiletto’ o Neralbo della Lupa, che viene chiamato ‘il Barone’. 

Appellativo, quest’ultimo, supplementare e accessorio, definito anch’esso da una volontà esterna. Un titolo, o una qualità, che si aggiunge a quella già esistente. 

Eppure, quella successione di segni e suoni, decisa a tavolino o quasi da estranei petulanti quando ancora non riusciamo a distinguere i colori, finisce per condizionare la nostra condotta o la stessa presenza in questo mondo. 

O negli altri, non fa differenza.

La bisnonna Orobanca

La famiglia di Neralbo, come quasi tutte in quella terra, viveva della coltivazione della lupa.
Divenne celebre e rispettata quando la bisnonna Orobanca, di fronte alla carestia causata dall’erba infestante, ebbe l’intuizione di provare a mangiarla

Re Pidaar, venuto a conoscenza dei fatti, lo nominò Barone della Contea (non sappiamo ancora perché non Conte) e questi, come suo primo incarico, predispose la costruzione di una tenuta a disposizione delle famiglie coltivatrici della regione. 

Ma questo cosa c’entra con la cultura? Si domanderà la lettrice attenta. Semmai si parla piuttosto di coltura.

La cultura c’entra eccome, a dire il vero, perché un giorno, nelle terre della Contea arrivarono a i saltimbanchi e a Vaffambaffola niente fu come prima

Arrivano i saltimbanchi. 

Dai tempi della sua fondazione, il piccolo villaggio di Vaffambaffola non si trovava su nessun itinerario importante a livello commerciale, rituale o semplicemente casuale.

A parte le mulattiere che portavano dai campi al borgo, si può dire che fosse un’isola circondata di terra, dove niente entrava e nulla usciva. 

Dal momento in cui fu proclamato il Pidaarico Regno, tuttavia, la notizia si diffuse in fretta sul continente e oltre lo stretto. A poche settimane dall’investitura di re Pidaar l’Eletto (anche se nessuno l’aveva eletto) giunsero alle porte del villaggio le più disparate carovane.

E, poiché Vaffambaffola di mura o di porte non ne aveva affatto, diffusero con facilità nel giovane regno merci, saperi, unguenti inutili e, su tutto, le loro arti

Una compagnia di acrobati, danzatrici, giocolieri, attrici in maschera, illusionisti, poetesse, domatori di istrici e scimmie pensatrici, in particolare, si accampò nei vasti prati di erba lupa della Contea, con grande meraviglia degli abitanti.

I quali, d’altronde, chiarirono subito che, se avessero distrutto le coltivazioni di Orobanca, come era stata ribattezzata l’erba in onore della bisnonna, li avrebbero invitati ad andar via accompagnandoli con zappe e badili. 

Gli artisti non toccarono l’erba lupa se non per mangiarne e quasi mai lo fecero direttamente: ne ricevevano, di fatto, in grande quantità da massai e contadine, preparata in decine di varianti diverse, in cambio dei loro spettacoli. 

La masnada fece in quel luogo la sosta più lunga che gli fosse capitata da quando saltavano sui banchi nei mercati e nelle fiere di paese. 

Il Regno del Gioco

Da tutto il regno arrivavano ogni giorno, dopo i lavori quotidiani o spesso senza averli nemmeno finiti, decine di persone ad assistere agli spettacoli o agli allenamenti, intrattenere conversazioni o fare proposte di matrimonio. 

Più di uno, tra i saltimbanchi, accarezzò il pensiero di abbandonare la vita nomade e stabilirsi nel regno.
Ma erano figli e figlie del vento: ovunque si posassero per un po’, le loro radici non potevano crescere abbastanza e sentivano il bisogno di seminarsi altrove per riprovare la stessa sensazione di germoglio

Tuttavia, per qualcuno di loro, il pensiero divenne intenzione, e da intenzione si trasformò in azione, segno che non si trattava di un pensiero pigro

Fu così che Andreina del Sabello, abile rimatrice all’improvviso di oltre-stretto e superba attrice, trovò dimora a Vaffambaffola e prese a insegnare le arti poetiche a chi ne facesse richiesta o volesse solo godere della sua avvenente presenza.  

L’altro a restare fu N’Dò, una scimmia pensatrice a cui re Pidaar si affezionò a prima vista per la sua grande abilità a non fare nulla in particolare e a lanciare urli lancinanti nei momenti meno opportuni.

Il re la trovava divertente, e d’altra parte il primate trovò piacevole la compagnia del sovrano, tanto da rendere difficile, a volte, capire chi avesse adottato chi. 

Gli altri e le altre partirono, non a malincuore, dopo due mesi di spettacoli e gozzoviglie, con la ferma intenzione di ritornare l’anno successivo, o magari prima del tramonto

Da quella stagione, non passò giorno senza che nel regno fossero presenti saltimbanchi, artiste e poeti

Vaffambaffola venne conosciuta come ‘il Regno del Gioco’, e non solo perché, in sostanza, nacque come regno-per-gioco.

Ora, in ogni viale e ad ogni crocicchio c’era qualcuno che intratteneva i passanti o accompagnava il loro passare con della musica e declamazioni, in cambio di cibo, inchiostro, monete straniere o sorrisi

Gli autoctoni sapevano bene che dietro ogni spettacolo, burla o lazzo c’era tanto duro lavoro e si erano talmente abituati a vedere spettacoli in strada e sui banchi, da diventare fini intenditrici e spesso pungenti critici.

Fatto che spingeva gli artisti ad affinare sempre di più le proprie abilità, per evitare di cadere nel banale, nel già visto o, peggio, negli improperi dei Vaffambaffolesi […] 

[DE PIDAARICA HISTORIA – LIBRO TERZO – Della Lupa e le sue terre, framm.]

<<< continua a leggere e passa al capitolo 13.2 >>>

La Gilda delle Mercantesse – Parte 3 di 4

La carta animata.

sma era una città animata e coinvolgente.
La Gilda decise di stabilirsi per qualche mese in un accampamento fuori le mura, mentre Tenakari e le sue figlie presero in affitto una piccola bottega non lontana da quella del cartaio dove poter svolgere insieme a lui esperimenti sulla cellulosa speciale.
Nella Gilda, tuttavia, serpeggiava il malcontento. Più di una mercantessa sospettava che Tenakari stesse facendo affari in privato tralasciando gli interessi del gruppo, ma ancora nessuna aveva azzardato ad accusarla pubblicamente per via dell’antico rispetto che provavano nei suoi confronti.
Ma fare affari da sole costituiva una grave violazione dei principi della Gilda, gli stessi principi che la mercantessa fondatrice aveva contribuito a stabilire perché nessuna prevalesse sulle altre.
Tenakari, così, fu convocata d’urgenza nella grande tenda del consiglio per fornire spiegazioni. Le mercantesse erano sedute in cerchio. Al centro c’era Tenakari con le piccole avvinghiate alle sue gambe.

Leggi tuttoLa Gilda delle Mercantesse – Parte 3 di 4

La Gilda delle Mercantesse

A Vaffambaffola story

Prequel

Un giorno, quando ancora regnava Pidaar, bussò alla porta della Taverna una ragazzina vestita con una specie di sacco di velluto viola cangiante, legato in vita con una corda di spago intrecciato. Era scalza e sporca, aveva le mani impastoiate di una melma scura che sembrava pece, le cui macchie non si tolsero nemmeno dopo numerosi e approfonditi lavaggi e le restarono sui palmi delle mani come le pezze del manto di una mucca di montagna.
Clodoveo del Luppolo, quando la vide sull’uscio, le domandò: – E tu chi sei? – La ragazzina rispose: – Mi chiamo Morgana, mescolo insieme le cose.
– Bene, – risposte l’oste senza fare altre domande – mi aiuterai a fare una birra decente.

Leggi tuttoLa Gilda delle Mercantesse

Capitolo 11.1 – I Natali del Re

Croache di Vaffambaffola - Capitolo 11

O di come si racconta che Pidaar sia nato e arrivato a Vaffambaffola

Dove eravamo rimasti: Cicciomede fa ritorno a Vaffambaffola per essere insignito del titolo di Sommo Poeta per l’opera svolta sotto il regno di Pidaar l’Eccelso, che ha preceduto l’avvento Repubblica. Dopo essere stato accolto a palazzo con quasi tutti gli onori del caso, sotto la guida, o meglio, sotto la dettatura di Mastro Tesia di Nido, Ministro delle Arti e dei Mestieri, comincia la nuova stesura della sua opera più celebre andata perduta, la Pidaarica Historia, che però non sembra coincidere troppo con l’originale…

elle antiche terre di Usma, sul monte Miedo, Mitri e Ghali, il Caldo e il Freddo, capostipiti degli dèi, si mescolarono tra loro provocando la tempesta più terribile che il mondo abbia mai conosciuto.
Dall’occhio del ciclone, oltre alla morte e alla devastazione, nacque Pidaar, “Colui che custodisce”.

Leggi tuttoCapitolo 11.1 – I Natali del Re

L’ultima scena – A Vaffambaffola story

(Un prequel travestito da spin-off)

ra una sera come tante, qui, alla Taverna.

Fumo di brace, odore di bruciato, imprecazioni provenienti da dietro il bancone, cori, accenni di risse. Forse appena più tranquilla delle altre sere, a dire il vero.

Clodoveo aveva scampanato per l’ultimo giro, “o la campana ve la suono in testa” aveva aggiunto, e prese a soffiare sui lumi per lasciare il posto al primo e timido chiarore dell’alba. Stava per spegnere le candele dell’insegna, quando qualcosa sbucò dalla boscaglia provocandogli un grosso spavento e, di conseguenza, provocandosi, il qualcosa intendo, un grosso occhio nero.

Leggi tuttoL’ultima scena – A Vaffambaffola story

Capitolo 10 – Di come si diventa immortali

Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 10

Riassunto dei capitoli precedenti

C’è grande fermento a Vaffambaffola: il vecchio poeta di corte sotto il regno di Pidaar il Magnifico torna a casa dopo anni di esilio per essere insignito dell’alloro alla carriera dal governo dell’attuale Seriosissima Repubblica. Intanto, i contadini Frido e Lon, che lo hanno incontrato lungo il cammino ma non hanno idea di chi sia, ma si trovano coinvolti, loro malgrado, nella ricerca della sua opera omnia, che potrebbe svelare molti capitoli della storia di Vaffambaffola e delle cose strane che vi accadono negli ultimi anni.

Capitoli precedenti: clicca qui –

Cavoli e camomille.

Seriosissima Repubblica di Vaffambaffola e Limitrofe
IV di Seminato Anno 30 E.d.P. (Era di Pidaar)
Alla vecchia stazione di Posta.

Edgardo del Crisantemo se ne sta ad aspettare a bocca ed occhi spalancati, come un piccolo di condor spelacchiato e spigoloso che aspetta il ritorno del genitore condor per essere sfamato.

Frido esce dal casotto per attingere alle riserve del carretto e quello che trova e un ciuco smunto con il lungo muso ficcato tra la verdura di stagione.

Leggi tuttoCapitolo 10 – Di come si diventa immortali

Capitolo 6 – Non tutte le strade portano…

Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 6

Cronache di Vaffambaffola

ulla terminologia che riguarda l’alba abbiamo meno riserve rispetto al tramonto. Tutti i vari sinonimi – aurora, bruzzico, bruzzolo… – si riferiscono indiscriminatamente al chiarore, spesso variopinto, che precede la comparsa del disco solare all’orizzonte.

Sulla terminologia usata da Sigfrido del Laudano detto Sla per sottolineare tale evento è meglio che sorvoliamo, cercando, piuttosto, di comprendere le cause della sua violenta sonnolenza.

Leggi tuttoCapitolo 6 – Non tutte le strade portano…

Capitolo 4.2 – Morgana, alchimista

Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 4.2

Cronache di Vaffambaffola

Capitolo 4.2 – Morgana, alchimista

ella parte più oscura della penombra che avvolge un corridoio lungo e stretto, su cui si aprivano delle porte numerate chiuse dall’interno, nel punto più lontano e tenebroso, ci sono delle scale che portano un piano più su.

E lì, sul pianerottolo in cima alle scale, illuminato dalla timida fiamma arancione di una candela di sego, un’altra porta. L’ultima.

Non porta, come le altre, una targa numerata.

Una targa c’è, ma sopra c’è inciso un nome: Morgana. E appena sotto, in carattere minuscolo alchimista.

Leggi tuttoCapitolo 4.2 – Morgana, alchimista

Capitolo 4.1 – Caro Diario

Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 4.1

Cronache di Vaffambaffola

Capitolo 4.1 – Caro Diario

La risposta

io carissimo Cicciomede,

presumo, leggendo le tue parole, che è inutile ricordarti che ti trovi in grave pericolo.

Oltre alle solite raccomandazioni che rendono speciale il nostro rapporto, questa volta vorrei aggiungere delle osservazioni che, probabilmente, mi renderanno ancora più pedante ai tuoi occhi, ma, cosa ancor più probabile, avranno il buon effetto di salvarti la vita.

Quindi fai attenzione a quel che ti dico, non si sa mai.

Leggi tuttoCapitolo 4.1 – Caro Diario

Capitolo 3.2 – Il poeta sul letto che scotta

Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 3.2

Cronache di Vaffambaffola

Capitolo 3.2 – Il poeta sul letto che scotta

Parte II. Il poeta sul letto che scotta

Riassunto della prima parte:

Sla e Lon litigano per un misterioso manoscritto. Al palazzo di Pidaar, intanto, fervono i preparativi per un grande giorno. Alcune cose sono proprio quello che sembrano essere.

O no?…

 

 

Leggi tuttoCapitolo 3.2 – Il poeta sul letto che scotta