Smart(south)working: da necessità ad opportunità

All’inizio dello scorso anno, nessuno poteva mai immaginare cosa sarebbe successo da lì a poco: il diffondersi di un virus e lo scoppio di una pandemia a livello mondiale ha modificato profondamente la nostra quotidianità, ed a distanza di quasi due anni, e grazie ai vaccini, forse tutto questo sta iniziando a finire. Anche il mondo del lavoro ne è stato stravolto, causando l’accelerazione di un fenomeno che era nell’aria già da tempo, ovvero quello del south working, che rientra a pieno titolo nella categoria dello smart working.[1]

Ma cosa s’intende esattamente con south working? Si parla di lavoratori originari del Mezzogiorno d’Italia, ma occupati presso un’azienda del Centro-Nord o dell’estero che sono rientrati nella regione italiana di residenza grazie alla possibilità di lavorare da remoto.[2]

Alcuni dati raccolti dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano mostrano come già nel 2019 il 58% delle grandi imprese presenti sul territorio italiano avevano iniziato a pensare allo smart (south) working come una possibilità concreta di esplicitare le proprie mansioni lavorative;[3] più in generale, la riflessione su nuove modalità lavorative è iniziata già a partire dalla fine degli anni ’90.[4]

Sono molte le realtà nate con l’intento di sviluppare e sostenere il southworking; in Italia c’è il progetto SouthWorking – Lavorare dal Sud ideato da Elena Militello, e sostenuta da altri giovani professionisti trentenni, tutti con un’esperienza di studio o lavoro all’estero. [5]

E’ stato tracciato un’identikit del possibile south worker: fascia d’età che potrebbe allungarsi fino ai 40 anni, laurea in Ingegneria, Economia o Giurisprudenza, con più della metà di loro in possesso di un contratto a tempo indeterminato.[6][7] Si tratta, perciò, di lavoratori altamente qualificati e meglio retribuiti ad essere protagonisti di questo cambiamento epocale.[8]

Nel 2019 più del 40% della popolazione proveniente dal Sud che si è stabilita regolarmente al Nord era in possesso di un titolo di studio universitario. [9] Ciò dimostra che i giovani del Sud ricevono una buona istruzione superiore, ma una volta usciti dall’ambiente universitario, trovano il nulla ad accoglierli: manca un tessuto produttivo, fatto di investimenti ed innovazione che sia pronto a sviluppare e far realizzare queste giovani menti.

Uno studio condotto da Datamining per lo Svimez (Associazione per lo SViluppo dell’Industria nel MEZzogiorno) ha mostrato come questa migrazione coinvolga circa 150 grandi imprese con più di 250 dipendenti; se si considerano anche i dipendenti di piccole e media imprese, si stima che questo numero possa crescere fino a raggiungere quota 100 mila lavoratori originari del sud Italia.[10]

Lo Svimez ha stimato che i southworkers siano circa 100 mila,[11] ma secondo valutazioni condotte dall’ISTAT, si stima che siano circa 7 milioni i lavoratori che potrebbero svolgere la propria attività lavorativa a distanza.[12]

Le città cambieranno volto

Il fenomeno dello smart working non è solo italiano: infatti, anche il National Bureau of Economic Research (USA) ha previsto che esso andrà ad impattare su circa il 40% delle imprese americane.[13] [14] [15]

Il dirottamento delle modalità di lavoro verso il southworking comporterebbe un decongestionamento dei grandi agglomerati italiani, con una diminuzione dell’inquinamento nei grandi centri urbani.[16]

Le sedi di lavoro delle grandi aziende sono quasi sempre concentrate nelle grandi città, come Roma e Milano, e durante la pandemia di Covid-19 e con il cambio della sede lavorativa del dipendente, le città si sono letteralmente svuotate, con un conseguente crollo del mercato degli affitti.[17]

Ad esempio, San Francisco può essere paragonata a Milano come costo medio della vita rispetto ad altre città meno grandi; prima della pandemia, un posto letto in un appartamento in condivisione con altre persone aveva un prezzo di circa 1300 euro al mese, mentre per un monolocale si arrivava a circa 4000 euro. Il Wall Street Journal ha stimato che, dopo la pandemia, questi costi si sono ridotti di circa l’11%.[18]

A metà 2021, la pandemia è tutt’altro che terminata, e bisogna pensare a come colmare quel buco creato dalla desertificazione delle città.[19] Per fare riferimento ad alcuni numeri, in 20 anni circa 100 mila persone hanno preso residenza a Milano, e molte di queste, provenienti dal Sud Italia, sono rientrati nella propria terra d’origine.

E’ chiaro quindi che una delle prime conseguenze dell’applicazione di un piano globale del southworking sarebbe senza dubbio un cambio profondo dell’economia delle grandi città. E’ noto che gli spostamenti verso queste città, sia per motivi di studio che di lavoro, partono da piccoli paesini, spesso del sud Italia, e l’inversione di una tendenza insita da decenni nei movimenti migratori sul nostro territorio nazionale, porterebbe ad un crollo dell’economia degli affitti e di tutto quello che intorno ad essi gravita.[20]

È da escludere, però un imminente svuotamento delle grandi città in favore della provincia. Se da un lato i dati mostrano come, ad esempio, su Milano il mercato immobiliare si sia recentemente messo in movimento, dall’altro bisogna considerare che le grandi città offrono occasioni di socialità ed infrastrutture necessarie allo smart(south)working.[21]

I numeri dello smart(south)working

Per entrare al meglio dentro il fenomeno South Working, bisogna condurre un’analisi da almeno due punti di vista, quello delle aziende e quello dei lavoratori: a questo scopo, lo scorso anno è stato condotto uno studio da parte di SVIMEZ, con la collaborazione di Datamining e la già citata associazione South Working – Lavorare dal Sud. Lo studio è stato incentrato su tre tipi di campioni diversi: aziende, popolazione attiva (lavoratori) e giovani laureati.[22]

Su 150 aziende coinvolte nell’indagine, il 43% di queste basa la propria attività sui servizi, quindi per natura più pronte ad adottare una modalità di lavoro a distanza; il 46% delle aziende interpellate ha la propria sede nel Nord-Ovest d’Italia. I laureati occupati in queste aziende costituiscono circa il 20% del personale totale. L’avvento del Covid-19 ha impattato sulle aziende portando ad una diminuzione complessiva dell’occupazione 180000 unità.[23] Dopo il lockdown del 2020, quasi la metà delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione in maniera più o meno limitata, mentre circa il 70% farà ricorso allo smartworking in maniera più o meno contenuta. [24]

Nell’ottica dello smartworking, le aziende avrebbero dei vantaggi soprattutto in termini di aumento della flessibilità dell’orario lavorativo dei propri dipendenti, riduzione dei costi per mantenere le sedi (utenze varie, pulizia, affitto). In effetti, quando lo stato di emergenza terminerà, per le aziende, tornare alla modalità di lavoro in ufficio dopo aver investito in smart(south)working sarebbe un grosso passo indietro, con una conseguente perdita di investimento.[25]

La maggiore libertà del dipendente nella gestione dei tempi di lavoro è però visto allo stesso tempo come un’arma a doppio taglio, perché l’azienda verrebbe a perdere il controllo quotidiano sul proprio dipendente. Le società saranno obbligate ad investire in nuove piattaforme di condivisione di dati, che possano garantire una sicurezza informatica totale.[26] [27] Le indagini condotte dallo Svimez mostrano che le aziende sono realmente disposte a cambiare impostazione organizzativa, ma chiedono allo stato italiano sgravi fiscali e la creazione di aree diffuse di co-working[28] [29]

Per quanto riguarda i lavoratori, il 60% degli intervistati è di genere maschile, la loro area di residenza si divide in maniera quasi equa tra Nord-Ovest, Nord-Est, centro e Sud/Isole. Solo il 38% ha un titolo di istruzione superiore (laurea, dottorato), e si parla di un 60% di lavoratori sposati e di un 48% senza figli conviventi. I lavoratori provenienti dal sud Italia che si sono spostati verso altre regioni costituiscono circa il 30% della popolazione attiva, ed in termini di occupati, si parla di circa 2 milioni di persone.

Durante la pandemia di Covid-19, il 35% dei lavoratori ha iniziato a lavorare con la modalità smartworking, ma solo il 2% dei lavoratori ha continuato ad esplicare la propria attività lavorativa in una regione diversa da quella della propria sede lavorativa. Ad ogni modo, circa il 60% degli intervistati ha dichiarato di essere disponibili a lavorare in modalità southworking qualora la propria azienda ne concedesse la possibilità, adducendo le seguenti motivazioni: minore costo della vita, città meno affollate con un minore inquinamento atmosferico, avvicinamento alla propria famiglia che potrebbe contribuire nella gestione quotidiana dei figli, ed infine la voglia di contribuire allo sviluppo della propria terra natia. [30]

Per ogni pro, però, c’è un contro, e in questo caso ce n’è più di uno: minore qualità dei servizi offerti al cittadino, siano essi mezzi di trasporto, servizi alla famiglia o sistema scolastico e sanitario; bisogna considerare anche che parte dell’insoddisfazione dei possibili southworker risiede nella minore diffusione di infrastrutture a banda larga, fondamentale per esercitare a distanza la propria attività lavorativa,[31] nonché un minor numero di opportunità di fare carriera.[32]

Un effetto non secondario di questa nuova modalità di lavoro risiede nel facilitamento per le donne di essere inserite o reinserite nel mondo del lavoro, con conseguente vantaggio per tutta l’economia: oltre ad andare a colmare il gender gap, da analisi condotte da PwC, è stato visto come, nel caso in cui il livello occupazionale femminile (full-time) in Italia raggiungesse il 60% (valore pari a quello attuale della Svezia, vs. il valore attuale italiano pari al 32%), si avrebbe un aumento del PIL nazionale di 659 miliardi di dollari.[33]

Scenari futuri

L’economista Enrico Moretti ha previsto due scenari futuri nella gestione del lavoro e dei lavoratori. La prima prevede lo svolgimento del proprio lavoro in una modalità 100% da remoto. Il secondo scenario è meno drastico, in quanto prevede ancora l’esistenza degli uffici per come li abbiamo conosciuti fino a poco prima della pandemia, che verrebbero frequentati dando vita ad un mix equilibrato con il lavoro da remoto.[34]

Tuttavia bisogna considerare che c’è anche un’altra faccia della medaglia che il lockdown ci ha mostrato. Infatti, spesso il lavoro smart ha comportato un aumento del carico di lavoro, con un conseguente problema di stress, della gestione della concentrazione, disturbi del sonno e problemi legati alla salute mentale. Allo stesso tempo bisogno dire che la modalità di lavoro che è stata frettolosamente organizzata a partire dal marzo 2020, assomigliava più ad un telelavoro (lavoro a distanza, negli orari previsti dal proprio contratto) che ad uno smartworking (gestione autonoma del lavoro dipendente).[35]

Il luogo di lavoro rappresenta anche un luogo di socialità, di confronto e di crescita, dove sviluppare nuove amicizie o relazioni sentimentali. In sua assenza, difficoltà di comunicazione e senso di solitudine potrebbero nascere nei lavoratori: come in un effetto a cascata, ciò potrebbe portare ad una diminuzione più o meno sensibile della produttività del lavoratore stesso.

“Il southworking potrebbe rivelarsi un’interessante opportunità per interrompere i processi di deaccumulazione di capitale umano qualificato iniziati da un ventennio e che stanno irreversibilmente compromettendo lo sviluppo delle aree meridionali e di tutte le zone periferiche del Paese.”[36]

Luca Bianchi Direttore SVIMEZ

*La seconda parte disponibile qui.


Autrice: Annarita Noschese
Editing: Francesco PennaNera
Copy editing: Francesco Di Concilio

[1] https://www.money.it/south-working-cos-e-lavoro-smart-dal-sud

[2] Lavoratori originari del Mezzogiorno ma occupati presso un’azienda del Centro-Nord o dell’estero siano rientrati nella loro regione di origine in virtù della possibilità di lavorare da remoto.

[3] https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/south-working-come-lavorare-a-milano-ma-dal-sud-ecco-perche-e-occasione-di-rilancio/

[4] https://www.pwc.com/it/it/publications/assets/docs/pwc-smart-working.pdf

[5] https://www.repubblica.it/dossier/tecnologia/rivoluzione-smart-working/2020/06/26/news/dallo_smart_working_al_south_working_per_lavorare_a_milano_ma_vivendo_a_palermo_-259991591/

[6] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/Comunicatosouthworkingversionefinale.pdf

[7] https://www.linkiesta.it/2020/11/south-working-svimez-manovra-parlamento/

[8] https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/07/10/south-working-utopia/?refresh_ce=1

[9] https://www.ft.com/content/2c8f6ff9-ee12-4f0c-a7b2-fe2ac4469c11

[10] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/Comunicatosouthworkingversionefinale.pdf

[11] https://www.repubblica.it/economia/2020/11/17/news/svimez-274573564/

[12] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[13] https://www.ilriformista.it/che-cose-il-south-working-la-tendenza-che-ha-riportato-al-sud-i-lavoratori-146195/

[14] https://www.filodirettonews.it/notizie/nazionali/2020/08/26/south-working-il-lavoro-a-distanza-rimodellera-le-citta-del-nord-italia-a-vantaggio-di-quelle-del-sud/

[15] https://www.nber.org/system/files/working_papers/w27422/w27422.pdf

[16] https://www.pwc.com/it/it/publications/assets/docs/pwc-smart-working.pdf

[17] https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/08/13/south-working-cosi-il-lavoro-smart-svuota-il-nord-e-diventa-motore-per-il-meridione_7be1c628-3ce6-495c-bdf7-68f5d5e7e1c8.html

[18] https://www.filodirettonews.it/notizie/nazionali/2020/08/26/south-working-il-lavoro-a-distanza-rimodellera-le-citta-del-nord-italia-a-vantaggio-di-quelle-del-sud/

[19] https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/08/13/south-working-cosi-il-lavoro-smart-svuota-il-nord-e-diventa-motore-per-il-meridione_7be1c628-3ce6-495c-bdf7-68f5d5e7e1c8.html

[20] https://www.repubblica.it/dossier/tecnologia/rivoluzione-smart-working/2020/06/26/news/dallo_smart_working_al_south_working_per_lavorare_a_milano_ma_vivendo_a_palermo_-259991591/

[21] https://www.pwc.com/it/it/publications/assets/docs/pwc-smart-working.pdf

[22] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[23] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[24] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[25] https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/07/10/south-working-utopia/?refresh_ce=1

[26] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[27]

[28] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[29] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[30] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[31] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[32] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/2020_11_16_south_working_slides.pdf

[33] https://www.pwc.com/it/it/publications/assets/docs/pwc-smart-working.pdf

[34] https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/07/10/south-working-utopia/?refresh_ce=1

[35] https://www.pwc.com/it/it/publications/assets/docs/pwc-smart-working.pdf

[36] http://lnx.svimez.info/svimez/wp-content/uploads/2020/11/Comunicatosouthworkingversionefinale.pdf

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