Romeo & Juliet... secondo Mark Knopfler

Romeo & Juliet… secondo Mark Knopfler

Romeo e Giulietta, ovvero di un amore trovato e non vissuto

“Romeo e Giulietta”, una delle storie d’amore più belle di tutti i tempi.

Sicuramente ricorderete la celeberrima citazione “Romeo, perché sei tu, Romeo?” (Giulietta: atto II, scena II), a mio parere troppo inflazionata. Preferisco: “Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con in altro nome conserva sempre il suo profumo” (sempre Giulietta, sempre atto II, scena II), perché l’amore non si ferma in superficie, l’amore s’innamora di quello che di più intimo c’è nel cuore delle cose e delle persone.

Per i più distratti, la rubrica di ErrareUmano Note a margine oggi vi porterà ad esplorare la nota tragedia shakesperiana, datata intorno alla fine del 1500, attraverso un brano musicale proveniente dagli anni ‘80. Facciamo quindi un salto di circa quattro secoli, un lasso di tempo che mostra come alcuni temi e sentimenti siano davvero universali ed eterni.

Rilasciato come singolo nel 1981, Romeo and Julietè un brano dei Dire Straits, pubblicato nel 1980 come seconda traccia dell’album Making Movies, nonché canzone che ha portato il gruppo alla consacrazione. La maggior parte delle canzoni di questo album sono ispirate a delle situazioni tristi, spiacevoli, come ad esempio la fine di un amore, ma da queste è stato creato qualcosa di positivo, ovvero uno degli album più venduti nella storia della musica (oltre otto milioni di copie).

Per la pubblicazione di questo lavoro, Mark Knopfler, leader dei Dire Straits, si è avvalso della collaborazione di Jimmy Jovine, che veniva dalla produzione di lavori come “Because the night” di Patti Smith, “Born to run” e “Darkness on the Edge of Town” di Bruce Springsteen.

Riportiamo fedelmente quanto scritto sulla rivista Rolling Stones il 5 febbraio 1981 da David Fricke: “More important, Making Movies is the record on which Mark Knopfler comes out from behind his influences and Dire Straits come out from behind Mark Knopfler. The combination of the star’s lyrical script, his intense vocal performances and the band’s cutting-edge rock & roll soundtrack is breathtaking — everything the first two albums should have been but weren’t”.  (“Cosa più importante, Making Movies è il lavoro nel quale Mark Knopfler sorge dalle proprie influenze e i Dire Straits sorgono da Mrk Knopfler. La combinazione dei suoi testi lirici, delle sue intense performances vocali ed il suono all’avanguardia della band lascia senza fiato – tutto quello che i primi due album avrebbero dovuto essere, ma non sono stati”).

Non c’è dubbio che gran parte del successo di Making Movies sia dovuto al leader e chitarrista Mark Knopfler, sia per le sue capacità musicali che interpretative, ma vale la pena ricordare anche gli altri membri del gruppo: John Illsley al basso e  Pick Withers alla batteria. Ospite d’onore per la registrazione dell’album, Roy Bittan, tastierista della band di Bruce Springsteen (E Street Band).

Ho sempre avuto la sensazione, in questo caso giusta, che la storia di Romeo e Giulietta non fosse che un’espediente narrativo per parlare in maniera generica di una coppia di innamorati, il cui destino non può essere che quello di stare insieme (“Juliet, the dice was loaded from the start”), perché per quante volte si vogliano lanciare i dadi, il numero a uscire è sempre lo stesso.

Tuttavia, il destino dà, il destino toglie.

Le famiglie dei due giovani sono in guerra tra di loro, quindi Romeo e Giulietta non possono vivere a pieno il loro amore (“When you gonna realize it was just that the time was wrong, Juliet?“), possono incontrarsi solo al calar della sera: nascosto dal manto scuro della notte, Romeo può allora essere libero di cantare alla sua amata una serenata (“A lovestruck Romeo sang the streets of serenade, Laying everybody low with a love song that he made”) che è una vera e propria dichiarazione d’amore (“I love you like the stars above, I’ll love you till I die”).

In attesa del momento giusto, non resta che evocare questi pochi momenti passati insieme (“And all I do is miss you and the way we used to be, All I do is keep the beat and bad company”), sperando che possano bastare a tenere vivo l’amore e la passione fino al momento in cui i due potranno abbracciarsi di nuovo.

La canzone si chiude con gli stessi versi iniziali, quasi a voler dichiarare che quando c’è un sentimento forte e vero, le differenze, le famiglie diverse, le difficoltà non contano nulla, e che forse in un’altra epoca Romeo e Giulietta si sarebbero incontrati lo stesso, perché il loro amore è destinato a essere. L’assolo finale della Stratocaster sottolinea perfettamente questo sentimento.

Tuttavia, non è questa l’idea con la quale Mark Knopfler ha composto questo pezzo, nel quale ha voluto descrivere un’esperienza comune, molto probabilmente, a tutti noi: un amore rifiutato e non corrisposto. Romeo richiama, cosi, tutti i momenti vissuti insieme alla sua Giulietta (“Juliet, when we made love you used to cry”) cercando di tenere vivi dei sentimenti antichi, ma ciò non basta a far tornare indietro il tempo, perche’ Giulietta è già passata al prossimo amante dimenticando in fretta il precedente (“How can you look at me as if I was just another one of your deals?”).

La canzone risulta quindi una lunga e struggente dichiarazione d’amore puro e incondizionato.

A questo proposito, riporto una dichiarazione dello stesso Mark Knopfler:

All’epoca di Romeo and Juliet vivevo a Camberwell. Non avevo mobili, mi ero appena trasferito da Deptford e ricordo di aver scritto il brano stando seduto sul pavimento, con un bisogno direi piuttosto disperato di mobili. Ricordo di aver pensato che la figura del Romeo della canzone era buffa perché c’è sempre un momento “tragico” quando vieni scaricato da una ragazza, o qualcosa del genere. Ma poi, dopo quello, c’è sempre un momento in cui ci ridi sopra. E mi è entrato questo in testa: la figura tragica di Romeo, se può andarvi, è una figura buffa.”

Ed ora passiamo ad alcuni link dai quali potrete ascoltare questa canzone.

Il primo che vi voglio proporre è quello del video originale, diretto da Lester Bookbinder, in cui tutto, ma proprio tutto (scenografia, vestiti, acconciature cotonate) richiama sfacciatamente lo stile degli anni ottanta. Confesso che questo video mi fa sorridere un po’, ed un’apparizione di Raffaella Carrà ci sarebbe stata bene.

Non sono molti i gruppi o cantanti che hanno rilasciato in maniera ufficiale una loro cover di “Romeo & Juliet”; tra questi, la band statunitense Indigo Girls nel 1992.

Un altro gruppo che ha rilasciato una cover di questo brano è The Killers nel 2007.

Tra le due versioni, a mio parere la prima è quella piu’ riuscita, perché le Indigo Girls ne fanno una versione personalissima, che diventa quasi una richiesta disperata e straziante, mentre la versione dei The Killers, mi sembra un becero copia e incolla.

In ultimo, ecco a voi una registrazione live eseguita dallo stesso Mark Knopfler negli studi della BBC nel 1996. Stessa interpretazione, stessa voce, stessa magia della versione originale.

Sarà evidente anche a coloro che non ritengono di avere uno spiccato orecchio musicale la scelta di una tonalità maggiore (fa maggiore), semplicità della successione degli accordi e della melodia lirica (nel senso di lirismo, di poesia), nonché della struttura del testo stesso, composto dall’alternanza della coppia strofa-ritornello che si susseguono con la stessa melodia per tutta la durata della canzone (6:01), che però non risulta affatto noioso o ripetitivo, merito dell’interpretazione più recitata che cantata di Mark Knopfler. L’unica variazione di questo loop è l’assolo finale di chitarra.

Più che una canzone, sembra essere una poesia, ed allora ogni parola diventa superflua.

Godetevi questa canzone ad occhi chiusi, magari con un buon bicchiere di vino, immaginando la vostra personalissima storia di Romeo e Giulietta, perché la musica, la poesia, sono un po’ anche di chi le ascolta.

Scritto da: Annarita N.

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