Perché Sanremo è Sanremo?

Non so cosa rappresentasse Sanremo cinquanta anni fa, ma sono sicura che oggi, per molti cantanti, rappresenta un salvagente necessario per non annegare nel mare del nulla.

Si ha spesso, infatti, la sensazione che questi cantanti si sentano solo a Sanremo, e grazie a Sanremo, sopravvivino: si tratta di vero e proprio accanimento terapeutico.

Quasi un quinto dei cantanti in gara nella categoria Campioni ha avuto un’esperienza abbastanza importante nel mondo dei talent; gli stessi vincitori, i Maneskin, hanno partecipato nel 2017 ad XFactor, non vincendolo, ma arrivando secondi, e guadagnandosi una buona fetta di pubblico.

La partecipazione di cantanti/band provenienti dal mondo dei talent è ormai una realtà da molto tempo, ed è indice del fatto che le case discografiche preferiscono fare un investimento sicuro, piuttosto che differenziarsi e cercare di proporre qualcosa sconosciuto ai più.

Come si riflette tutto ciò sulle canzoni? Diventano tutte un piattume, tutte uguali, e la cosa che emerge in maniera più facile è la povertà di testo, parole, costruzione delle frasi. Sia ben chiaro: la canzone non ha nessun compito particolare perché ne può avere di molteplici. Quindi il testo non deve essere tratto per forza dalla Commedia di Dante, le frasi, le parole, possono avere delle disconnessioni tra di loro, ma queste devono essere applicate con cognizione di causa. Pensiamo, ad esempio, a tutta la produzione di Elio e le Storie Tese, oppure a Caparezza: saremmo stati capaci noi di costruire, nell’ambito di una narrazione di una storia, una rima sensata con perineo?

Per essere più puntuali, daremo anche noi dei voti, e cercheremo di mettere al centro di ciò solo la canzone e l’artista che l’ha interpretata. Abbiamo letto il testo, e poi ascoltato la canzone, per analizzare al meglio i due aspetti (letterario e musicale) di ogni brano.

Lo spirito guida usato per questi giudizi è uno ed uno solo, riassumibile nella seguente domanda: spenderei dei soldi per acquistare un album o un biglietto per un concerto (e foe possibile) di questo artista?

Sedetevi, allora, e leggete con calma queste mie personalissime opinioni, espresse con lo spirito di una maestrina ampiamente stronza.

Vi avverto, non è una lettura adatta alle anime sensibili.

Aiello, Ora: se fa l’amore così come canta, quelle tredici ore nel letto sono sicuramente un periodo di coma finto dalla/dal partner piuttosto che mostrarsi disponibile. Sesso ibuprofene espressione terribile (che significa???), ma che proprio per la sua “stranezza” entrerà nella testa di tutti noi. Testo imbarazzante, melodia abbastanza piacevole ed orecchiabile. Assolutamente da rivedere il suo modo di cantare. Si ripresenti alla prossima sessione d’esame. Voto: 5

Annalisa, Dieci: nella media delle canzoni di Annalisa, ovvero nella media delle canzoni dei concorrenti di “Amici”. Il testo è una serie di frasi disconnesse relative a immagini differenti tra loro. Cosa avrà voluto dire con “Questa notte si impara”?? Cosa si impara??? Il ritornello si distacca da tutto il resto della musica del brano. L’esecuzione vocale è stata abbastanza buona. Annalisa può fare di più, ha le capacità, ma sta percorrendo una strada sdrucciolevole. Voto: 5

Arisa, Potevi fare di più: un grido di dolore, ben interpretato da Arisa. Il ritornello però è monotono, nel senso che è sviluppato sulle stesse note delle stessa altezza, ed ad un certo punto, può risultare fastidioso, e pericoloso per chi canta dal vivo; tuttavia Arisa lo regge bene. Purtroppo nessuna innovazione, ed è un peccato. Voto: 5 e ½

Malika Ayane, Ti piaci così: Anche lei ha fatto di meglio, molto meglio, anche se bisogna dirlo: almeno la logica delle frasi nella loro successione è corretta, viene narrata una storia compiuta. Ma una volta finita la canzone, cos’è che mi porto a casa? Nulla. Musica leggerissima, così leggera che l’assenza non la noti. Completamente nelle corde sanremesi. Stavamo meglio senza, anche perché le vocali pronunciate in maniera leggermente distorta non aiutano la comprensione del testo. Voto: 5

Orietta Berti, Quando ti sei innamorato: Canzone old style (è un complimento, oltre che un dato di fatto), sia nella musica, nel testo, centrato sull’amore, tematica regina della kermesse canora sanremese. Orietta, nonostante l’età, regge botta dal punto di vista canoro, cedendo raramente (quasi mai) a delle leggere stonature, battendo, da questo punto di vista, molti giovani che si nascondono dietro l’autotune. Mettersi comunque in competizione con persone che potrebbero essere tuoi nipoti è un atto di coraggio bello e buono. Voto: 6

Bugo, E invece sì: ma la voce dove l’ha lasciata? Il problema non sono le piccole stonature, ma il fatto che a Sanremo avrei potuto presentarmi anche io, che canto bene solo sotto la doccia, quando io sono il mio solo pubblico. Alcuni spunti del testo sono interessanti, potevano essere sviluppati meglio per raggiungere la sufficienza, mancata di un pelo. Voto: 5 e1/2

Colapesce e DiMartino, Musica leggerissima: canzone banale solo per chi ha un ascolto superficiale. Per intenzione ricorda “Vieni a ballare in Puglia” di Caparezza.C’è molta critica dietro, soprattutto nei confronti di coloro che usano la musica come svago (è anche quello, per carità) e basta, quando potrebbe essere altro. I silenzi, i vuoti derivanti dall’ignoranza possono essere colmati, in maniera illusoria, solo con un qualcosa di frivolo. La melodia accattivante fa da contrasto al messaggio finale. La coppia, un po’ Miami Vice (grazie all’amico Ivo, nostro disegnatore, per il suggerimento), dal punto di vista dell’esibizione, funziona molto bene. Voto: 8

Come_Cose, Fiamme negli occhi: testo molto sanremese, nel senso che parla di una storia d’amore. La canzone è molte semplice, ma riesce a creare in pochi minuti un’atmosfera rassicurante, un po’ litania (in senso positivo); ad ogni modo non è banale o “fatto a cazzo”: è la semplicità dell’intimità e delle piccole cose. La metafora del basilico e quella dell’inverno/estate suscitano un sentimento di felicità e pace, generato dalle piccole cose, e non da grandi gesti o imprese titaniche ed eroiche. Loro due convincono un sacco, si scambiano degli sguardi così magnetici che è difficile togliergli gli occhi da dosso, a supporto del fatto che l’interpretazione ha un peso non indifferente, soprattutto quando si presenta per la prima volta un testo di fronte ad un pubblico assente. Voto: 7 e 1/2

Gio Evan, Arnica: si percepisce la mancanza di qualcosa e la ricerca di quel qualcosa, ma si ha anche la sensazione di entrare in un loop continuo senza uscita. Effetto voluto? Non saprei, ma la cosa mi rende molto nervosa e mi fa irritare senza nessun motivo reale. Sembra una canzone per un film di Muccino, regista che non apprezzo particolarmente. Voto: 5 e ½

Ermal Meta, Un milione di cose da dirti: una canzone tipica sanremese, senza infamia e senza lode; meglio andare sul sicuro che rischiare. Voce abbastanza precisa, cosa piuttosto rara in questo Sanremo. Passabile, ma non entusiasmante. Voto: 6

Extraliscio Feat. Davide Toffolo, Bianca luce nera: canzone che si distingue nettamente dalle altre, le atmosfere del liscio vengono solo lontanamente evocate dal sax e clarinetto. Brano ritmato e ricco di pathos e passione. Performance vocale sentita e buona. Bravi! Voto: 7

Fasma, Parlami: canzone che ha vinto il premio Autotune – Sanremo 2021. Testo molto serrato, con pochi punti per prendere fiato, che sembra stia uscendo da un apnea di qualche minuto. Voto: 5

Francesca Michielin e Fedez, Chiamami per nome: non ho ben inteso dove vogliano arrivare, ma la convinzione e l’interpretazione di lei sono molto forti, e ti fanno dimenticare tutto il resto. Le parti più rappate sono ben inserite nella canzone, che risulta essere molto moderna. Quel baby, però, potevano risparmiarselo. Voto: 6 e 1/2

Francesco Renga, Quando trovo te: canzone vocalmente piatta, con acuti stonati nel ritornello, che intervengono in maniera improvvisa: non è una canzone per i deboli di cuore. Il fraseggio non è dei più semplici, ci sono pochi punti per prendere fiato, ed in alcuni momenti si sente nettamente. La mano in tasca durante l’esibizione finale non si può vedere. Vola un po’ più basso, andrai più lontano. Voto: 5

Fulminacci, Santa Marinella: una canzone di libertà e di amore, molto equilibrata, semplice e delicata. Buona interpretazione. Ci auguriamo che questo artista faccia tanta strada. Voto: 6 e ½

Gaia, Cuore Amaro: forse si agita un po’ troppo, forse un po’ troppo Paola e Chiara, o Festivalbar, purtroppo sa un po’ di qualcosa già sentito. Voce delicata e tutto sommato piacevole, ricorda molto il cantautorato delicato degli anni ’60. Ora ci vedo chiaro, buon per te e complimenti al tuo oculista. Voto: 5

Ghemon, Momento perfetto: un po’ soul, un po’ funk, questa canzone sprizza allegria da tutti i pori, ed emerge nettamente dal grigiume e dalla piattezza musicale italiana, figlia dei talent. La voglia di riscatto viene espressa in maniera gioiosa, non come una colpa da espiare. Bella voce vellutata, resa bene nella melodia. Sono certa che anche l’orchestra si è divertita, e ripeto DIVERTITA, ad eseguire questa canzone. “Il fatto che non ti sei arreso è un miracolo, e va difeso” è la sintesi perfetta di tutto il brano. Voto: 7e ½

Irama, La genesi del tuo colore: diciamo la verità, le sue esibizioni sono state un po’ tutte uguali (battuta che avrete già sentito parecchie volte). La canzone, dal punto di vista musicale, è abbastanza forte, ti prende e ammettiamolo, se non ti fa ballare, ti viene naturalmente almeno di tenere il tempo battendo il piede per terra.

Io sono qui, ci vestiremo di vertigini. Dove si compra il vestito di vertigini? Vorrei provarlo anche io, grazie. Voto: 5 e ½

La Rappresentante di Lista, Amare: voglia di correre, andare lontano, di libertà, bagnarsi i piedi nell’acqua di mare e giocare a schizzarsi. Testo sufficiente, buona performance vocale ed interpretativa. Voto: 6

Lo Stato Sociale, CombatPop: canzone leggera, che è una presa in giro della musica (e non solo) pop, e della cultura mainstream. E’ anche una presa in giro, molto scherzosa, dello stesso Sanremo. Un altro colpo centrato. Voto: 6 e ½

Madame, Voce: Il testo sembra buono, fino al ritornello: Dove sei finito amore? (cantato in maniera un po’ lamentosa). Perché? Perché si deve sempre mettere in mezzo l’amore come il prezzemolo?? Voce precisa ed interpretazione, canto preciso nelle parti ritmate. Si tratta di una giovane artista, non le si può chiedere più di questo. Aspettiamo che si riveli a pieno. Voto: 6

Max Gazzè, Il Farmacista: in epoca di pandemia, non poteva esserci un titolo più ad hoc. Giochi di parole nello stile classico di Gazzè, interpretazione vocale buone e molto teatrale. Ma chi è che in un testo di una canzone riesce a dare un senso a parole come dimetisterone o norgestrel, oppure ancora trifluoperazina, stramonio, pindololo, secobarbital. Un inno alla fallacità della scienza medica o a chi si crede di essere onnipontente? Può darsi. Riferimenti alle mode alimentari e farmaceutiche che non hanno nessun senso? Anche questo. Una canzone che ricorda Un Ottico di De Andrè? Certamente. Anche qui ci si rivolge al medico con una richiesta, che viene esaudita, con un modo che ricorda anche Alberto Sordi ne Il medico della mutua. Che dire? Geniale. Voto: 8

Noemi, Glicine: sinceramente, pensavo che il glicine, di notte, facesse qualcosa di strano o di particolare (come il glicine di notte), ed invece non fa proprio niente, come le novità di Noemi: nessuna. La struttura del brano è piuttosto classica, perciò molto adatta a Sanremo. La sua voce, però, è sempre particolare, precisa e puntuale, e la sua interpretazione adatta al brano. Non basta, però, a raggiungere la sufficienza. Ha delle enormi potenzialità: perché si accontenta di una canzone così? Voto: 5 e ½

Random, Torno a te: ninna nanna dal sapore soul, testo un po’ banale. Buone sfumature vocali, ma che non emergono più di tanto nella canzone. Come diceva una famosa canzone, Si può dare di più. Voto: 5

Willy Peyote, Mai dire mai (La Locura): solo all’apparenza qualcosa di nuovo, ma in realtà il testo è basato su una serie di luoghi comuni presi qui e lì da diverse conversazioni. Però ti mette la voglia di ballare, e la performance canora è sufficiente. Voto: 6

CONCLUSIONI

Perché Sanremo è Sanremo?

Considerata da molti uno degli specchi del nostro paese, questa manifestazione ci restituisce un’immagine di giovani sbandati, omologati, annoiati, che non sanno cosa fare o dove andare. Questa parte non mi rappresenta, almeno credo.

Ecco perché spenderei dei soldi per sostenere solo ColapesceDimartino, Coma_Cose, Extraliscio Feat. Davide Toffolo, Ghemon, Max Gazzè: perché sul palco hanno portato loro stessi, hanno usato lo specchio di Sanremo puntandolo verso di loro, mostrandoci, così, la loro vera identità. Gli altri, invece, un po’ da codardi, hanno puntato lo specchio altrove. Ma così non si va molto lontano.

Autrice: Annarita N.

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