La Gilda delle Mercantesse – Parte 2 di 4

La fuga di Tenakari

enakari era convinta che un mercato gestito da femmine coraggiose fosse più efficace e meno mortifero di quello gestito dai maschi, o dalla maggior parte di loro, per il semplice fatto che esisteva, secondo lei, un modo di commerciare senza ammazzare, ovvero commerciare-senza-ammazzare.
Tuttavia, era cosciente che un’affermazione questa le avrebbe garantito il posto d’onore ad un grande falò in mezzo alla piazza di un villaggio qualunque.
Così decise di scegliere una strada che non portasse diretta al rogo: travestì le sue figlie da fanciulli e lei stessa indossò vesti da mercante con un ampio turbante dalle volute vaporose che celavano i lineamenti del suo viso.

In questo modo Tenakari vagò di villaggio in villaggio, travestita da mercante, a scambiare quello che trovava lungo il tragitto con del cibo per nutrire sé e le due figlie, Goraman e Nilla, di otto e sei anni.
Nel frattempo, facendo attenzione a non farsi scoprire, faceva proseliti tra le madri, mogli, figlie e sorelle, rivelando loro la propria identità e spiegando il suo punto di vista sui massacri.
All’inizio, le donne erano spaventate dal suo pensiero rivoluzionario. Ma, in qualche modo, dopo un attimo di terrore iniziale, Tenakari riusciva a calmarle e a farle ragionare e, il più delle volte, coloro che vivevano nelle condizioni più difficili all’interno del villaggio e della loro stessa casa, decidevano di seguirla: vestivano i panni dei loro mariti, padri o fratelli e fuggivano di notte, senza essere viste, raggiungendo Tenakari nel luogo concordato.

Con il tempo, si formò una carovana tanto folta da non aver più bisogno di nascondersi o travestirsi, che aveva imparato a difendersi dagli attacchi dei predoni e dalle pretese inopportune dei signorotti locali. Approdavano nei villaggi suscitando un misto di ammirazione e diffidenza, ma ormai erano divenute intoccabili, perché il loro modo di commerciare aveva qualcosa di speciale.
Non si limitavano, infatti, allo scambio di merci con altre merci o con pietre preziose, il tutto senza torcere un capello a nessuno. Le mercantesse portavano con sé racconti, storie e leggende impresse su libri che esse stesse producevano. Durante i giorni in cui restavano di fiera leggevano pubblicamente i libri o insegnavano alla gente a leggerli da sé, come sto facendo io con voi, ma a quel tempo era una cosa mai vista.

L’arrivo a Usma

Un giorno, nel suo sapiente splendore, la Gilda delle Mercantesse, come si facevano chiamare, giunse nella città più grande e splendente dell’epoca: Usma.
Già a quel tempo Usma era circondata da un alone di mistero riguardo il suo popolo e le sue merci. I più superstiziosi raccontavano che in quella terra una forza misteriosa influenzasse i suoi abitanti e tutto ciò che la sovrastava, fino alla cima del monte Miedo, un antico vulcano sopito da tempo, ritenuto sacro e inavvicinabile. E quando arrivavano alle sue porte, anche i visitatori più agguerriti, venivano investiti da un’inspiegabile tranquillità, mista a timore reverenziale.
Le dicerie sulla città attiravano l’interesse di tutti i mercanti del continente, compresa la Gilda, che non rimaneva certo indifferente all’opportunità di concludere dei buoni affari.

Giunte in città, Tenakari e le altre si resero conto che la maggior parte delle dicerie erano proprio dicerie e di speciale, a parte il paesaggio, non c’era granché. Quel leggero senso di inquietudine, pensava Tenakari, forse era dovuto all’impatto che aveva la vivace cittadina sui visitatori provenienti da lontano, o da villaggi di certo più tranquilli.

Goraman e Nilla, le piccole figlie della mercantessa, durante una passeggiata di esplorazione dentro gli stretti vicoli della città, notarono dentro la bottega di un cartaio un fatto curioso: l’artigiano incideva la carta con un punteruolo inchiostrato e quella prendeva vita trasformandosi, di volta in volta, in animali diversi impegnati in diverse evoluzioni che si concludevano sempre con il ritorno ad un piatto e comune foglio di carta.
Le due bambine tornarono di corsa da Tenakari e le raccontarono quello che avevano visto. Arrivate nella bottega del cartaio, l’artigiano fu felice di mostrare loro la magica trasformazione, anche se, dovette ammettere, non ne conosceva la ragione.


L’unica cosa che sapeva era che proveniva dalla cellulosa di alberi selezionati nel bosco alle pendici del monte Miedo. Tenakari, da abile mercantessa, chiese all’artigiano l’esclusiva della sua carta e, per il momento, non ne fece parola con nessuna delle altre.

continua lunedì 3 febbraio…

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco PennaNera

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