Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 9)

L’obiezione di coscienza

Un recente studio pubblicato sulla rivista Social Science Research da parte di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Dondena di Milano mostra come l’alta percentuale di medici obiettori in Italia (pari al 71% nel 2016, con punte dell’85% in alcune regioni) così come quella degli infermieri ed anestesisti (nel 2016 pari a 44% e 49%, rispettivamente) sia fondamentale per la scelta di sottoporsi ad una IVG e se farlo o meno nella propria regione di residenza o addirittura all’estero; inoltre, l’obiezione di coscienza è maggiormente diffusa nelle regioni più povere dell’Italia, concentrate al Sud. Tuttavia, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a garantire la presenza di medici non obiettori; in caso di loro assenza in una struttura sanitaria, è possibile attuare dei trasferimenti per vedere garantito alla donna il diritto all’IVG.

L’elevata percentuale di medici obiettori va a pesare non solo sulla condizione della donna, ma anche sulle tasche dei cittadini, perché per garantire la presenza di personale medico non obiettore gli ospedali devono assumere a prestazione medici esterni. Ad ogni modo, è difficile avere un’idea chiara della situazione, perché si riscontra una mancanza di collaborazione da parte delle ASL a fornire i dati necessari all’indagine.

Dal punto di vista legislativo l’obiezione di coscienza non esonera il personale medico-sanitario all’assistenza della donna prima e dopo l’IVG; inoltre, lo stesso è obbligato a praticare l’aborto qualora sopraggiungano gravi pericoli di salute e di vita della donna.

La situazione presente in Italia circa gli obiettori di coscienza ha destato preoccupazione da parte della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani e da parte della Commissione Europea per i diritti civili perché proprio la loro elevata percentuale causerebbe la mancanza del diritto alla salute ed alle cure. La percentuale di medici obiettori è aumentata del 12% negli ultimi dieci anni. Ci sono regioni dove il tasso è molto alto, come il Molise, dove addirittura c’è un solo medico non obiettore (Ministero della Salute, 2019), mentre a Trapani il servizio non è più garantito perché l’unico medico non obiettore disponibile è andato in pensione nel 2016.

In Gran Bretagna e Francia si parla del 10% e 7%, mentre in Svezia non ci sono obiettori di coscienza. In alcuni paesi europei, come la Bulgaria, Finlandia e Svezia, l’obiezione di coscienza non è permessa, mentre in Austria, Polonia e Repubblica Ceca l’obiezione è quasi totale, sebbene non ci siano numeri che fotografino il fenomeno per come è nella realtà. Il tasso percentuale di obiettori in Portogallo è dell’80%, quindi più alto di quello italiano. Le elevate percentuali di medici obiettori registrate in Italia rispetto agli altri paesi sin qui citati sono frutto anche del sistema utilizzato per monitorarne il numero: infatti, per definirsi obiettore di coscienza è necessaria una dichiarazione a quella che oggi è l’ATS o ASL, che può essere fornita o cancellata in qualsiasi momento.

A questo proposito è stata attivata una piattaforma denominata Obiezione Respinta il cui scopo è di raccogliere e condividere informazioni sulla diffusione dell’obiezione di coscienza sia in ambito ospedaliero che non (farmacie, consultori), ed anche su quelle strutture dove sono presenti medici obiettori e non.

Ma perché un medico dovrebbe dichiararsi obiettore di coscienza, e quindi rifiutarsi di eseguire IVG? I motivi sono essenzialmente due, il primo è di natura religiosa, ed è frutto del voler sottrarsi al giudizio dell’elevata percentuale di popolazione italiana che si dichiara cattolica. Il secondo motivo è dettato da esigenze di carriera: date le altissime percentuali di medici obiettori, i rimanenti (i non obiettori) dovranno eseguire tutte le richieste di IVG, portando alla non valorizzazione della professione, accentuando la serializzazione degli interventi ed una ripetizione estrema, a scapito di un’esperienza diversificata che rende il medico più esperto nell’affrontare patologie meno frequenti e più difficili da guarire. L’esperienza nell’affrontare casi diversi dal consueto crea un medico più consapevole nell’affrontare situazioni non ordinarie e patologie difficili da diagnosticare.

Come conseguenza dell’alto numero di medici obiettori, il carico di lavoro relativo ai medici non obiettori sarà molto elevato, e ciò avrà ripercussioni forti sui tempi di attesa per sottoporsi ad un’IVG. Tuttavia, nel 2012 la Commissione Italiana Nazionale per la Bioetica ha affermato che i tempi di attesa non possono essere collegati solo al numero di obiettori, ma bensì anche alla disorganizzazione dei singoli sistemi sanitari regionali. Di simile parere è il Ministero della Salute, che nel 2013, in occasione della presentazione del report annuale dei dati sull’aborto, ha evidenziato come il numero di IVG fosse in calo, nonostante l’alta percentuale di obiettori di coscienza. Questa discrepanza è presto spiegata con i diversi metodi di analisi dei dati utilizzati dai diversi enti. Rimane quindi confermato il problema degli obiettori di coscienza sia sui tempi di attesa per l’IVG, sia per il carico di lavoro dei medici non obiettori.

In aggiunta a ciò che è stato detto fino ad ora, c’è il rischio che, nell’eventualità in cui il medico non obiettore muoia o vada in pensione, non è detto che quella persona venga rimpiazzata da un altro/a non obiettore, cosa che porterebbe alla cessazione di quel minimo servizio presente fino a quel momento (vedi i casi del Molise e di Trapani).

Il diritto ad avere l’accesso all’IVG, cosi come l’obiezione di coscienza, sono due diritti umani che non vanno in nessuno caso limitati, ma è necessario spendersi affinché l’attuazione dell’uno non ostacoli quello dell’altro.

Inutile dire che sugli obiettori di coscienza hanno un enorme peso le affermazioni di rappresentanti della Chiesa Cattolica, in particolare di Papa Paolo VI, sul soglio pontificio dal 1963 al 1978, che minacciò i medici di scomunica qualora non si fossero dichiarati obiettori, scomunica che rappresentava per l’epoca una vera e propria estromissione da ogni cerchia sociale, perché la religione era ancora un aspetto della vita molto diffuso nella società.

Inoltre, nell’enciclica Evangelium Vitae pubblicata nel 1995,  Papa Giovanni Paolo II scrisse: “Dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave in quanto uccisione deliberata di un essere innocente. (…) Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e proclamata dalla Chiesa”.

Nemmeno il riformatore Papa Francesco si è tirato indietro dal condannare l’aborto, paragonandolo all’uccisione di una persona ingaggiando un sicario. La tematica dell’aborto ha quindi diviso la società in due parti: coloro che sostengono questa pratica intesa come esecuzione della volontà della donna (pro-choice) e coloro che invece vorrebbero eliminare l’aborto (pro-life). 

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La decima puntata verrà pubblicata martedì 12 gennaio, dopo la pausa invernale.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Pigutin

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