Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 13)

Diffusione della contraccezione

Complessivamente, per la facilità di reperire contraccettivi e per la quantità di informazioni sulla contraccezione, l’Italia è al 26° posto su 46 stati europei considerati nello studio denominato Contraception Atlas dall’EPF (European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights, Forum del Parlamento Europeo per i Diritti Sessuali e Riproduttivi). Per quanto riguarda l’informazione, in Italia non c’è un sito ministeriale atto allo scopo, al contrario della Francia, dove il sito www.choisirsacontraception.fr fornisce informazioni chiare e dettagliate sulla contraccezione. Sempre in Francia, una legge del 2016 condanna chi diffonde, anche sul web, informazioni false sull’aborto, estendendo cosi anche ad internet il reato di ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza.

La mancanza in Italia di informazioni chiare e dettagliate da parte delle istituzioni è molto grave se si considera che la maggior parte della popolazione cerca questo tipo di informazioni proprio sul web.

In realtà in Italia le campagne informative su anticoncezionali sono spesso lasciate nelle mani delle case farmaceutiche, o in genere ad iniziativa di privati. Ad esempio, la società italiana di Ginecologia ed Ostetricia ha creato per questo scopo la piattaforma ScegliTu. Iniziativa certamente nobile, ma che sottolinea ancora di più la mancanza di uno Stato nel tutelare uno dei diritti fondamentali, in questo caso, della donna, ovvero il diritto alla salute in generale ed il diritto di scelta.

I dati sulla diffusione dell’uso di mezzi contraccettivi come pillola, anello e cerotto sono ben noti: la percentuale di utilizzo in Italia è del 13.8%, mentre agli estremi troviamo Belgio e Grecia, con una percentuale pari al 40.2% e 1.9%, rispettivamente.

Figura 1. Diffusione dei mezzi contraccettivi nei paesi europei.

Sotto la categoria dei metodi contraccettivi possiamo includere sia la contraccezione ordinaria (come ad esempio, l’uso del preservativo o di terapie ormonali) o quella di emergenza. Quest’ultimo tipo, comunemente detta anche pillola del giorno dopo, è stata approvata, per quanto riguarda il territorio italiano, circa 20 anni fa; tuttavia la sua prescrizione e somministrazione è vincolata al regime dell’obiezione di coscienza, quindi, in soldoni, la sua distribuzione rispetto alle richieste è piuttosto bassa. Studi hanno dimostrato che terapie contraccettive a base di Levonorgestrel, che costituisce il principio attivo della pillola del giorno dopo, non hanno controindicazioni, presentano effetti collaterali rari, e, per quanto riguarda il suo uso, non viene considerata come metodo contraccettivo ordinario. Le donne che ne fanno richiesta sono coscienti che è un metodo efficace per evitare di ricorrere ad un’IGV, che può nascondere sempre dei rischi sia per il corpo, ma anche per la mente della donna. Le informazioni circa l’uso, il meccanismo d’azione e la disponibilità della pillola del giorno dopo sono ancora molto poche e molto poco diffuse, e spesso si fa riferimento a quello che si dice in giro, alla parola di amici o di versioni popolari e non corrette dell’argomento.

Rispettivamente dall’aprile e dall’ottobre 2015, due farmaci contraccettivi di emergenza possono essere acquistati senza la prescrizione di un medico, e si tratta di farmaci a base del già citato Levonorgestrel o di Ulipristal acetato. Il loro costo varia dai 13.10 ai 26.90€, non rimborsabili. Il sito del Ministero della Salute, però, fino al 2017 non ha riportato la notizia della decaduta obbligatorietà della prescrizione per la pillola del giorno dopo: dobbiamo ringraziare la ginecologa e prof. Anna Pompili che insieme a Mirella Parachini, anche lei ginecologa ed attivista radicale, hanno fatto notare la cosa al presidente di Farmindustria durante un programma andato in onda su RadioRadicale.

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La quattordicesima puntata verrà pubblicata martedì 9 febbraio.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Pigutin

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