Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 12)

La contraccezione

Così come l’IGV, anche il mondo della contraccezione è ancora pieno di pregiudizi ed informazioni sbagliate, per lo più provenienti dal mondo cattolico, ancora una volta.

Una piccola curiosità: in un articolo pubblicato lo scorso dicembre 2019, è stato riportato che in seguito ad una visita papale in una data regione italiana (dati analizzati appartenenti agli anni 1979-2012), il numero degli aborti (precisiamo, legali, quindi tracciabili) ha subito una diminuzione che può variare tra il 10% ed il 20%, e registrati da 3 a 14 mesi dopo la visita papale stessa. A questa diminuzione, sorprendentemente non vi è associato un aumento delle nascite, suggerendo un’ampia scelta dell’astinenza sessuale.

Tuttavia, la diffusione della religione cattolica non è il solo motivo per il quale la contraccezione e l’aborto vengono visti in maniera sbagliata. Le informazioni circa le terapie ormonali giornaliere (la pillola anticoncezionale) sono scarse, e perlopiù il timore del loro uso è legato ai possibili effetti collaterali, ad esempio l’insorgere di tumori (paura del tutto infondata), fenomeni di spotting (piccole macchie di sangue provenienti dall’utero) e riduzione del flusso mestruale, per non dimenticare l’aumento della ritenzione idrica, aumento di peso, tensione mammaria, mal di testa, cambi di umore. Per eliminare questi problemi, sarebbe necessaria una terapia ormonale personalizzata.

Inoltre, la storia della pillola stessa può fare luce sul perché c’è ancora molta riluttanza e pregiudizio circa il suo uso. Lanciata sul mercato nel 1960 in seguito alla sua messa a punto da parte del fisiologo americano Gregory Goodwin Pincus con la collaborazione del biologo Min Chueh Chang e del ginecologo John Rock, venne introdotta in Europa nel 1961 ed in Italia nel 1964, dove, però, poteva essere prescritta solo a donne sposate. Solamente nel 1971, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale, venne abrogato l’articolo 553 del codice penale dal titolo “Incitamento a pratiche contro la procreazione”, che riguardava il divieto di propaganda ed uso di qualsiasi mezzo contraccettivo.

Pregiudizi di natura storica e informazioni sbagliate: ecco perché circa il 20% delle donne in Italia sceglie di basare la contraccezione su metodi naturali, come il controllo sul proprio ciclo ormonale o praticare l’interruzione del coito. Naturali sì, ma siamo sicuri che abbiamo la stessa efficacia delle terapie ormonali? Bisogna poi precisare che queste ultime vengono prescritte anche per curare problemi ormonali come l’acne o per tenere sotto controllo la sindrome dell’ovaio policistico, o ancora per regolare un ciclo mestruale talvolta assente, talvolta troppo abbondante o troppo doloroso. Tuttavia, l’obbligo di prendere la pillola contraccettiva tutti i giorni viene vista da talune donne come una difficoltà nell’uso del mezzo contraccettivo stesso, perché richiede precisione e puntualità, preferendo altri metodi, come l’uso di impianti contraccettivi, ovvero piccoli dispositivi che si inseriscono sotto la cute e che rilasciano in maniera controllata ormoni simili al progesterone. Malgrado sia ancora non molto diffuso in Italia, sicuramente si tratta un metodo più efficace della pillola per chi ha la testa tra le nuvole!

Sebbene il costo della terapia ormonale contraccettiva non sia eccessivo (tra i 10 ed i 20 euro per un ciclo mensile), in alcuni paesi come il Regno Unito essa è totalmente gratuita. Ci sono alcune regioni italiane, come la Puglia e l’Emilia Romagna ad esempio, che distribuiscono contraccettivi non ormonali in maniera gratuita, ponendo però dei vincoli in termini di età e di reddito della richiedente. Dal 2016 l’AIFA ha inserito questo tipo di pillole in fascia C, quindi completamente a carico delle tasche della donna, mentre prima era in fascia A, ovvero a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

Purtroppo, anche il classico e diffusissimo preservativo incontra spesso una certa ostilità all’uso, con motivazioni non meglio argomentate come l’affidabilità e le sensazioni percepite durante il rapporto sessuale. Peccato che, ad oggi, l’uso del preservativo è l’unico metodo a disposizione che abbiamo per proteggerci da malattie sessualmente trasmissibili, argomento che pesa quanto quello delle gravidanze indesiderate quando si parla di contraccezione.

Ad ogni modo, il tipo di relazione che si sta affrontando, ovvero occasionale o a lungo termine, e la condivisione della scelta del metodo contraccettivo con il proprio partner sono due fattori determinanti nella gestione di eventuali gravidanze indesiderate e di prevenzione nella diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.

La diffusione di informazioni sull’argomento è ancora scarsa in Italia, mentre in altri paesi europei, come ad esempio la Francia, ci sono siti istituzionali, quindi pubblici, che forniscono informazioni chiare e dettagliate affinchè si possa scegliere il metodo contraccettivo migliore per la propria persona.

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La tredicesima puntata verrà pubblicata martedì 2 febbraio.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Pigutin

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