In pace dopo più di 70 anni? Cosa succederà tra Russia e Giappone?

Era il 1945, gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale. Proprio in quei giorni l’Unione Sovietica di Stalin, grazie all’accordo di Jalta, occupò le Isole Curili a nord del Giappone.

Da allora è diventato l’arcipelago più conteso e controverso che la diplomazia abbia mai visto.

Dopo più di 70 anni però, Russia e Giappone sono vicine a un accordo per un trattato di pace in base al quale due delle quattro isole Curili meridionali verranno restituite al Giappone.

Nelle trattative di settembre il presidente Vladimir Vladimirovič Putin (Владимир Владимирович Путин – pronuncia del nome) ha proposto di firmare un accordo senza pre-condizioni entro la fine dell’anno. Il primo ministro giapponese Shinzō Abe (安倍 晋三) ha rifiutato la proposta perché le isole sono considerate di vitale importanza per il paese. Le trattative riguardano quattro isole delle Curili meridionali, che non hanno una vera e propria rilevanza economica, né hanno risorse naturali che possano essere sfruttate. Per i nipponici le isole, chiamate “Territori del Nord”, hanno un valore simbolico e di stampo nazionalistico. Per i russi, invece, sono territori di alto valore strategico e militare.

Cartina curata da Valerio Ichikon

Di cosa parla la trattativa?

La proposta Russa ripercorre la strada della Dichiarazione congiunta tra Unione Sovietica e Giappone del 1956, mai andata a buon fine, secondo cui i sovietici in cambio della pace avrebbero ceduto i territori di Shikotan e delle Isole Habomai. L’accordo non ebbe mai luogo a causa delle interferenze degli USA che avvertirono il Giappone asserendo che un possibile accordo con l’URSS, in piena Guerra Fredda, avrebbe provocato la possibilità per gli americani di occupare Okinawa in chiave antisovietica per l’equilibrio geopolitico dell’area. Il paese del Sol Levante, accettando un accordo del genere avrebbe così indotto l’interferenza delle due potenze nucleari su suolo nazionale con ripercussioni in termini di guerra civile e divisione del paese in due blocchi distinti. La paura era reale e comprovata da ciò che era successo nella Guerra di Corea che provocò la divisione del paese in due blocchi tuttora esistenti e da ciò che sarebbe poi successo in Vietnam (allo stesso modo colpita da guerra civile e con susseguente divisione in blocco filosovietico e blocco filoamericano). Così la dichiarazione congiunta del 1956 rimase negli archivi dei rispettivi paesi a prendere polvere.

Ad ogni modo i due leader in carica si sono incontrati ben ventitré volte nel corso di questi ultimi anni, con un susseguirsi di tira e molla di proposte, controproposte e successivi dinieghi che si concludevano in un nulla di fatto.

Cartina curata da Valerio Ichikon

C’è chi ci ha già provato.

Altri leader in altri periodi storici hanno tentato di accordarsi per la pace…

Nel 1998 il Primo Ministro Ryūtarō Hashimoto (橋本龍太郎) propose un semplice cambio di bandiere e di confini. Le isole sarebbero diventate a tutti gli effetti giapponesi, ma con guida amministrativa russa. Cambiare tutto per non cambiare nulla.

Altre trattative includevano l’annessione delle tre isole minori a scapito della più grande Iturup (Etorofu per i Giapponesi) che sarebbe rimasta in mano alla Russia, per il principio di equa ripartizione della superficie del territorio.

Tutte proposte rimaste inevase e persesi nel tempo.

Gli ostacoli sono tanti, lungo la via della pace

Cosa impedisce, ancora una volta, la realizzazione di questo accordo di pace? Putin (Владимир Владимирович Путин) (accetterebbe le condizioni stipulate nella Dichiarazione congiunta del 1956 solo a patto che il Giappone si impegni a non far installare basi militari e missilistiche statunitensi sulle isole che eventualmente verrebbero cedute. I Russi infatti sanno che il Giappone a sua volta deve sottostare al trattato di mutua sicurezza e cooperazione firmato con gli Usa nel 1960 e non vogliono di certo il nemico storico alle porte di Vladivostok.

Le preoccupazioni nascono anche dalla recente installazione di due sistemi missilistici americani su suolo nipponico, reputate dal Cremlino come un’arma di offesa e non solo di difesa. In risposta gli alti gradi militari russi hanno deciso di convertire l’aeroporto civile di Iturup (Etorofu) in militare, dislocando aerei da combattimento e droni e organizzando un’esercitazione proprio nelle Curili meridionali prima di marzo.

Video realizzato da Sputnik. Putin parla della proposta di pace al Giappone senza pre-condizioni

Cosa potrebbe facilitare la trattativa

Per Putin (Владимир Владимирович Путин), un accordo col Giappone potrebbe fruttare investimenti del paese del Sol Levante nella parte orientale del paese. La parte est della Russia è economicamente sottosviluppata e subisce l’influenza economica della Cina. Inoltre, questo Trattato di pace potrebbe risollevare l’economia Russa dopo le sanzioni del G7 del 2014 (sanzioni che il Giappone come unico paese del G7 ha tentato di alleggerire proprio in previsione di un accordo di pace futuro) imposto dopo l’invasione Russia della Crimea.

Entrambi i leader beneficeranno dell’accordo propagandando le loro abilità di diplomazia e influenza al di fuori del proprio paese. Putin (Владимир Владимирович Путин) potrà dire che sarà ricordato dalle generazioni future per aver ridisegnato i confini della Russia. Nel 2004, Il Cremlino firmò un accordo per i confini con la Cina, nel settembre 2018 sono stati aggiornati i confini con la Norvegia e un accordo con il Giappone potrà essere un nuovo traguardo da sbandierare per il consenso popolare. Shinzō Abe (安倍 晋三) altresì dimostrerebbe la sua efficacia come interlocutore internazionale e metterebbe fine ad una disputa che si protrae da più di 70 anni, facendosi riconsegnare dei territori considerati ancestrali.

Tra le possibili contropartite che potrebbero facilitare l’accordo, trai più ovvi, c’è la possibilità di ottenere per cittadini russi e giapponesi il visa-free exchanges, cioè la possibilità di viaggiare da una parte all’altra senza visto e relative tasse da pagare.

Altra contropartita potrebbe essere la possibilità per i nipponici di avere diritti speciali per poter fare attività economiche nelle Curili meridionali e in più la possibilità per i pescatori di sfruttare quei tratti di mare nell’arcipelago (risorsa inestimabile per il Giappone che è un grande consumatore di fauna ittica ed è anche la causa della quasi estinzione di diverse specie di pesci nel mondo).

Per ultimo ma non meno importante, la possibilità del Giappone di poter interferire economicamente con il nemico storico cinese in territorio russo è un buon incentivo ad un futuro accordo Russia-Giappone.

Non di meno, esistono diversi affari in ballo che riguardano l’energia, con la partecipazione di aziende giapponesi come la Mitsui & Co. e Mitsubishi Corporation nell’impianto di gas naturale liquido di Sakhalin II. In futuro potrebbe nascere il progetto per un gasdotto che dall’isola di Sakhalin porterà alla capitale nipponica per oltre 1500 Km (costo stimato 6 Mld di dollari); poi il cosiddetto “ponte energetico” che porterà energia elettrica sempre da Sakhalin fino all’isola di Hokkaidō (北海道) e successivamente fino ad Honshū (本州 lett. “Provincia principale”) (costo 5,6 Mld di dollari).

Sono le due parti a volere l’accordo

Chissà se presto non vedremo siglare la pace tra due paesi che continuano a vedersi come nemici e fanno di tutto per non calpestarsi i piedi. Stiamo parlando di due paesi che fanno parte del G8, quindi non nazioni di poco conto. Può darsi che la megalomania dei due leader per una volta porti alla pace piuttosto che allo scontro? Non ci resta che aspettare.

Scritto da Francesco PennaNera

Copertina e cartine curate da Valerio Ichikon

Fonti e approfondimenti:

Bloomberg – Russia and Japan Could Finally End WWII

Limes – Giappone-Russia, l’intesa non decolla

The Diplomat – Will Japan and Russia Finally Settle Their Territorial Dispute?

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