Everyday is like sunday

Everyday is like sunday

#6 Note a Margine

Prologo

C’è chi aspetta la domenica per veder giocare a calcio la propria squadra del cuore, o chi l’aspetta per il regolare pranzo luculliano, magari a casa della nonna, con tutti i parenti.

Ma cosa rappresenta davvero la domenica?

Nella Sacra Bibbia la domenica viene indicato come giorno del riposo (“E il settimo giorno si riposò), ed è quello che comunemente si fa in questo giorno: ci si riposa, ci si dedica ai parenti, agli amici, si coltivano i propri hobby.

Questo in un’ottica del domani, quando si è sicuri che ad una domenica ne seguirà, dopo 6 giorni, un’altra, un’altra, ed un’altra ancora.

Ma cosa fare quando non si è sicuri di questo rassicurante circolo temporale?

Cosa fare quando si è certi che questo susseguirsi di giorni, a breve, avrà fine?

L’ispirazione

Il romanzo “L’ultima spiaggia” (“On the beach”) dello scrittore Nevil Shute, statunitense e naturalizzato australiano, è stato pubblicato nel 1957, ed ha ricevuto critiche positive dai maggiori quotidiani americani. Una curiosità: prima di essere pubblicato in forma di romanzo, On the beach ha visto la luce in quattro parti, ridotte rispetto al romanzo “ufficiale”, sul periodico “Sunday Graphic” (un po’ proprio come Le Cronache di Vaffambaffola??).

L’opera di Shute descrive uno scenario letteralmente apocalittico che segue ad una Terza Guerra Mondiale, dove armi nucleari vengono usate in maniera massiccia. A scatenare gli scontri sono in primis l’Albania e l’Egitto, ma vengono ben presto coinvolti gli USA e la NATO, il Regno Unito, l’Italia, la Russia e la Cina, insomma i principali paesi dell’emisfero nord della Terra, le cui popolazioni vengono ben presto annientate.

L’uso estensivo di armi nucleari ha come effetto ultimo quello di rendere abitabili solo paesi dell’emisfero meridionale, come il Sudafrica, il Sudamerica, e l’Australia, dove è ambientata la narrazione. Ogni personaggio sviluppa la propria storia all’interno di questo scenario apocalittico, dove l’unica speranza di sopravvivere alla sofferenza sembra il suicidio.

Il sentimento che accomuna tutti i personaggi è noia tipica di un’attesa di un evento finale inevitabile.

La canzone

Questo stesso sentimento di noia è al centro del brano di oggi: “Everyday is like Sunday” di Morrisey.

Steven Patrick Morrissey inizia la sua carriera come cantante solista nel 1987, quando pubblica l’album “Viva Hate” dal quale la canzone è tratta. Ad alcuni la sua voce suonerà forse familiare, ed il motivo è legato ad uno spot pubblicitario del 1999. Prima di intraprendere la carriera solista, infatti, Morrisey era il frontman dei “The Smiths”. Uno dei maggiori successi di questa band inglese affermatasi nel panorama musicale internazionale negli anni ’80 è “Please, please, please, let me get what I want”, che fu scelta dalla Tuborg come colonna sonora di un suo spot.

La noia, il disinteresse assoluto e la sensazione di dover aspettare eternamente qualcosa di sconosciuto pervadono la canzone dall’inizio alla fine; se poi si vive in una città di mare desolata e si è in inverno, questi sentimenti sono automaticamente amplificati. Si ha la sensazione di essere stati dimenticati da tutto e tutti, non c’è niente che possa rompere questa tranquillità irreale, tranne un’armageddon o una bomba nucleare:

How I dearly wish I was not here
In this seaside town
That they forgot to bomb
Come bomb, Nuclear bomb

Come vorrei, con tutto il cuore, non essere qui
In questa città a ridosso del mare
Che hanno dimenticato di bombardare
Vieni bomba, vieni bomba nucleare”

Oltre a portare la firma di Morrisey, il secondo autore del brano è Stephen Street, noto produttore inglese, che ha collaborato con i The Smiths prima, Morrisey poi, e con altre band famose, ad Esempio i Cranberries, Kaiser Chiefs and Blur.

L’ascolto

Morrisey è un interprete formidabile, ma è anche, come lo definiremmo in gergo colloquiale, un personaggio: piace, sa di piacere, ed è un artista che, seppur non faccia corse e capriole sul palco, lo riempie tutto solo con la sua presenza. Guardate questo video, e provate a darmi torto:

La scelta di utilizzare una classica struttura per il brano (strofa-ponte-ritornello) ed un classico giro di do (la più semplice successione di accordi che si possa imparare) rende a pieno i sentimenti di noia espressi nel testo.

Molti cantanti/gruppi hanno realizzato delle cover del brano, ma la versione che mi ha colpito di più è questa di Puddles Pity Party, alter ego di Big Mike Geier. L’ossimoro richiamato nella canzone tra domenica/noia è ben ripreso da quello del pagliaccio, che per definizione dovrebbe essere sempre allegro, ma non lo è.

Ma ecco il video originale:

Chi ha vissuto in Inghilterra sentirà cucito addosso il testo della canzone, e riconoscerà come familiari i luoghi del video, che è stato girato a Southend-On-Sea.

Il video ufficiale della canzone è inoltre una buona occasione per Morrisey per sensibilizzare le persone ad una cultura alimentare che escluda ogni tipo di animale dalla propria dieta ed all’eliminazione dell’uso delle pellicce. Tra l’altro, Meat is murder, uno dei messaggi che la protagonista del video scrive su una cartolina a due signore impellicciate, è il titolo del secondo album dei The Smiths.

Il finale

Sul web sono presenti diversi documentari su Morrisey; in uno di questi Alan Bennett, drammaturgo e scrittore inglese, afferma:

He’s got an interesting face. He looks to have a story to tell.”

Ha una faccia interessante. Sembra che abbia una storia da raccontare”.

Forse è proprio vero: dopo aver ascoltato una sua canzone ne vorresti sentire un’altra, un’altra ed un’altra ancora.

Magari questo capiterà anche a te, che stai leggendo, al termine di questo articolo.

E magari questo succederà di domenica. E magari sarà il tuo punto di svolta, il tuo armageddon, la tua bomba.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Valerio Ichikon

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