Cronache di Vaffambaffola – Capitolo 13.2

Il Regno del Gioco – Parte 2

Adesso: La grande muraglia 

rido tasta pigramente la pietra per saggiarne la consistenza.
Prova a sospingere qualche mattone, ma l’unico risultato che ottiene è il suo piede d’appoggio che affonda nella fanghiglia sotto di lui. 

– Non ci resta che costeggiare le mura e cercare una via d’uscita o d’entrata – dice Ignoto, il soldato disertore, che poi è una soldatessa di nome Nilla

– Lon passami un momento il Diario, te ne prego – dice il Barone con aria misteriosa. 
Lon gli passa il volume poco convinta e quello lo afferra, brusco, cercando la pagina giusta tra le centinaia in bianco. 

Qualcuna ha dell’inchiostro? – domanda. 

– Sì! – rispondono in coro Lon e Ignoto, una con la testa, l’altra con la voce.
Incrociano lo sguardo per un sospiro, arrossendo. 

– Mi serve quello prodotto da Morgana, chi ce l’ha? 

– Io! – rispondono di nuovo all’unisono le due ragazze, che dopo un’apnea imbarazzata, scoppiano a ridere. 

Il Barone si affretta a scrivere qualcosa sul volume prima di mettersi in cammino per un sentiero che costeggia il bastione. Gli altri lo seguono, mentre Totò li guarda allontanarsi dalla merlatura delle mura. 

Gli chiedono cosa vede, ma Totò non ha troppa voglia di parlare, o di fare qualsiasi cosa.
Emette un ‘Craaa’ infastidito e si gira dall’altra parte. 

In giorni più favorevoli Totò, la cornacchia che si crede un merlo indiano, avrebbe di certo accennato al fatto che un centinaio di passi più avanti, dopo una curva del muro di cinta, si trova una rientranza delimitata da uno spesso cancello di ferro battuto, sovrastato da statue di aquila incappucciate, adiacente a quello che sembra un caseggiato sporgente come un bozzo dalle mura di cinta del bastione.

Certo, lo avrebbe fatto a modo suo, ma lo avrebbe fatto.

Il caseggiato, come scoprono i nostri dopo un centinaio di passi, non è altro che un mercato: una serie di piccole baracche in pietra dal tetto di paglia e fango. 

Ifigenia del Tritico 

– E voi chi è che sareste? – domanda un uomo alto e baffuto, con lo sguardo di sottecchi, sbucando dalla prima delle baracche. Due gazze calano veloci dall’alto e gli si posano sulle spalle.  

– Sono un soldato della Seriosissima Repubblica – risponde Ignoto/Nilla con il tono autoritario e fasullo che aveva messo a punto per anni, – Sto scortando questi prigionieri al Palazzo dei Pesi e delle Misure, affinché siano processati per tradimento. 

– Tu? Da solo? – domanda l’uomo portandosi una mano ai baffi.
Le gazze planano sulle spalle del soldato

– Le guardie della Seriosissima ripongono tanta fiducia nel potere della pietra da lasciare un solo militare a occuparsi di tre prigionieri, di cui uno in grado di cullare un bue – insinua l’uomo indicando Frido di sfuggita.

L’uomo si avvicina per scrutare il soldato in volto.
Questi volta la faccia con la scusa di richiamare i prigionieri. 

– E sbrigatevi voi! – tuona, ma l’uomo continua a scrutarlo: 

– Mi sembra di averti già visto, soldato, eppure non sei mai stato di guardia qui alla Cittadella Agricola, me ne ricorderei. 

– La prego di non intralciare il mio dovere, cittadino, altrimenti dovrò chiederle di unirsi al gruppo di prigionieri – Ignoto afferra la lancia. 

– Non sia mai detto – dice l’uomo arretrando con un inchino volutamente esagerato.
Le gazze tornano sulle sue spalle. 

– Qual è il vostro nome – domanda Ignoto.

Ifigenia del Tritico, molto onorato, mercante capo allo spaccio della Cittadella – con un gesto plateale indica le altre capanne. – A proposito, avete bisogno di qualcosa? Qui abbiamo tutto ciò che… 

– No, dobbiamo andare! – lo interrompe brusco Ignoto, voltandosi di scatto. 

– Eppure sono sicuro di averti già visto da qualche parte… 

– Buon lavoro cittadino Del Tritico. 

Ignoto si avvia con passo svelto verso il sentiero lungo le mura, dimenticandosi di aspettare i suoi prigionieri.

Mentre anche gli altri cambiano direzione con passi incerti, il mercante lancia un urlo: 
– Eeeehi! Adesso ricordo! La Gilda… Tu stavi con le Mercantesse! 

Contrattazioni 

Ignoto/Nilla si volta di scatto e si avvicina al mercante con passi lunghi e scattanti.
La mano destra stretta alla lancia, la sinistra al cappuccio dell’aquila. 

– Cittadino – sibila – non costringetemi ad usarla. 

– Fai pure – le dice Ifigenia con un ghigno spavaldo – Su di me avrà effetto ma su di loro no – inclinando la testa di lato indica le gazze sulle sue spalle – e loro sanno bene cosa fare in caso di pericolo

Ignoto molla il cappuccio e rinfodera la lancia. 

– Allora, soldato, come la mettiamo? O forse dovrei chiamarti Mercantessa… Dovresti sapere che siete ancora bandite su tutto il continente e oltre lo Stretto fino al deserto. 

– Tu chi sei? – chiede Nilla con gli occhi infuocati di rabbia. 

Sono solo un mercante. Vendo quel che serve a chi lavora qui alla Cittadella. 

– A prezzi esorbitanti, tra l’altro… – esclama Frido mentre butta un occhio tra botteghe e bancarelle. 

– Il cibo costa quasi quanto una giornata di paga – aggiunge. 

– E la Repubblica te lo permette? – chiede Nilla in tono lugubre. 

– E’ la Seriosissima che mi ha affidato il mercato. Il Conduttore delle Riserve in persona – risponde tronfio il mercante. 

Lon si lancia verso il mercante con intenzioni belluine, ma Nilla/Ignoto l’afferra al volo. 

– E quanto pensi possa valere il gesto avventato di una ragazzina e di una donna ricercata che si finge un soldato volontario? 

L’uomo incrocia le braccia, certo di aver colpito e anche affondato. 

– Tu sei sempre un mercante, in fondo – dice Nilla – proprio come me. 

– E allora? 

Il mercante si guarda attorno. Osserva per bene le ragazze e dà un’occhiata sfuggente agli uomini e al carretto. 

– Cosa avete lì? Cosa ha in mano quell’uomo? 

Il mercante si avvicina al Barone. Le gazze si posano sul carretto. 

– Si tratta di quell’affare vero? Il congegno che vi ha fatto bandire da tutte le terre Limitrofe

– Non possiamo cedertelo quello. È l’unico ricordo che mi resta di mia madre e mia sorella – risponde Nilla riafferrando il bastone. 

– Non mi importa, non ho voglia di essere scacciato anch’io – dice il mercante volgendosi verso Lon. 

– E quello? Quello cos’è? – domanda indicando l’inchiostro nell’ampolla appesa al collo della ragazza. – Inchiostro? – sbuffa infine Ifigenia, – bah, ne abbiamo a litri qui. 

Nilla sembra riflettere intensamente, poi il suo sguardo si illumina. 

Ma nemmeno una goccia di quello che già avete vi protegge dalla pietra. E non venite a dirmi che le guardie non usano la pietra contro di voi, arrogante come siete voi e prepotenti come sono loro.

Ifigenia lascia cadere le braccia, i baffoni gli tremolano per un attimo e si volta indietro come per controllare qualcosa. 

– Spiegati meglio – dice a bassa voce. 

Nilla inizia a spiegare. Gli altri le si fanno intorno, tranne il Barone, che rimane a trafficare col Diario. 

Se si è a stretto contatto con questo inchiostro, si è immuni agli effetti terrificanti della pietra di Mieduro

“Lo abbiamo scoperto a Usma, nella bottega di un cartaio e ne abbiamo perfezionato la produzione. È lo stesso che ci permetteva di comunicare a distanza, attraverso gli animali di carta.
Ma non c’è da temere: senza quella carta resta un comune inchiostro. 

– Interessante – mugugna il mercante che, da uomo del mestiere, non lascia intendere quanto quell’inchiostro sia davvero interessante per lui.
– Ma è troppo poco – aggiunge di colpo.

– Cos’altro vuoi? – domanda Nilla stizzita. 

La tua aquila

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