Cronache di Vaffambaffola – Capitolo 12.1

Tentativo di riassunto dei capitoli precedenti: Nel tranquillo e operoso villaggio di Vaffambaffola, un evento inaspettato stravolge la giornata di due contadini, Sigfrido e Lon: viene proclamata una grande cerimonia in onore del Sommo Poeta e da quelle parti passa un viandante dall’aria polverosa e malandata che chiede del Palazzo di Pidaar. I due potevano farsi gli affari loro, come il contadino sperava, ma la sorellina vuole vederci chiaro e corre dietro al viandante. Peccato che sembra sia scomparso nel nulla. Frido e Lon, così, vengono a conoscenza di cose del passato di Vaffambaffola che ignoravano, e altre ne dovranno scoprire cercando la Pidaarica Historia, cronaca ufficiale di quando Vaffambaffola era un regno, scomparsa insieme al suo celebre e nebuloso autore.

I soliti Ignoti

Nebbia e boschi

Frido fende la fitta nebbia rosa con la sua mole da bisonte. L’aria salmonata ristagna e punge gli occhi come una cipolla fracassata. Il contadino riesce a scorgere le radici sporgenti attraverso la stretta fessura dei suoi occhi. Il carretto cui è attaccato lo segue sbatacchiando Lon come una marionetta. La ragazza ha gli occhi chiusi e cerca di stringere a sé ginocchia e Diario.
Si fermano. La visibilità è ridotta alla punta del naso. Frido prova a spalancare gli occhi grondanti di lacrime. Molla i manubri del carretto per poter compiere qualche passo incerto nei dintorni.


Tu vedi qualcosa Lon? – dice, rivolto a sua sorella.
A rispondere, invece, è una voce grave e tonda, che sembra arrivare da nessuna direzione precisa: – Hai ragione, non è una granché la vista, oggi.
Frido ha un sussulto. Torna in direzione del carretto, o almeno nella direzione dove pensa dovrebbe esserci il carretto, ma si trova a tastare alberi e a inciampare sui sassi. Invoca Lon con la voce che gracida come quella di una rana spaventata.

Cos’hai da gridare tanto? – domanda Lon dalle sue spalle.
– Lon? – Frido si voltà di scatto e le tasta la faccia con le falangette callose.
– Frido, mi sembri sorpreso. Lo sai che abbiamo viaggiato insieme, sì? – chiede Lon fingendo apprensione.
– Non hai sentito anche tu? – chiede Frido, apprensivo sul serio.
– Sentito cosa?
Quella voce… Quella voce di uomo. – Frido tende l’orecchio come per catturare la minima vibrazione sospetta.
– Parli di Totò? – disse Lon indicando verso una direzione qualsiasi del bosco – E’ diventato bravo nelle imitazioni, sai. Dovresti sentire come riesce a fare la voce di…
– No! – la interrompe Frido – Non era il tuo pollo.
– Craaa! – protesta Totò.
– Era una voce di uomo, grosso e… molto, molto vicino.
– Come questa? – disse la voce di uomo grosso molto, molto vicina.


Frido e Lon si afferrano di colpo come due polpi e si stringono forte l’uno all’altra.
– Chi sei? – chiedono in coro.
– Dipende da chi lo domanda – risponde la voce ridacchiando di gusto – Voi dovreste essere Frido e Lon del Laudano, giusto?
– Co… come fai a conoscerci? – domanda Lon con un filo di voce.
– Bè, – la voce si fa seria e cadenzata, – diciamo che in questi giorni abbiamo avuto modo di parlare parecchio.

La nuvola di nebbia rosa si fa da parte come un sipario di fiocchi di cotone. Un uomo dalla testa e la faccia irte di peli soffici e pettinati inclina il busto in avanti. La figura imponente, anche se non quanto quella di Frido, è coperta da un lungo saio di stoffa cangiante dai colori quasi indefinibili che gli sbuffa scintillando fino alle braghe vaporose. Dalle ginocchia partono un paio di calzoni attillati bianchi e i piedi sono infilati dentro scarpini di cuoio marrone.
L’uomo indica il libro che Lon porta appeso a tracolla. La ragazzina si stacca da Frido, afferra il Diario con entrambe le mani e lo osserva con l’aria di chi si ritrova per la prima volta quell’oggetto tra le mani.

Il Barone

Poi punta verso l’uomo con gli occhi spalancati dalla meraviglia:
Allora tu sei…
– Chi? – chiede Frido, che ha di nuovo serrato le fessure dei suoi occhi.
Mi chiamano ‘Barone’, e per il momento vi basta sapere questo. Adesso, però, andiamo perché qui non siamo per niente al sicuro. Posso aiutarvi a trovare il Tugurio che cercate…
– E come può essere? – domanda Frido, deciso a non muovere un passo.
– Perché si trova dalle mie parti – risponde il Barone guardandosi attorno come a controllare che sia tutto a posto, prima di addentrarsi impettito nella macchia. – Tira su quel carretto di cavoli e seguitemi, presto! – conclude con il tono di chi è abituato a impartire ordini ma a cui non interessa poi tanto che questi vengano eseguiti, purché qualcuno faccia qualcosa.


Lon, senza rifletterci un secondo, segue trotterellando il nuovo arrivato e Frido, incerto, riafferra il carretto che riprende la sua eterna lotta con l’attrito.

Intermezzo

Nell’angolo di bosco dove fino a poco tempo fa c’era la piccola carovana che stiamo seguendo, la nebbia rosa si è diradata del tutto.
A pochi passi da dove era comparsa la vaporosa figura dell’uomo che si fa chiamare Barone, da un cespuglio di rovi tremolante spunta fuori un essere dolorante. L’essere si mette in piedi sulle gambe mentre si schioda gli spini uno ad uno dalle più diverse parti del corpo.
È un uomo alto, slanciato e guardingo.
Non lontano, verso il folto della boscaglia, intravede la piccola carovana in cammino. Emette un sospiro sordo, come una risata soffocata, e sorride.
Poi torna serio e comincia a correre a perdifiato nella direzione opposta senza badare a mettere d’accordo gli arti tra loro.

I soliti

Durante il tragitto, la piccola Lon tempesta il nuovo arrivato di domande circa la nebbia rosa, del perché è arrivato lì proprio in quel momenti, se è davvero lui il tizio con cui parlava attraverso il Diario, ma l’unica risposta che ottiene è un “Non è ancora il momento, mia cara, abbi pazienza”, che non contribuisce certo a placare la sua curiosità.

Sigfrido se ne sta muto a rimuginare che quel tizio proprio non gliela conta giusta. Lo aveva sentito nominare diverse volte da Morgana e da Edgardo, in passato, ma chi può dire che sia davvero lui, chiunque egli fosse, perché, in ogni caso, non ne aveva nessuna idea.
Come fa a sapere del Tugurio, dei loro nomi, del viaggio?

Poi, all’improvviso, una scintilla di genio gli si accende negli occhi a fessura e lascia il carretto di colpo.
– Loooon! Allontanati subito da lui! – urla a squarcia gola mentre corre a tutta velocità verso i due.
Lon lo scanza all’ultimo per cogliere un fiore primizio del sottobosco, mentre Frido frana addosso al Barone bloccandolo a terra.

Tu sei una guardia della Repubblica! – gli alita rabbioso a mezzo palmo dalla faccia.
– No – risponde il Barone con serenità.
– Si che lo sei! – insiste muggendo il contadino.
– No che non lo sono – precisa il Barone, serafico.
– No che non lo è – conferma qualcuno alle loro spalle. Qualcuno che non è Lon.
Io sono una guardia della Repubblica e vi dichiaro agli arresti per alto tradimento della Seriosissima.
Frido e il Barone scattano in piedi, o almeno ci provano, nonostante le loro stazze fuse insieme glielo impediscano. Allora scattano a sedere.

Lon rimane impietrita a fissare il soldato sbucato dal nulla, che le fa un occhiolino complice e dice:
Affollato il bosco oggi, vero?

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco PennaNera
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