Che cosa vuoi di più dalla vita? – 10.2018

Se non sbaglio abbiamo già assistito al malinteso.

Un’opera dell’essere umano che viene assunta come creazione sacra o divina, di cui l’essere umano, al limite, assume il compito di far rispettare.

È già successo con il libri di riferimento delle più diffuse religioni monoteiste è già successo con dei comprovati falsi storici che davano potere in terra a questo o il potere di sterminare a questi altri.

É già successo che in nome della legge si provi a estinguere l’umanità, perché considerata al di sopra di qualunque umana debolezza, magari scolpita nella roccia o forgiata da una divinità che abita nello scantinato di un vulcano.

Eppure la roccia si logora e il metallo si consuma. Col tempo. Un sacco di tempo. Prima o poi qualcuno lo noterà e aggiusterà quello che sta diventando inutilizzabile, trasformandolo. E sarà una persona in carne, ossa e attrezzi del mestiere, proprio come quella che lo ha inciso o forgiato la prima volta, solo con qualche decennio di differenza.

Per la legge, per le leggi, accade lo stesso.

Si adattano, in teoria, alle nuove necessità del vivere comune. Oppure, caso più attuale, diventano dettami articolati e complicati che solo una ristretta casta di “sacerdoti” e “sacerdotesse” è in grado di interpretare e manipolare secondo il proprio volere, o quello del miglior offerente, facendo attenzione a non superarne i delicati margini, distaccandosi, di fatto, dal controllo immediato di chi stabilisce le convenzioni sociali, ovvero noi.

Tra gli utilizzi “legali” della legge ricordiamo, tanto per fare degli esempi familiari, il grande successo delle immunità parlamentari, della riforma del lavoro, o della dilazione di un debito di milioni di euro in comode rate.

Ma se utilizzi, attorcigli, aggiri un cavillo, un comma, un paragrafo, per far del bene ad altre persone, ti mettono ai domiciliari. Se intervieni con un progetto aggirando la macchinosa burocrazia, ti danno del truffatore. Se agisci con coscienza e umanità, diventi un nemico pubblico.

Il fatto preoccupante è che non si tratta di semplice cecità governativa o burocratica, che prima o poi l’intervento di giuristi o politici illuminati curerà prendendo i responsabili per mano per guidarli verso la luce.

In un ipotetico scontro da fumetto tra Bene e Male, razzisti, populisti e sovranisti, sono i Supereroi che intervengono a salvarci dai Mostri Invasori venuti da chissà quale pianeta al margine dell’universo e, ovviamente, dai loro Complici, traditori della patria, sulla Terra.

E non serve andare mica lontano per averne la prova. Basta salire su un autobus, fare la fila alle poste, o attendere il proprio turno dal medico di base.

Ovunque, prima o poi, qualcuno declamerà l’Apologia del Supereroe, che in qualche narrazione è addirittura già Martire, poiché forze oscure gli sono avverse.

Peccato che a volte, quasi sempre, gli stessi apologeti o agiografi, rivelano il meccanismo che li spinge a ragionare in questo modo, che di per sé è banale e non ha niente di malvagio e che si può riassumere in questo schema:

Crisi –> Paura –> Chiusura

Non sia mai che in un clima di diffusa tensione si dia spazio alla libera iniziativa, quella sana, pratica, che non nuoce a nessuno e che può addirittura servire da modello. Che non se ne parli nemmeno!

Occorre, come ci insegna la Storia e la memoria, un nemico esterno – Barbari, Ebrei, Immigrati, Armeni, Palestinesi, Curdi – verso cui incanalare la rabbia che scaturisce dalla paura.

E dare delle soluzioni. Immediate. Illogiche. Irragionevoli. Fin troppo facili. Eppure accettate come postulati matematici per il semplice fatto che diventano come ritornelli di canzoni famose. Ti colpiscono al cuore e ti fanno andare in pappa il cervello.

Ci rimettiamo tempo, energie e diottrie a cercare altrove il proprio nemico, quando poi forse chi ci porta via il lavoro senza meritarlo, chi ci manipola, chi ci truffa, chi ci impoverisce sempre più ce l’abbiamo già dentro casa.

E li guardiamo senza vederli.

Rivolgersi a costoro per qualche chiarimento sarebbe molto più a portata di mano.

Che cosa vogliamo di più dalla vita?

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