C’era una volta la Tigre della Tasmania

C’era una volta la Tigre della Tasmania

Vi racconterò la storia di un animale particolare, eretto a simbolo del posto che abitava e divenuto martire dopo la sua scomparsa.

Si tratta della Tigre della Tasmania.

Tutti, quando pensano alla Tasmania pensano subito al marsupiale reso famoso dalla Warner Bros. grazie ai Looney Tunes. Ma non sarà questo piccoletto al centro del mio racconto.

Tilacini Disegno
Disegno di una coppia di tilacini o tigri della Tasmania

La scoperta di un’isola

Fa caldo, siamo in novembre nell’emisfero sud e il 24 di quel mese del 1642 uno spregiudicato navigatore, partito dall’isola di Mauritius, deciso a raggiungere le indie mette piede su un nuovo mondo. E’ un’isola per lo più disabitata e grande quanto l’Irlanda. Il nome dell’esploratore intrepido era Abel Tasman e battezzò quell’isola col nome di Antony Van Diemen’s Land, dal nome del governatore delle Indie Olandesi. Delusi dal fatto che non fosse l’India e che quelle terre non avessero nulla di importante da dare in termini commerciali o produttivi, i nuovi conquistatori europei abbandonarono quelle terre inospitali, forti del fatto che l’importante per una nazione a quei tempi, e non solo a quei tempi, era la rivendicazione di un territorio, seppur inutile e lontano. Quindi piantarono la bandiera, tracciarono le mappe e abbandonarono quelle terre per un po’.
Nel 1777 fa capolino un altro eroe intraprendente, James Cook, e solo nel 1803 i britannici fondano il primo insediamento portando con sé manodopera composta da detenuti delle patrie galere della regina. Giusto per far capire quanto fosse appetibile per un suddito di sua Maestà approdare in un luogo all’altro capo del pianeta. 

Questo primo insediamento diventò l’odierno Hobart capitale dell’isola. Nel marzo del 1805 venne registrata l’uccisione di un animale “sicuramente di una specie non conosciuta e certamente la più potente e terrificante”, nello stesso report si legge “la forma dell’animale è quella della iena e al tempo stesso ricorda l’aspetto di un cane lupo basso e con labbra che non riescono a celarne le zanne”.

Tilacino disegno

L’arrivo dei coloni inglesi sancì dei cambiamenti drastici per gli abitanti dell’isola. Gli aborigeni si videro assoggettati e segregati, mentre animali come emù e canguri iniziarono ad essere cacciati per le loro carni.

Il territorio dell’isola non era adatto alla coltivazione né agli allevamenti anche se poi venne introdotto la pecora merinos famosa per la sua lana pregiata. L’emù della Tasmania, completamente impreparato ad un predatore vorace come l’uomo scomparve in meno di 50 anni dallo sbarco dell’uomo inglese sull’isola. Fu così che nel 1850 venne considerato estinto e oggi esistono pochissime prove della sua esistenza a parte qualche resto osseo, dei gusci di uova e qualche piuma.

Truganini. L'ultima aborigena della Tasmania

Due secoli di storia europea

La popolazione aborigena della Tasmania si stimava intorno alle poche migliaia di individui agli inizi del 1800 e come in ogni storia di colonialismo non mancarono strategie sistematiche di sfruttamento, soprusi e violenza nei confronti delle popolazioni autoctone. La segregazione continuò fino alla completa scomparsa testimoniata dalla morte dell’ultima aborigena denominata Truganini e morta nel 1876. Fu la fine di una popolazione antica di 40000 anni che trasmetteva la propria lingua e la propria tradizione per via orale e che terminò la sua esistenza nel giro di 73 anni.

Dagli aborigeni alla tigre della Tasmania

Stessa sorte toccò qualche decennio più tardi al protagonista di questo racconto. Parlo di Benjamin, l’ultimo esemplare di tigre della Tasmania che morì la notte del 7 settembre 1936, in cattività da molti anni nello zoo della capitale, Hobart.

Benjamin, l’ultimo tilacino sopravvissuto

La tigre della Tasmania o più precisamente il Tilacino veniva chiamato in diversi modi perché difficile da classificare per gli europei arrivati lì. Era chiamato anche lupo tigre, zebra lupo, zebra opossum, lupo marsupiale, iena tigre o dingo della Tasmania. La difficoltà nel capire a quale specie appartenesse derivava, ovviamente, dal suo aspetto peculiare. Aveva l’aspetto di un cane con un corpo più lungo di uno domestico, una coda lunga fino mezzo metro, il manto striato sul dorso come quello di una tigre del bengala e, cosa più particolare agli occhi di un occidentale dei tempi, era un marsupiale. La femmina di tilacino custodiva i propri cuccioli nella tasca addominale fino allo svezzamento, come un canguro o un wallaby. Il suo nome scientifico è Thylacinus cynocephalus dal greco Thylatos (tasca), cinos (cane), cephalus (testa).

Perché sterminarlo?

Fin dalle prime volte che viene avvistato, il tilacino viene bollato come animale pericoloso. Gli vengono imputati comportamenti del tutto inventati, come ad esempio quello di essere un vampiro, un animale che caccia le sue prede per berne il sangue. Verrà accostato a uno degli animali più tormentati della storia dell’umanità, il lupo. E come il lupo, il tilacino verrà sistematicamente cacciato per legge e dietro ricompensa fino a che non scomparve del tutto. Gli inglesi, infatti, sono tristemente noti per aver eliminato dalla Gran Bretagna il lupo ed averlo fatto estinguere dall’isola.  Il fatto che il tilacino venisse assimilato al lupo, lo metteva alla stregua dell’animale considerato il predatore per antonomasia e che è sempre stato perseguito dal medioevo a oggi come pochi altri animali (forse l’orso). Tuttora il lupo è accusato in diversi paesi d’Europa, compresa l’Italia, d’essere una piaga per le greggi e per il bestiame quando, in realtà, la maggior parte delle volte, il danno è causato dai cani (feral dogs) rinselvatichiti che predano gli animali allevati dall’uomo. In Inghilterra, come detto in precedenza, il lupo è stato sterminato, mentre in Italia negli anni ’70 si contavano solo un centinaio di esemplari. Grazie alle politiche di ripopolamento degli anni successivi la situazione è tornata come un tempo e adesso sugli appennini è possibile visitare un parco Nazionale e ascoltare di notte, con l’aiuto di una guida esperta, gli ululati dei branchi che si sono stabiliti lì.

Famiglia con tilacino ai piedi

Tornando al nostro tilacino, lui sì era un predatore come il lupo, ma era un predatore specializzato. Era capace di predare mammiferi come il canguro o il wallaby e non le greggi. Le paure immotivate fanno prendere decisioni inutili e dispendiose, e le politiche prese nei confronti di questi animali lo furono.

Negli anni ‘30 del 1900 divenne una vera e propria attrazione e i pochissimi esemplari selvatici ancora in vita venivano catturati non più per intascare la ricompensa data dal governo e per le pelli, ma per rivenderli agli zoo europei che ne facevano richiesta.

Testimonianze del tempo

L’ornitologo John Gould ed esperto disegnatore, stretto collaboratore di Charles Darwin, era uno dei più importanti studiosi della fauna della Tasmania e già paventava la possibile scomparsa del tilacino.

Il tilacino era considerato un animale nocivo nonostante i numeri affermassero il contrario. I registri del tempo avvalorano il fatto che molte delle pecore merino introdotte per la produzione della lana non riuscissero a sopravvivere a causa degli inverni troppo rigidi e che a morire uccisi dai tilacini erano pochissimi capi di bestiame.

Cronistoria dell’estinzione

Nel 1930 venne abbattuto l’ultimo tilacino selvatico documentato e solo due mesi prima che morisse l’ultimo esemplare in cattività, il tilacino divenne specie protetta nell’isola della Tasmania. Era il 1936. Segno che la politica come sempre nella storia dell’uomo si muove immediatamente per risolvere il problema percepito dalla popolazione per ottenere un consenso immediato e difficilmente riesce a prendere una decisione giusta anche se osteggiata da chi si fa forte delle istanze economiche.

Araldo_stemma_Tasmania

50 anni dopo l’avvistamento dell’ultimo tilacino in vita quindi, l’animale venne dichiarato estinto ufficialmente, anche se ogni tanto fa capolino la notizia di un avvistamento.

Oggi è tra i simboli della Tasmania ed è raffigurato nell’araldo del paese. Due tilacini rampanti reggono lo scudo in cui campeggiano i motivi per cui è diventata ricca l’isola: un covone di grano, un fulmine a simboleggiare l’energia idroelettrica, la pecora merino, le mele, il luppolo e in cima un leone che impugna pala e piccone, simbolo delle attività minerarie.

Per chi volesse approfondire la questione può leggere il libro di David Owen – Thylacine. The tragic tale of the tasmanian tiger.

Autore: Francesco PennaNera
Cover design: Valerio Ichikon

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