Bollettino Errante n.8

Bollettino Errante n.8

Messico Dove vanno a finire le persone scomparse

Dal 2006 al gennaio 2019 sono scomparse più di 33 mila persone in Messico. Queste le stime ufficiali uscite fuori dalle denunce di scomparsa fatte negli Stati Uniti Messicani. Un gruppo di giornalisti ha messo su un progetto di ricerca consultabile sul web dal nome “A donde van los desaparecidos”: “Dove vanno le persone scomparse”. Questo progetto ha l’ardito compito di localizzare, tramite mappa, le fosse comuni scoperte dal 2006 fino ad ora.

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Terry Jones e il senso di una vita

“Due sono andati, ne restano quattro”. 

Questo è il senso del tweet scritto da John Cleese per commemorare l’amico Terry Jones, scomparso recentemente.  Una frase autoriferita, se ci ricordiamo che lo stesso durante il funerale di Graham Chapman, primo Python scomparso nel 1989, lo ricordò con la stessa formula “uno è andato, ne restano cinque”. 

Dei sei comici inglesi, Cleese è sempre stato quello apparentemente più borioso, ai limiti dell’autoreferenziale. Ragionevole in modo ossessivo, come anche lui si definisce. L’anarchico, l’istintuale, era invece, Terry Jones. La completa libertà da schemi sociali e sentimentali e la capacità di far convivere un genio creativo ed una goffagine ai limiti dell’insensatezza, saranno la grammatica espressiva principale di Terry Jones e degli stessi Monty Python. 

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Ti ricordi di Updike?

Ti ricordi di Updike

#6 Note a Margine

Il gruppo

Forse sarebbe più bello tacere,
in accordo coi nostri pensieri,
che solo ad esprimerli in verbi e parole
non sono più verità.

Ma so che sarebbe anche bello sceglierle bene;
per farle aderire con più precisione
all’anima con la sua musica.

(Canzone Ecologica, Marlene Kuntz)

Poesia in musica. Non credo ci sia definizione migliore per la produzione dei Marlene Kuntz.

Il nucleo storico di questo gruppo originario di Cuneo è formato da Cristiano Godano (voce e chitarra), Riccardo Tesio (chitarra) e Luca Bergia (batteria, percussioni, cori). La loro attività inizia al termine degli anni ’80 e hanno all’attivo 10 album in studio.

Il sound del gruppo si è evoluto nel tempo, pur mantenendo delle caratteristiche peculiari: suono aggressivo, un po’ distorto e quasi isterico di “Festa Mesta” ed “M.K” (dall’album “Catartica”, 1994), uniti ad un uso della parola ricercato, poco comune nel panorama musicale specialmente quello attuale.

Tra le canzoni più celebri del gruppo ci sono, senza dubbio, “Nuotando nell’aria” (1994) e “La canzone che scrivo per te” (2000), quest’ultima in collaborazione con Skin.

L’attività di collaborazione con l’artista voce degli Skunk Anansie continua tutt’oggi: infatti, il 25 aprile di quest’anno (la data non è casuale) i Marlene Kuntz e Skin hanno pubblicato una cover della canzone popolare “Bella Ciao”, il cui video ufficiale è stato girato a Riace e il cui ricavato è stato devoluto al progetto È stato il vento – Artisti per Riace.

L’ispirazione

Lo scrittore al quale ci dedichiamo oggi è l’americano John Updike. Ha iniziato la sua carriera come collaboratore de “The New Yorker” intorno al 1954, ma la sua carriera da scrittore decolla circa sei anni dopo, quando pubblica “Corri, Coniglio”. Questo romanzo è il primo della cosidetta serie del coniglio, di cui i successivi sono: “Il ritorno di Coniglio” (1971), “Sei ricco, Coniglio” (1981), “Riposa Coniglio” (1990), “Rabbit Remembered” (2001).

La produzione di Updike non si ferma però alla produzione di romanzi, ma spazia anche tra racconti, poesie e saggi.

Per quanto riguarda i temi delle sure opere, lo stesso Updike ha affermato:

My subject is the American Protestant small-town middle class. I like middles. It is in middles that extremes clash, where ambiguity restlessly rules

“Il mio soggetto è la classe media protestante Americana delle piccole città. Mi piacciono le classi medie. E’ lì che gli estremi si scontrano, dove l’ambiguità governa senza sosta”.

In effetti, Updike può essere definito contemporaneo più che moderno. Soprattutto dai suoi romanzi traspare un’umanità perennemente insoddisfatta, che ha tutto pur credendo di non avere nulla e ricerca costantemente una felicità nel futuro che è già presente nell’ora.

La canzone

Il brano di oggi è “Ricordo”, naturalmente dei MK (Marlene Kuntz), incluso nell’album “Senza Peso” pubblicato nel 2003. Altre canzoni degne di nota appartenenti a questo lavoro (il quinto dei MK) ci sono “Notte” e “Fingendo la poesia”; non mancano, però, canzoni che ricordano il sound degli esordi come, ad esempio, “Sacrosanta verità”.

A differenza degli altri brani che abbiamo citato in questa rubrica, non trae ispirazione in toto dalla letteratura, ma cita Updike:

Un giorno la tua voce mi chiamò
Per dirmi: “Ti ricordi di Updike?
L’ho preso ed è magnifico”,
E mentre mi dicevi così
Pensavo che tu, prima, mai
Avevi telefonato a me…
È l’ultimo ricordo che ho di te
E so che non lo perderò

Come la maggior parte dei testi dei MK, anche questo è intriso di poesia, ma soprattutto di delicatezza: si parla infatti di un suicidio, ma le parole morte/vita non vengono mai utilizzate.

Buon ascolto!

Link di approfondimento

Autrice: Annarita N.
Cover design: Valerio Ichikon

La Gilda delle Mercantesse – Parte 4 di 4

In fuga da Usma

ttanagliate da continui controlli, le mercantesse si risolsero a fuggire in fretta e furia, per quanto si possa fuggire in fretta e furia con una carovana composta di mule, cavalli e un centinaio tra donne, merci e prole.

A poche migliaia di ruote di distanza dalle mura di Usma, le diverse carovane si separarono in tante piccole Gilde, che andarono una per ogni direzione del vent per portare avanti i loro commerci e la loro missione educatrice.
Purtroppo, la tranquillità durò per poco tempo. Dopo qualche luna, Usma inviò messi in tutti i villaggi del Continente, che in cambio di ricchi benefici, convinsero i signori locali a impedire i traffici delle mercantesse.

Le Gilde erano bandite ovunque e le mercantesse dovettero passare alla clandestinità. Non si è saputo più nulla di loro, fino ad oggi, seppure l’eredità del loro passaggio è ancora visibile.
Dopo di loro le donne potevano commerciare insieme e al pari degli uomini, o senza di loro se gli pareva, e le spedizioni commerciali non si accompagnavano più a orde di soldati affamati di sangue e bottino. “Commerciare senza ammazzare” divenne una regola ovunque, seguita ancora oggi.
Con la Gilda è scomparsa anche la loro scoperta, di sicuro una delle cause di tanto accanimento da parte degli Usmanni, i quali non riuscirono mai a riprodurla, né a carpire il segreto dal cartaio, scomparso in circostanze misteriose mentre si trovava agli arresti, prima di poter essere interrogato.

E’ probabile, o meglio, a me piace pensarlo, che le mercantesse arrivarono anche a Vaffambaffola e oggi, chissà, vivono in mezzo a noi, in attesa del momento giusto per riprendersi ciò che gli è stato tolto.

La lezione terminò in mezzo agli applausi. Anche Caterina del Luppolo vi aveva assistito e si fece strada tra la folla per andare ad abbracciare Morgana, sommersa di doni e di complimenti.
All’epoca nessuno di noi sospettava nulla, eppure mi sembrò di notare, tra le gambe della gente, qualcosa che si muoveva. Mi avvicinai per guardare meglio, ma quando la folla si disperse, per terra c’era solo un foglio di carta spiegazzato con una scritta:

Che il topolino del sapere porti a chiunque il mio messaggio:
la storia è finita, per ora…

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco PennaNera

La Gilda delle Mercantesse – Parte 3 di 4

La carta animata.

sma era una città animata e coinvolgente.
La Gilda decise di stabilirsi per qualche mese in un accampamento fuori le mura, mentre Tenakari e le sue figlie presero in affitto una piccola bottega non lontana da quella del cartaio dove poter svolgere insieme a lui esperimenti sulla cellulosa speciale.
Nella Gilda, tuttavia, serpeggiava il malcontento. Più di una mercantessa sospettava che Tenakari stesse facendo affari in privato tralasciando gli interessi del gruppo, ma ancora nessuna aveva azzardato ad accusarla pubblicamente per via dell’antico rispetto che provavano nei suoi confronti.
Ma fare affari da sole costituiva una grave violazione dei principi della Gilda, gli stessi principi che la mercantessa fondatrice aveva contribuito a stabilire perché nessuna prevalesse sulle altre.
Tenakari, così, fu convocata d’urgenza nella grande tenda del consiglio per fornire spiegazioni. Le mercantesse erano sedute in cerchio. Al centro c’era Tenakari con le piccole avvinghiate alle sue gambe.

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La cucaracha

Per la colonna sonora di ErrareUmano di questo mese abbiamo scelto una canzone che, se ascoltata appena svegli, magari di domenica mattina, rallegrerebbe la giornata di chiunque.

Tutti e tutte l’abbiamo ascoltata almeno una volta nella vita, e almeno una volta fischiettata mettendola in testa in maniera irreversibile a chi ci stava intorno.

Ma, come spesso succede, dietro un tormentone sempreverde c’è una storia fatta di tradizione, cultura e contaminazione. “La cucaracha” non fa eccezione.

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La Gilda delle Mercantesse – Parte 2 di 4

La fuga di Tenakari

enakari era convinta che un mercato gestito da femmine coraggiose fosse più efficace e meno mortifero di quello gestito dai maschi, o dalla maggior parte di loro, per il semplice fatto che esisteva, secondo lei, un modo di commerciare senza ammazzare, ovvero commerciare-senza-ammazzare.
Tuttavia, era cosciente che un’affermazione questa le avrebbe garantito il posto d’onore ad un grande falò in mezzo alla piazza di un villaggio qualunque.
Così decise di scegliere una strada che non portasse diretta al rogo: travestì le sue figlie da fanciulli e lei stessa indossò vesti da mercante con un ampio turbante dalle volute vaporose che celavano i lineamenti del suo viso.

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La Gilda delle Mercantesse

A Vaffambaffola story

Prequel

Un giorno, quando ancora regnava Pidaar, bussò alla porta della Taverna una ragazzina vestita con una specie di sacco di velluto viola cangiante, legato in vita con una corda di spago intrecciato. Era scalza e sporca, aveva le mani impastoiate di una melma scura che sembrava pece, le cui macchie non si tolsero nemmeno dopo numerosi e approfonditi lavaggi e le restarono sui palmi delle mani come le pezze del manto di una mucca di montagna.
Clodoveo del Luppolo, quando la vide sull’uscio, le domandò: – E tu chi sei? – La ragazzina rispose: – Mi chiamo Morgana, mescolo insieme le cose.
– Bene, – risposte l’oste senza fare altre domande – mi aiuterai a fare una birra decente.

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Questo finirà, quando loro smetteranno

Questo finirà, quando loro msmetteranno

Migliaia di persone in queste ultime settimane hanno scioperato in Francia. Migliaia di loro sono d’accordo su una cosa. Non vogliono la nuova riforma delle pensioni promossa da Macron.

Oltre il 60% della popolazione appoggia chi sta protestando. Ma come fanno questi lavoratori a sopportare il peso di uno sciopero così lungo che sta proseguendo da dicembre? Stiamo parlando di quasi due stipendi e di migliaia di lavoratori che non hanno avuto la busta paga.

La risposta arriva dalle innumerevoli iniziative e donazioni locali e nazionali. Molti lavoratori hanno potuto usufruire delle sovvenzioni promosse da Info’Com-CGT, il ramo della Confédération générale du travail dei lavoratori dell’informazione e della comunicazione, che è riuscita a raccogliere più di 2 mln di euro per le casse sindacali di scopo.
Un esempio di come anche chi non può scioperare ha potuto partecipare simbolicamente aiutando quei lavoratori che possono farlo, delegando o meglio rafforzando uno sciopero che è diventato il più lungo della storia della Francia dal dopoguerra ad oggi.

Non solo operai

A far valere le proprie istanze non sono solo le classiche categorie del ‘900 operaio ma anche il settore della cultura francese e dei professionisti.
I lavoratori dell’Opéra di Parigi continuano a scioperare da un mese e mezzo organizzando concerti il sabato in appoggio a chi protesta contro la riforma delle pensioni.

Ad oggi sono stati cancellati una settantina di concerti all’Opéra mentre alla Comédie-Française sono saltati una trentina di spettacoli.

Al mondo dello spettacolo si associano anche pompieri, avvocati e medici lanciando a terra toghe, camici o facendo un sit-in sdraiati a terra in piazza.

Quello che non ti aspetti

Tra le iniziative più interessanti e più inaspettate ci sono quelle degli streamers su Twitch con il collettivo “Le stream Reconductible” (Lo stream rinnovabile, come lo sciopero appunto).

Il collettivo, fondato dal famoso video streamer Usul ha creato un canale sulla famosa piattaforma di streaming di videogiocatori “Twitch” e ha iniziato a trasmettere i video in diretta dal 5 dicembre 2019 giocando e creando discussioni.

Lo scopo è racimolare soldi a favore di chi sciopera con o senza sindacati. Dal momento in cui sto scrivendo hanno raggiunto la cifra di 150 mila euro e vengono raccolti sull’account di una piattaforma online di doni “Youtip” gestito da diverse sigle sindacali che distribuiscono i fondi ai lavoratori in sciopero e che potranno beneficiare di uno stipendio complementare o sostitutivo.

Chi ha potuto vedere in diretta gli streamers che si davano il cambio per dare continuità allo streaming, avrà potuto vedere la versione modificata di Super Mario 64 trasformata in Super Macron 64, col faccione presidenziale onnipresente ad ogni schermata e livello del gioco oppure alla versione iper realistica di Mario Party in cui chi gioca deve far fronte ad avversari che partono già avvantaggiati e che accumulano sempre più soldi mentre il giocatore deve continuare a gareggiare per poter recuperare il vantaggio ingiusto che hanno gli avversari più ricchi.

E noi qui dall’altra parte delle Alpi?

La verità cruda e pura è che i francesi, lavoratori di oggi, stanno protestando non per le proprie pensioni ma per quelle delle prossime generazioni, non per le proprie ma per quelle che avranno i loro figli e i loro nipoti e che non avranno diritto allo stesso trattamento pensionistico che avranno loro allorquando avranno contribuito allo stesso modo dei padri.

Questo discorso generazionale noi in Italia non lo abbiamo fatto, i nostri padri e i nostri nonni non lo hanno fatto; e per questo si ritrovano con pensioni minime sempre più basse e coi figli che probabilmente andranno in pensione a un’età sempre più alta. I francesi, invece, pensano al futuro, al fatto che se qualcosa non quadra nelle spese dello Stato non è di sicuro colpa di chi paga già ma di chi le spreca.

Autore: Francesco PennaNera
Cover design: Valerio Ichikon