White Rabbit

White Rabbit - #10 Note a Margine - The Jefferson Airplane

#10 Note a Margine

Il mio classico Disney preferito è senza dubbio Alice nel paese delle meraviglie. Ne conoscevo a memoria tutte le battute e lo guardavo almeno una volta al giorno.

Spesso, però, quando mi trovo a chiedere delle preferenze sui classici Disney e mi trovo ad esprimere la mia, ottengo come risposta una smorfia: questo cartone genera, in molte persone, smarrimento e forse anche un po’ di angoscia.

In fondo, si tratta di una bambina che, spinta dalla sua curiosità, si ritrova in un modo al contrario dove succedono cose non proprio normali… Insomma, una trama forse non troppo tranquillizzante per alcuni caratteri suscettibili.

L’ispirazione

Il romanzo dal quale ha tratto ispirazione la canzone di oggi per la rubrica Note a margine è Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie scritto nel 1865 da Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson). È considerato uno dei capolavori della letteratura non-sense, ed i suoi personaggi hanno esercitato una notevole influenza sulla cultura popolare, specialmente in relazione alla letteratura fantasy.

La stesura del romanzo segue una gita in barca che il suo autore fece il 4 luglio 1862 insieme al reverendo Robinson Duckworth, ed alle tre figlie di Henry Liddell (vicecancelliere dell’Università di Oxford e decano di Christ Church) Lorina, Alice e Edith.

Una delle versioni finali del romanzo fu regalata da Charles Dodgson ad Alice, ed era impreziosita da illustrazioni dello scrittore stesso.

Il libro è incentrato su molte figure retoriche, giochi di parole, proverbi e riferimenti alla cultura inglese, e per questi motivi ha sempre rappresentato un’ardua sfida per i traduttori.

La canzone

Un’opera così complessa non poteva non influenzare il mondo del cinema e della musica.
Una delle canzoni ispirate a questo romanzo è senza dubbio White Rabbit dei Jefferson Airplane.

Il brano è contenuto nel secondo album del gruppo pubblicato nel 1967, Surrealistic Pillow, ed è considerato uno dei capisaldi del rock psichedelico, inserito dalla rivista Rolling Stones  nell’elenco delle 500 migliori canzoni di sempre.

La canzone è stata scritta da Grace Slick, entrata a far parte del gruppo con questo album, ed è naturalmente influenzato dalla cultura di fine anni ’60, quando l’utilizzo di droghe come l’LSD era molto diffuso, tra le altre cose, come strumento per cercare nuovi mezzi espressivi.

Il testo

Nonostante il tema molto caldo per l’epoca, il brano è costruito in maniera magistrale; tant’è vero che non subì la censura da parte delle radio perché non comparivano riferimenti espliciti all’uso di droghe.

Il testo riprende in maniera diretta alcuni tratti ed episodi del romanzo:

One pill makes you larger,
and one pill makes you small

Una pillola ti fa diventare più grande,
e una pillola ti rimpicciolisce

Vengono citati alcuni personaggi del libro, come Alice stessa, il Bianconiglio, il Bruco e la Regina di Cuori.
Alcuni dei versi più belli sono racchiusi nel finale, ed invitano a liberare sia la mente che i sensi:

When logic and proportion
have fallen sloppy dead
And the white knight is talking backwards

And the red queen’s off with her head
Remember what the dormouse said
Feed your head, feed your head

Quando la logica e le proporzioni (delle cose)
sono cadute morte al suolo
e il cavaliere bianco sta parlando all’incontrario

e la regina di cuori ha perso la sua testa
ricorda quello che aveva detto il ghiro:
alimenta la tua mente, alimenta la tua mente

Lo scontro tra due mondi, tra due generazioni opposte tra di loro viene ripreso dai versi the ones that mother gives you, don’t do anything at all (quelle –le pillole- che ti dà tua madre, non servono a nulla): si rinnega apertamente il passato, con tutto il suo bagaglio culturale.

La canzone divenne una vera e propria bandiera per i giovani dell’epoca, legati in maniera salda all’idea di pace, amore e psichedelia. Nonostante la canzone non sia uno dei più grandi capolavori della musica internazionale, lo è diventato proprio perché ha saputo incarnare e racchiudere in due minuti e mezzo lo spirito dell’epoca.

Infatti, una seconda e diversa interpretazione del testo attribuisce a White Rabbit il ruolo di canzone contro la guerra: non dobbiamo dimenticare che in quegli anni la guerra del Vietnam (1955-1975) era nel suo pieno svolgimento. Allora i versi chasing rabbits (inseguire i conigli) e hookah-smoking caterpillar (bruco fumatore di narghilè) possono essere associati a coloro che partirono per il Vietnam per inseguire i Vietcong e a coloro che invece hanno disertato.

Ed ancora il verso the men in the chessboard get up and tell you where to go (gli uomini sulla scacchiera si alzano e ti dicono dove andare) può essere riferito all’apparato militare che impartisce ordini ai soldati semplici.

Alla luce di tutto ciò, White Rabbit può essere vista come un invito alla società americana, ed io aggiungerei mondiale, a non restare inerme ed assopita di fronte a certe tematiche, di fronte a certe notizie, e a risvegliare la propria mente, alimentandola costantemente (feed your head).

Ecco perché l’FBI ha inserito questa canzone in un elenco di canzoni sovversive.
Ecco perché questa canzone è diventata il simbolo di una generazione.

La musica

L’autrice ha apertamente dichiarato di essersi ispirata allo stile del bolero (danza spagnola risalente al XVIII secolo); per chi fosse a digiuno di stili musicali di stampo classico, un celebre esempio di bolero è quello composto da Maurice Ravel nel 1928.

Come la stessa Grace Slick ha dichiarato, una forte influenza sulla composizione della musica di questo brano è dell’album Sketches of Spain di Miles Davis & Gil Evans: l’ispirazione spagnoleggiante, infatti, è molto chiara, soprattutto all’inizio del brano.

L’atmosfera militaresca viene ripresa dal ritmo incalzante, preciso, a tratti angosciante, a carico dei rullanti. Il giro di basso, molto sensuale e sempre presente durante tutto il brano, contribuisce ad accrescere il senso di angoscia e di smarrimento.

Sebbene la melodia non presenti complessità vocali, per una sua piena interpretazione è necessaria una voce grave, intensa, profonda, proprio come quella di Grace Slick; le doti interpretative, la precisione vocale, in questo caso, contano molto più delle capacità vocali, di fare gorgheggi, di essere un soprano con un’elevata estensione vocale.

La canzone si sviluppa su una tonalità minore, andando in maggiore soltanto nel ritornello, ma soprattutto in corrispondenza del verso finale Feed your head, che rappresenta l’amplesso di un rapporto sessuale, dove viene liberata la tensione che cresce per tutta la durata del brano.

L’ascolto

Una delle migliori versioni live è, naturalmente, quella eseguita all’interno del festival di Woodstock del 1969.

Sebbene ne siano state realizzate diverse cover, non ce ne sono molte che sono all’altezza di Grace Slick; forse solo una, quella di Loreen, cantante svedese di origini berbere, che vi proponiamo in una sua versione live. Prima di cantare, però, Loreen dice delle cose che condivido e che vi ripropongo qui:

Questa non è una mia canzone, ma ognivolta che la canto mi sento potente, e spero che anche voi vi sentiate potenti.

L’epilogo

White Rabbit è una canzone di una generazione, con una forza intrinseca immensa ed esplosiva, ancora oggi attualissima per il suo invito ad inseguire la pace e non le armi, a liberarsi delle sovrastrutture mentali imposte dalla società per alimentare, davvero e fino in fondo, la nostra mente, in modo da capire dov’è il giusto e lo sbagliato, in modo da capire chi è buono o cattivo.

In caso di difficoltà, Go ask Alice / Chiedete ad Alice.

Buon Ascolto!

Ti è piaciuto ciò che hai letto?
Allora puoi sostenerci in diversi modi: condividi i nostri articoli, sottoscrivi l’abbonamento a ErrareUmano, o magari entrambi.
Noi ci impegneremo a restare liber* e mantenere alta la qualità dei nostri contenuti.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Valerio Ichikon

LINK ED APPROFONDIMENTI

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 13)

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 13)

Diffusione della contraccezione

Complessivamente, per la facilità di reperire contraccettivi e per la quantità di informazioni sulla contraccezione, l’Italia è al 26° posto su 46 stati europei considerati nello studio denominato Contraception Atlas dall’EPF (European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights, Forum del Parlamento Europeo per i Diritti Sessuali e Riproduttivi). Per quanto riguarda l’informazione, in Italia non c’è un sito ministeriale atto allo scopo, al contrario della Francia, dove il sito www.choisirsacontraception.fr fornisce informazioni chiare e dettagliate sulla contraccezione. Sempre in Francia, una legge del 2016 condanna chi diffonde, anche sul web, informazioni false sull’aborto, estendendo cosi anche ad internet il reato di ostacolo all’interruzione volontaria di gravidanza.

Leggi tutto

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 12)

IGV: contraccezione parte 12

La contraccezione

Così come l’IGV, anche il mondo della contraccezione è ancora pieno di pregiudizi ed informazioni sbagliate, per lo più provenienti dal mondo cattolico, ancora una volta.

Una piccola curiosità: in un articolo pubblicato lo scorso dicembre 2019, è stato riportato che in seguito ad una visita papale in una data regione italiana (dati analizzati appartenenti agli anni 1979-2012), il numero degli aborti (precisiamo, legali, quindi tracciabili) ha subito una diminuzione che può variare tra il 10% ed il 20%, e registrati da 3 a 14 mesi dopo la visita papale stessa. A questa diminuzione, sorprendentemente non vi è associato un aumento delle nascite, suggerendo un’ampia scelta dell’astinenza sessuale.

Tuttavia, la diffusione della religione cattolica non è il solo motivo per il quale la contraccezione e l’aborto vengono visti in maniera sbagliata. Le informazioni circa le terapie ormonali giornaliere (la pillola anticoncezionale) sono scarse, e perlopiù il timore del loro uso è legato ai possibili effetti collaterali, ad esempio l’insorgere di tumori (paura del tutto infondata), fenomeni di spotting (piccole macchie di sangue provenienti dall’utero) e riduzione del flusso mestruale, per non dimenticare l’aumento della ritenzione idrica, aumento di peso, tensione mammaria, mal di testa, cambi di umore. Per eliminare questi problemi, sarebbe necessaria una terapia ormonale personalizzata.

Inoltre, la storia della pillola stessa può fare luce sul perché c’è ancora molta riluttanza e pregiudizio circa il suo uso. Lanciata sul mercato nel 1960 in seguito alla sua messa a punto da parte del fisiologo americano Gregory Goodwin Pincus con la collaborazione del biologo Min Chueh Chang e del ginecologo John Rock, venne introdotta in Europa nel 1961 ed in Italia nel 1964, dove, però, poteva essere prescritta solo a donne sposate. Solamente nel 1971, grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale, venne abrogato l’articolo 553 del codice penale dal titolo “Incitamento a pratiche contro la procreazione”, che riguardava il divieto di propaganda ed uso di qualsiasi mezzo contraccettivo.

Pregiudizi di natura storica e informazioni sbagliate: ecco perché circa il 20% delle donne in Italia sceglie di basare la contraccezione su metodi naturali, come il controllo sul proprio ciclo ormonale o praticare l’interruzione del coito. Naturali sì, ma siamo sicuri che abbiamo la stessa efficacia delle terapie ormonali? Bisogna poi precisare che queste ultime vengono prescritte anche per curare problemi ormonali come l’acne o per tenere sotto controllo la sindrome dell’ovaio policistico, o ancora per regolare un ciclo mestruale talvolta assente, talvolta troppo abbondante o troppo doloroso. Tuttavia, l’obbligo di prendere la pillola contraccettiva tutti i giorni viene vista da talune donne come una difficoltà nell’uso del mezzo contraccettivo stesso, perché richiede precisione e puntualità, preferendo altri metodi, come l’uso di impianti contraccettivi, ovvero piccoli dispositivi che si inseriscono sotto la cute e che rilasciano in maniera controllata ormoni simili al progesterone. Malgrado sia ancora non molto diffuso in Italia, sicuramente si tratta un metodo più efficace della pillola per chi ha la testa tra le nuvole!

Sebbene il costo della terapia ormonale contraccettiva non sia eccessivo (tra i 10 ed i 20 euro per un ciclo mensile), in alcuni paesi come il Regno Unito essa è totalmente gratuita. Ci sono alcune regioni italiane, come la Puglia e l’Emilia Romagna ad esempio, che distribuiscono contraccettivi non ormonali in maniera gratuita, ponendo però dei vincoli in termini di età e di reddito della richiedente. Dal 2016 l’AIFA ha inserito questo tipo di pillole in fascia C, quindi completamente a carico delle tasche della donna, mentre prima era in fascia A, ovvero a carico del Sistema Sanitario Nazionale.

Purtroppo, anche il classico e diffusissimo preservativo incontra spesso una certa ostilità all’uso, con motivazioni non meglio argomentate come l’affidabilità e le sensazioni percepite durante il rapporto sessuale. Peccato che, ad oggi, l’uso del preservativo è l’unico metodo a disposizione che abbiamo per proteggerci da malattie sessualmente trasmissibili, argomento che pesa quanto quello delle gravidanze indesiderate quando si parla di contraccezione.

Ad ogni modo, il tipo di relazione che si sta affrontando, ovvero occasionale o a lungo termine, e la condivisione della scelta del metodo contraccettivo con il proprio partner sono due fattori determinanti nella gestione di eventuali gravidanze indesiderate e di prevenzione nella diffusione di malattie sessualmente trasmissibili.

La diffusione di informazioni sull’argomento è ancora scarsa in Italia, mentre in altri paesi europei, come ad esempio la Francia, ci sono siti istituzionali, quindi pubblici, che forniscono informazioni chiare e dettagliate affinchè si possa scegliere il metodo contraccettivo migliore per la propria persona.

Se ti è piaciuto questo articolo, seguici su Facebook, Instagram e Twitter.

La tredicesima puntata verrà pubblicata martedì 2 febbraio.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Pigutin

LINK ED APPROFONDIMENTI

DISCLAIMER

La Redazione di ErrareUmano non è composta da personale medico-sanitario.
Eventuali inesattezze dell’articolo verranno prontamente corrette.
In caso di difficoltà rivolgiti sempre al tuo medico di famiglia o ad associazioni del settore.
Tra le associazioni che si occupano e si stanno battendo ancora oggi per la tutela dei diritti delle donne in materia di IGV vi segnaliamo (in ordine sparso):

Vi invitiamo a visitare i loro siti internet e le loro pagine social in caso di difficoltà, ma anche per continuare ad essere costantemente aggiornati sull’argomento IGV.

Preghiera in gennaio – Fabrizio De Andrè

Preghiera in gennaio - InTheMoodFor. Verità per Giulio Regeni

Il 27 gennaio 1967 il corpo senza vita di Luigi Tenco viene ritrovato nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo da Dalida. I due parteciparono quell’anno, anzi proprio in quei giorni, al festival di Sanremo presentando separatamente la canzone “Ciao amore, Ciao”. Le circostanze della morte di Tenco sono ancora oggi poco chiare; sono state fatte tutte le ipotesi, dal suicidio al delitto passionale, passando per denunce di scommesse clandestine su Sanremo stesso e collegamenti con la mafia marsigliese. Quello che sappiamo di sicuro è che quel giorno abbiamo tutti perso un uomo con una grande sensibilità artistica.

Leggi tutto

11. Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 11)

IGV: fenomenologia di un diritto negato (parte 11)

Verona città pro-life

Con la decisione di tenere il 29-31 marzo 2019 a Verona il 13° Congresso Mondiale delle Famiglie (piattaforma fondata negli Stati Uniti nel 1997, e che comprende diverse associazioni, come ad esempio ProVita Onlus, Generazione famiglia, Comitato difendiamo i nostri figli e Novæ Terræ), questa città diventa la prima in Italia ad essere dichiaratamente pro-life.

Leggi tutto

Antropocene: una breve riflessione

Antropocene: una breve riflessione

Il 1 agosto 2015 l’Empire State Building di New York si è trasformato in una gigantesca tela sulla quale sono state proiettate immagini di animali che sono a rischio estinzione. In realtà, la proiezione ha voluto dare visibilità al documentario Racing Extinction, uscito all’inizio dello stesso anno e presentato all’interno del Sundance Film Festival.

L’estinzione di questi animali è da attribuire alle attività dell’uomo ed al suo intervento all’interno dell’ambiente naturale: questo è uno degli effetti dell’era che stiamo vivendo, l’antropocene. Questo termine deriva dal greco anthropos, ed indica proprio la centralità dell’uomo e delle sue attività rispetto all’ambiente che lo circonda.

Il primo ad aver utilizzato questa parola è stato il biologo statunitense Eugene F. Stoermer negli anni 80, ed è stato ripreso agli inizi degli anni 2000 dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, approfondendone il concetto in un articolo apparso sulla rivista Nature il 3 gennaio 2002.

Sebbene ci sia ancora molto dibattito sul suo inizio, convenzionalmente si fa corrispondere l’inizio dell’Antropocene con quello della rivoluzione industriale della fine del 18° secolo, ovvero in corrispondenza dell’invenzione della macchina a vapore da parte di James Watt (1784).

Da lì in poi, come conseguenza delle migliori condizioni di vita, la popolazione mondiale è aumentata in maniera esponenziale, facendo aumentare in maniera altrettanto rapida la richiesta di cibo.

L’aumento degli allevamenti di bestiame ha prodotto un incremento di metano nell’atmosfera fino a 1.4 miliardi di metri cubi.

La richiesta di nuovi terreni per coltivazioni e costruzione di nuove abitazioni e di nuove città sottrae costantemente terreno alle foreste, alterando l’equilibrio O2-CO2 (ossigeno-anidride carbonica) nell’atmosfera.

La crescita nella produzione di energia ha portato ad un sensibile aumento di SO2 (anidride solforosa) nell’aria.

Queste sono solo alcuni degli effetti dell’attività dell’uomo sull’ambiente; è facile, quindi, essere d’accordo sull’utilizzo del termine antropocene per indicare l’era geologica che stiamo vivendo.

Diverse ere geologiche sono terminate a causa di eventi naturali, come la caduta di un asteroide o una glaciazione; la potenza dell’uomo, in questa chiave definibile distruttrice, è paragonabile in tutto e per tutto ai suddetti eventi naturali, la cui ricostruzione è stata possibile grazie a tracce, testimonianze che sono arrivate a noi sotto forma, ad esempio, di fossili.

Allora viene naturale chiedersi: quali testimonianze lasceremo nell’ambiente, nelle rocce, che potranno essere utilizzate dai posteri per ricostruire la storia passata?

Ormai è noto a tutti che tracce di plastiche e metalli possono essere trovati in ogni angolo del nostro pianeta; questi sono stati soprannominati tecnofossili, perché frutto del processo tecnologico guidato dall’uomo.

La mano dell’uomo ha cambiato anche il clima, ma purtroppo questi eventi si svolgono su una scala di tempi che è molto più grande della lunghezza della nostra vita: ciò ci spinge, inconsciamente, a deresponsabilizzarci, a non curarci degli effetti a lungo termine delle nostre azioni, perché non riusciamo a cogliere la grandezza e l’importanza del macroevento. Si tratta di un problema di scala e di valori.

Ne consegue, allora, che la forza e l’intelletto umano, che se da un lato ci hanno portato fin qui, dall’altro hanno agito sull’equilibrio che regola in nostro pianeta, trasformandosi in vera e propria forza geologica.

Bisogna iniziare a chiedersi se qualcosa si può fare, e se si, cosa. Bisogna iniziare a chiedersi: chi è il colpevole? Chi è la vittima?

E se vittima e colpevole coincidessero?

Questo articolo è stato possibile grazie all’incontro svolto nell’ambito della manifestazione Festival della Fotografia Etica di Lodi, che ha visto la prof. Laura Boella relatrice di un incontro dal titolo “Impronte Umane”.

Autrice: Annarita N.

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 10)

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 10)

Pro-choice e pro-life

La Chiesa Cattolica, presente da sempre in Italia per ovvie ragioni geografiche, è una (o forse la) delle maggiori sostenitrici e promulgatrici del pensiero pro-life.

All’inizio del secolo, in realtà, la Chiesa era contraria alla presenza di prelati nella politica italiana; con la fondazione del Partito Popolare Italiano nel 1919 ad opera prevalentemente di Don Luigi Sturzo, si inizia a concepire gli insegnamenti cristiani come guida morale per chi si occupa di politica. Da questo momento in poi, la Chiesa ha influenzato pesantemente le decisioni della società laica italiana tramite condanne morali, campagne sui media e nelle parrocchie. Tutto ciò costituiva una sistema capillare di propaganda molto potente, che era in grado di eleggere politici vicino al loro pensiero morale, di concedere lavoro, favori, per poi riscuoterne il prezzo. La firma dei Patti Lateranensi del 1929 ha introdotto l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche; dopo il referendum del 1946, la Chiesa si è introdotta nella vita politica supportando partiti come la Democrazia Cristiana.

Leggi tutto

Partì stocco e tornò baccalà

Breve storia di una coincidenza

Questa che sto per raccontare è la storia, non rara per quei tempi, di un viaggio per mare avvenuto tra il 1431 e il 1432 da Messer Piero Quirino (o Pietro Querini) e il suo equipaggio di 68 uomini.
Nel suo resoconto, il patrizio veneziano descrive l’odissea di un manipolo di uomini sballottati dalle avversità del mare oltre i confini del mondo conosciuto, prima della scoperta delle Americhe.

Per questa causa io, Piero Quirino di Vinezia, ho deliberato, a futura memoria di posteri nostri e a cognizione di presenti, scrivere e con pura verità manifestare quali e in che parti del mondo furono le adversità e infortunii che mi sopravennero per il corso e disposizion della volubil rota di fortuna, l’officio della quale (come abbiamo per lunga esperienzia) è di abbassar in un momento il sublime e per il contrario l’infimo e basso inalzare, e molto piú quelli che pongono in essa ogni sua speranza.

Tratto da “Il viaggio e il naufragio in Norvegia” di Piero Quirino.

Leggi tutto

Interruzione volontaria di gravidanza: fenomenologia di un diritto negato (parte 9)

L’obiezione di coscienza

Un recente studio pubblicato sulla rivista Social Science Research da parte di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Dondena di Milano mostra come l’alta percentuale di medici obiettori in Italia (pari al 71% nel 2016, con punte dell’85% in alcune regioni) così come quella degli infermieri ed anestesisti (nel 2016 pari a 44% e 49%, rispettivamente) sia fondamentale per la scelta di sottoporsi ad una IVG e se farlo o meno nella propria regione di residenza o addirittura all’estero; inoltre, l’obiezione di coscienza è maggiormente diffusa nelle regioni più povere dell’Italia, concentrate al Sud. Tuttavia, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a garantire la presenza di medici non obiettori; in caso di loro assenza in una struttura sanitaria, è possibile attuare dei trasferimenti per vedere garantito alla donna il diritto all’IVG.

L’elevata percentuale di medici obiettori va a pesare non solo sulla condizione della donna, ma anche sulle tasche dei cittadini, perché per garantire la presenza di personale medico non obiettore gli ospedali devono assumere a prestazione medici esterni. Ad ogni modo, è difficile avere un’idea chiara della situazione, perché si riscontra una mancanza di collaborazione da parte delle ASL a fornire i dati necessari all’indagine.

Dal punto di vista legislativo l’obiezione di coscienza non esonera il personale medico-sanitario all’assistenza della donna prima e dopo l’IVG; inoltre, lo stesso è obbligato a praticare l’aborto qualora sopraggiungano gravi pericoli di salute e di vita della donna.

La situazione presente in Italia circa gli obiettori di coscienza ha destato preoccupazione da parte della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani e da parte della Commissione Europea per i diritti civili perché proprio la loro elevata percentuale causerebbe la mancanza del diritto alla salute ed alle cure. La percentuale di medici obiettori è aumentata del 12% negli ultimi dieci anni. Ci sono regioni dove il tasso è molto alto, come il Molise, dove addirittura c’è un solo medico non obiettore (Ministero della Salute, 2019), mentre a Trapani il servizio non è più garantito perché l’unico medico non obiettore disponibile è andato in pensione nel 2016.

In Gran Bretagna e Francia si parla del 10% e 7%, mentre in Svezia non ci sono obiettori di coscienza. In alcuni paesi europei, come la Bulgaria, Finlandia e Svezia, l’obiezione di coscienza non è permessa, mentre in Austria, Polonia e Repubblica Ceca l’obiezione è quasi totale, sebbene non ci siano numeri che fotografino il fenomeno per come è nella realtà. Il tasso percentuale di obiettori in Portogallo è dell’80%, quindi più alto di quello italiano. Le elevate percentuali di medici obiettori registrate in Italia rispetto agli altri paesi sin qui citati sono frutto anche del sistema utilizzato per monitorarne il numero: infatti, per definirsi obiettore di coscienza è necessaria una dichiarazione a quella che oggi è l’ATS o ASL, che può essere fornita o cancellata in qualsiasi momento.

A questo proposito è stata attivata una piattaforma denominata Obiezione Respinta il cui scopo è di raccogliere e condividere informazioni sulla diffusione dell’obiezione di coscienza sia in ambito ospedaliero che non (farmacie, consultori), ed anche su quelle strutture dove sono presenti medici obiettori e non.

Ma perché un medico dovrebbe dichiararsi obiettore di coscienza, e quindi rifiutarsi di eseguire IVG? I motivi sono essenzialmente due, il primo è di natura religiosa, ed è frutto del voler sottrarsi al giudizio dell’elevata percentuale di popolazione italiana che si dichiara cattolica. Il secondo motivo è dettato da esigenze di carriera: date le altissime percentuali di medici obiettori, i rimanenti (i non obiettori) dovranno eseguire tutte le richieste di IVG, portando alla non valorizzazione della professione, accentuando la serializzazione degli interventi ed una ripetizione estrema, a scapito di un’esperienza diversificata che rende il medico più esperto nell’affrontare patologie meno frequenti e più difficili da guarire. L’esperienza nell’affrontare casi diversi dal consueto crea un medico più consapevole nell’affrontare situazioni non ordinarie e patologie difficili da diagnosticare.

Come conseguenza dell’alto numero di medici obiettori, il carico di lavoro relativo ai medici non obiettori sarà molto elevato, e ciò avrà ripercussioni forti sui tempi di attesa per sottoporsi ad un’IVG. Tuttavia, nel 2012 la Commissione Italiana Nazionale per la Bioetica ha affermato che i tempi di attesa non possono essere collegati solo al numero di obiettori, ma bensì anche alla disorganizzazione dei singoli sistemi sanitari regionali. Di simile parere è il Ministero della Salute, che nel 2013, in occasione della presentazione del report annuale dei dati sull’aborto, ha evidenziato come il numero di IVG fosse in calo, nonostante l’alta percentuale di obiettori di coscienza. Questa discrepanza è presto spiegata con i diversi metodi di analisi dei dati utilizzati dai diversi enti. Rimane quindi confermato il problema degli obiettori di coscienza sia sui tempi di attesa per l’IVG, sia per il carico di lavoro dei medici non obiettori.

In aggiunta a ciò che è stato detto fino ad ora, c’è il rischio che, nell’eventualità in cui il medico non obiettore muoia o vada in pensione, non è detto che quella persona venga rimpiazzata da un altro/a non obiettore, cosa che porterebbe alla cessazione di quel minimo servizio presente fino a quel momento (vedi i casi del Molise e di Trapani).

Il diritto ad avere l’accesso all’IVG, cosi come l’obiezione di coscienza, sono due diritti umani che non vanno in nessuno caso limitati, ma è necessario spendersi affinché l’attuazione dell’uno non ostacoli quello dell’altro.

Inutile dire che sugli obiettori di coscienza hanno un enorme peso le affermazioni di rappresentanti della Chiesa Cattolica, in particolare di Papa Paolo VI, sul soglio pontificio dal 1963 al 1978, che minacciò i medici di scomunica qualora non si fossero dichiarati obiettori, scomunica che rappresentava per l’epoca una vera e propria estromissione da ogni cerchia sociale, perché la religione era ancora un aspetto della vita molto diffuso nella società.

Inoltre, nell’enciclica Evangelium Vitae pubblicata nel 1995,  Papa Giovanni Paolo II scrisse: “Dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave in quanto uccisione deliberata di un essere innocente. (…) Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e proclamata dalla Chiesa”.

Nemmeno il riformatore Papa Francesco si è tirato indietro dal condannare l’aborto, paragonandolo all’uccisione di una persona ingaggiando un sicario. La tematica dell’aborto ha quindi diviso la società in due parti: coloro che sostengono questa pratica intesa come esecuzione della volontà della donna (pro-choice) e coloro che invece vorrebbero eliminare l’aborto (pro-life). 

Se ti è piaciuto questo articolo, seguici su Facebook, Instagram e Twitter.

La decima puntata verrà pubblicata martedì 12 gennaio, dopo la pausa invernale.

Autrice: Annarita N.
Cover design: Pigutin

LINK ED APPROFONDIMENTI

DISCLAIMER

La Redazione di ErrareUmano non è composta da personale medico-sanitario.
Eventuali inesattezze dell’articolo verranno prontamente corrette.
In caso di difficoltà rivolgiti sempre al tuo medico di famiglia o ad associazioni del settore.
Tra le associazioni che si occupano e si stanno battendo ancora oggi per la tutela dei diritti delle donne in materia di IGV vi segnaliamo (in ordine sparso):

Vi invitiamo a visitare i loro siti internet e le loro pagine social in caso di difficoltà, ma anche per continuare ad essere costantemente aggiornati sull’argomento IGV.