Capitolo 8.2 – La congiura di Caterina (Parte Seconda)

Capitolo 8.2 – La congiura di Caterina (Parte Seconda)

Cronache di Vaffambaffola

Il bivio

Ci sono momenti, nella vita, in cui siamo messi di fronte a una scelta, la quale, nel migliore dei casi, riguarda il tipo di salsa da accostare alle carote trifolate, oppure, come accade spesso, le carote stesse, pericolosamente insidiate dai finocchi, o ancora, molto più seriamente, la possibilità di mettere il naso fuori dalla porta di casa, con tutte le conseguenze che tale gesto comporta.

Avrebbe preferito volentieri trovarsi di fronte ad uno di questi quesiti, Sigfrido del Laudano detto Sla, o Frido, piuttosto che al cospetto di un banale, scontato e inopportuno bivio.

Sua sorella, Lon, invece, non sembra dare segno di cedimento di fronte alle decisioni, come dimostra la risoluta scelta del percorso.

– Perché proprio da quella parte? – chiede Frido.

– Perché ce lo consiglia il diario – risponde Lon con aria saccente.

– E lo sa il tuo diario che proprio da quella parte il sentiero si fa oscuro, fitto di vegetazione spinosa e maleodorante, colmo di suoni terrificanti e alberi di nocciole?

– E allora?

– A me fanno male le nocciole – conclude Frido mollando la presa sul carretto che atterra con un tonfo ferruginoso.

Lon fa per cominciare la sua coreografia accompagnata da lamentele solidamente argomentate, ma proprio in quell’istante viene interrotta da un “Viva la repubblica! Viva Pidaar”, a cui i due contadini rispondono meccanicamente: “Sempre sia denominato”.

Si tratta del saluto abituale della Repubblica, che a suo tempo soppiantò il cassico “Buongiorno” e il benevolo “Salve” perché ritenuti troppo banali.

A pronunciarlo è una vecchina tonda, dalla faccia cotta e mangiata dal sole, che porta in testa una cesta quasi più grande di lei.

Lon è spiazzata da quell’apparizione, così normale eppure così inaspettata. Lascia cadere le braccia lungo il corpo, la osserva zompettare lenta davanti a loro, finché non le si para davanti a braccia e gambe aperte come quel disegno che avete voi nel vostro mondo, fatto da quell’artista che è stato anche una tartaruga, credo.

Ad ogni modo, la vecchina si ferma come davanti a un gregge che attraversa la strada. Lon, con gli occhi spiritati, la fissa negli occhi e dice:

– Signora, per Mitri, potrebbe aiutarci?

– Se posso, per Ghali, molto volentieri – risponde la vecchina adagiando la cesta su un fianco.

– Cos’è questa puzza? – domanda Frido annusandosi le ascelle.

– Potrebbe indicarci – riprende Lon – in quale direzione si trova il Tugurio?

La vecchina spalanca gli occhi, lascia cadere la cesta, e si allontana zompettando con brio e lanciando un urlo spettrale che spaventa quasi tutta la fauna del circondario, tranne Totò e uno scoiattolo sordo.

La cosa strana, noterà Frido di lì a poco, è che la vecchina, nel suo fuggire spaventata, non solo ha mollato la sua cesta, ma si è allontanata proprio dalla direzione da cui provenivano, esattamente dalla parte opposta rispetto al sentiero oscuro e spinoso verso cui li indirizzava il maledetto (parole sue) diario. E, soprattutto, da dove viene questa puzza insopportabile?

“Va bene”, pensa Lon, “questa è una conferma. Se lei va da quella parte, noi andiamo da quella”. Ma forse, invece di pensarlo e basta lo dice ad alta voce, perché Frido le risponde grattandosi il mento, preoccupato:

– Questa tua affermazione su quale logica è basata esattamente?

– Frido, te lo dico per l’ultima volta – si infuria Lon – Da quella parte arriveremmo prima e senza particolari problemi, è vero, ma qui dice che dobbiamo passare dalla vecchia stazione di Posta – dice indicando il libro che stringeva al petto.

– Vorrei non averlo mai trovato – dice Frido rassegnato – come non avrei mai voluto trovare questa cesta. A proposito, ho trovato la sorgente di questa puzza terribile. Ma cosa Puttr ci…

Da un lato, Frido ha ragione a lamentarsi. Se esiste un luogo di tutta Vaffambaffola e Limitrofe dove i formaggi di svariati mammiferi da latte si sono dati appuntamento per una festa di fermentazione, è in quella cesta. Dall’altro, si sarebbe lamentato comunque di qualcosa pur di nascondere il proprio disagio. Ma se c’è una ragione puzzolente, tanto meglio.

– Forse è il caso di riportarlo alla vecchina – dice Lon con un tono che non ammette forse, mentre si incammina verso il sentiero oscuro, spinoso e puzzolente, – E sbrigati, che non è ancora tempo di nocciole.

Frido carica la cesta sul carretto con una smorfia sbuffando tutto il malumore che gli riesce.

La congiura di Caterina: Atto II

Il piano di Caterina dell’Orzo consiste essenzialmente in questo: ciascuno di loro avrebbe scelto un soldato della truppa dell’Anatra da tallonare, cercando in tutti i modi di rallentarlo o, ancor meglio, fermarlo. Lei, nel frattempo, si sarebbe occupata personalmente del capitano Elle, cui avrebbe dovuto sottrarre il bastone con l’aquila sostituendolo con una copia credibile. Per il bastone, diceva, non c’è nessun problema, si tratta di comune noce. Ne abbiamo le legnaie piene. L’aquila in cima è incappucciata dalla testa ai piedi, per cui basterebbe riprodurre la forma sotto il piccolo sacco e il gioco è fatto.

L’obiettivo davvero importante di tutta l’operazione è di non farsi riconoscere assolutamente.

Operazione non semplice, vista l’elevata frequentazione che Elle ha della Taverna e delle sue prelibatezze, nonché la familiarità con l’ostessa e il suo irascibile marito.

– … per quanto è stupido, basta un leggero camuffamento – aveva detto spiegando il piano agli altri.

Così, aveva rispolverato il suo vecchio abito da mercantessa, che tanto leggero non era: la bandana antivento, la lunga veste dai colori sgargianti, o come li aveva definiti Clodoveo prima di stramazzare al suolo, “accecanti”, che si piega nel mezzo diventando un comodo pantalone per cavalcare, i calzari e il medaglione della Gilda.

Tra l’ammirazione, lo stupore e le distorsioni nasali dei presenti, le congiurate si erano messe alle costole dei soldati.

A ognuno il suo, come i mestieri.

– Cosha ghe fa ti? – chiede Ghella a Morgana in disparte, prima di mettersi in cammino.

– Vado a raccogliere un po’ di rami di senegallia. Ho bisogno di fabulomicina per produrre altro inchiostro. Non ci metterò molto, il bosco di Antilopia è poco lontano da dove agirete voi. Ci ritroveremo tutti qui al tramonto, mentre Frido e Lon saranno ormai arrivati alla stazione di Posta.

– Ghe fàs atensiòn siora Morgana – sussurra la piccola. Gli occhioni neri spalancati, la fronte solcata da piccole onde.

Morgana le carezza la testa, le fa un sorriso e si allontana con bisaccia e falcetto.

La spartizione dei militari da inseguire si baserebbe sull’estrazione di aghi di pino, se ci fossero pini nei dintorni, ragion per cui si è dovuta applicare la regola di “chi sceglie chi”, fatta eccezione per Elle che, come già detto, è cosa di Caterina.

In questo modo, al piccolo Chino è toccato lo spilungone, a Clod il luogotenente Scorfi, a Ghella il tenente Nullah e a tutti Ignoto, perché ritenuto il più sveglio e veloce della truppa.

La Congiura di Caterina: Atto III – La diariocronaca

Abbiamo scelto di affidare il racconto di questi avvenimenti al cronista ufficiale dei giochi Olimpidaarici, Ciotto del Sandalo, persona dotata di grande esperienza e notevole colpo d’occhio, uno degli scrivani più rapidi del Regno, quando c’era un Regno. Ora non che sia preso troppo in considerazione.

Ad ogni modo, Ciotto, a te la linea:

Molte grazie e benvenute a questo importante appuntamento delle Cronache di Vaffambaffola. In questo incontro, ricordiamo, la squadra della Taverna capitanata da Caterina dell’Orzo affronta, malgrado questi non ne sappiano nulla, la Truppa dell’Anatra, orgogliosamente guidata dal Capitano Elle.

Vediamo le due formazioni disposte sul terreno di gioco: l’Anatra ha scelto una disposizione a ventaglio aperto in cui ognuno, solo apparentemente, va per conto suo, ma è chiaro l’intento di accerchiare l’obiettivo per farlo proprio. Ad aprire sull’ala destra è Sorgente, l’alta vedetta, che svetta di albero in arbusto e mostra di avere pieno controllo della situazione e un’ottima visione periferica. Interno destro è, invece, il tenente Nullah, che avanza per lo più estirpando radici. Saltiamo Elle, per il momento, per osservare l’interno sinistro Scorfi, velocissimo in mezzo ai grossi massi tra cui si mimetizza alla perfezione. Esterno sinistro, infine, è Ignoto, rapido fino all’inverosimile, che a fatica riusciamo a seguire. Sarà lui l’uomo-partita? Lo scopriremo dopo una breve pausa.

Invito alla lettura: ogni due settimane circa, le Cronache di Vaffambaffola sono su errareumano.org con episodi sempre nuovi. Per il resto del tempo, bè, leggete altro…

(Intervallo offerto da “Acque fresche nelle fresche fiasche”)

Bentornati alla diretta via diario di questo interessante inseguimento. Ora passiamo alla formazione dell’osteria La Taverna, località Ponte di Sotto, Vaffambaffola. A tallonare l’alto Sorgente troviamo il piccolo Chino, che può contare sull’agilità nel passare in mezzo alle gambe e sulla sua arma ben poco segreta: l’imitazione di animali per niente feroci. Alle costole di Nullah e la ancor piccola Ghella, munita di sguardo commovente e parlantina incomprensibile. Ancora, dietro Scorfi troviamo Clodoveo che lo insegue a suon di minacce sussurrate a denti stretti e, infine, nessuno dietro a Ignoto, che sarà l’obiettivo comune degli inseguitori.

I due capitani, infine, si fronteggeranno testa a testa.

Attendiamo la gracchiata d’inizio delle cornacchie eeeeeee… l’inseguimento ha ufficialmente inizio.

Vediamo il sergente Sorgente sbucare da un cespuglio di more, abbastanza dolorante, e guardarsi attorno grazie alle sue lenti a lungo raggio. Chino gli si avvicina, fuori dalla portata visiva delle lenti e prova a imitare il verso della Lepre Primizia, distraendo la vedetta che da tale animale è notoriamente spaventato. Sorgente, con un balzo degno di uno scoiattolo volante, salta verso l’albero più alto dei dintorni e si scorge attorno preoccupato.

Sull’altro fronte, Clodoveo passa davanti a Scorfi senza nemmeno vederlo. Si ferma, esita, si riposa su un grosso masso, che in realtà si rivela essere proprio il luogotenente il quale, però, non ha il tempo di domandarsi “che cos…”, che viene prontamente spinto dal Clod giù per un sentiero scosceso. Per Scorfi è impossibile frenare la discesa. Molto bene fino ad ora per la squadra della Taverna.

Gli sviluppi dopo un’altra piccola pausa.

Cercate un posto dove non potete scegliere dove sedervi, cosa mangiare e, soprattutto, quando uscirne? La Taverna è il posto che fa per voi. Veniteci a trovare al Ponte di Sotto a Vaffambaffola, Caterina e Clodoveo ti aspettano. A braccia aperte.

Mentre il tenente Nullah sradica un mirto, la piccola Ghella ne approfitta per superarlo e posizionarsi sulla sua traiettoria. Abbattuto l’albero, il soldato se la trova davanti con una certa sorpresa. Nullah non la riconosce, perché sono entrambi nuovi del paese, e semplicemente le chiede, in tono gentile, cosa ci faccia una ragazzina come lei da quelle parti. Ghella risponde ma Nullah, va da sé, non capisce nulla, per cui le ripete la domanda. Va avanti così per un po’ di tempo, quanto basta ad affievolire il ritmo dell’incontro, fino a questo momento incalzante, quando… incredibile!… Mossa inaspettata di Nullah che carica la ragazzina sulle possenti spalle, determinato ad accompagnarla a casa, al sicuro, seguendo, anzi, interpretando le sue confuse indicazioni. Mossa geniale da parte della cameriera e commovente gentilezza da parte del gigante anatrense.

La situazione è la seguente: tre soldati su cinque messi fuori gioco senza colpo ferire dai tavernieri. Restano sul campo Ignoto, che non riusciamo a seguire bene, e i due capitani delle fazioni opposte, Caterina ed Elle, quasi a ridosso del bivio abbandonato poco fa da Frido e Lon.

Fine della prima frazione di gioco, ritorniamo subito per il secondo tempo che si promette avvincente come non accadeva da tempo.

Secondo tempo

Bentrovati per la seconda parte di questo a dir poco appassionante inseguimento ai danni dei soldati della Truppa dell’Anatra, a loro volta inseguitori dei contadini Frido e Lon, che cercano di raggiungere la vecchia stazione di Posta, ignari del tutto dello scenario che si sta profilando dietro di loro.

Qui per voi è ancora del Sandalo, Ciotto del Sandalo, a raccontare questa superba impresa.

Con tre soldati fuori combattimento, il capitano Elle si ritrova da solo all’inseguimento dei contadini. Anzi, a ben vedere non proprio solo. Mentre è impegnato in una complessa manovra di spionaggio detta “ad alto fusto”, la quale consiste nel celarsi dietro il tronco dell’albero più anziano della foresta, Elle viene sovrastato da una sagoma di centauro.

Si gira, prima con gli occhi, poi la testa, le spalle e infine tutto il resto, e scorge un cavaliere munito di bandana antivento (anche se qui nel bosco di Leonia l’aria è più ferma di una lucertola al sole), larga veste richiusa a pantalone per cavalcare meglio e grosso medaglione sul petto. Il cavaliere brandisce un asta di legno incappucciata all’estremità, proprio come il capitano, il che rende la situazione ancor più interessante.

– So cos’hai con te – dice Caterina camuffando il tono di voce per sembrare qualcun altro che non sia lei.

– Io non so nemmeno tu chi sia – risponde Elle, francamente interdetto, ma non spaventato.

Il travestimento funziona.

– Dimmi – lo incalza il cavaliere – Cosa ti rende così spavaldo? O forse dovrei dire meno codardo del solito?

Elle si osserva dai calzari alla pettorina senza trovare una risposta.

Caterina ficca la mano in una delle bisacce legate alla sella, ne tira fuori una piccola ampolla contenente un liquido grigio-nerastro.

Elle d’impulso si porta una mano alla guancia.

– Cosa ne sai tu?

Caterina non fa in tempo a giocarsi la sua risposta ad effetto che …

Colpo di scena, qui nel Bosco di Leonia: il confronto testa a testa tra Caterina dell’Orzo e il capitano Elle viene bruscamente interrotto dall’intervento di quella che sembra essere un’anziana donna dalla faccia arsa dal sole che corre all’impazzata emettendo un urlo terrificante che quasi ci fa desistere dal continuare questo racconto. Il capitano non sa che fare, preso com’è dalla morsa della vecchina che gli si è avvinghiata contro. Caterina sembra suggerirgli qualcosa ma dubito che possano capirsi con quel frastuono.

In qualche modo Elle si libera dalla presa, toglie il cappuccio alla sua asta e la dirige verso la vecchina che smette all’istante di urlare, ma non di essere terrorizzata. Al contrario, il tremolio dovuto alla sua veneranda età ora appare accentuato, quasi incontrollabile. Ma è ferma, non si muove e non emette alcun suono.

– Dovevi proprio? – chiede Caterina.

– Non sapevo cosa… Ehi! Perché tu non sei sotto l’effetto dell’a…

Caterina scampanella la boccetta con il liquido, e il capitano capisce, o almeno finge, o per lo più prende tempo per riflettere sul da farsi. Dunque, potrebbe provare a concentrare tutto il flusso sul cavaliere per immobilizzarlo, sì, ma poi la vecchina avrebbe ricominciato a strillare e non era proprio il caso. Poi pensava alla boccetta, perché ce l’aveva anche quel tizio? e, soprattutto, è quello che… ma perché non abbiamo in dotazione le stesse lance delle guardie di Palazzo? Un momento… Dov’è il cavaliere?

Elle gira attorno all’asta ma non lo vede da nessuna parte. Forse è scappato, forse ha funzionato, forse…

Attenzione! Caterina mette a segno un attacco con un grosso fendente del suo lungo bastone dritto sul cervelletto del Capitano che si scioglie al suolo come una candela consumata. Caterina scende da cavallo, ricopre l’estremità dell’asta di Elle e la prende con sé, lasciando la propria accanto al corpo senza conoscenza. A questo punto resta un solo problema: la vecchina. Perché urlava, ci chiediamo. E perché ha ricominciato. Ma non importa, poiché ha già ripreso la fuga ed è scomparsa nella boscaglia.

La missione può dirsi compiuta con un ottimo risultato. Il capitano della formazione della Taverna può dirsi soddisfatta e scoprire finalmente il viso… Anche se… Aspettate un momento… Non è che per caso… Incredibile! Ancora un colpo di scena, qui nel Bosco di Leonia!

– Fossi in te non mi rilasserei così presto – dice con una voce forzata e roca una figura alle spalle di Caterina.

Ignoto! – Caterina ha un sussulto, si gira di colpo e scompare in una nuvola rosacea.

Testo e storia: Francesco Di Concilio
Web editing: Francesco Lupo
Copertina: Ivo Guderzo

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