Capitolo 5.3 – In fuga dalla taverna

Capitolo 5.3 – In fuga dalla taverna

Cronache di Vaffambaffola

Finito lo spettacolo, Euforbio si inchina al suo pubblico e raggiunge le scale che portano al piano di sopra.

Lungo il tragitto è costretto a schivare con destrezza diverse richieste, alcune decisamente pressanti, di proseguire il racconto. Ma si è fatto tardi e Clodoveo, il taverniere, lo fa notare brandendo un grosso attizzatore arroventato.

È il segnale dell’ultimo giro.

– Continuiamo domani – dice Euforbio per tranquillizzarli.

– E’ già domani – obietta biascicando un tale che indica l’ingresso della taverna, da cui si insinua, senza chiedere permesso, qualche pallido raggio del primo chiarore mattutino.

Euforbio, però, non può più sentirlo perché si trova già davanti alla porta della torre di Morgana. Porta che, al momento, si avvicina di più a un ponte levatoio abbassato.

Entra in punta di piedi. Il legno della porta – pardon! – del ponte scricchiola sotto i suoi passi. Prende le scalette che portano alla botola e sbucano nella mansarda.

– Non hanno trovato nulla – dice una voce che pare provenire da ovunque.

– E’ una buona cosa, no? – chiede Euforbio arrampicandosi su per le scalette.

– A parte un’ampolla d’inchiostro – aggiunge Morgana.

Euforbio si blocca con il busto che sbuca a metà dalla botola.

– Questa è un po’ meno buona – dice mentre Morgana gli dà una mano a tirarsi su.

– Già. Non pensavo ce ne fosse una nella torre fittizia.

– Non sempre riusciamo a controllare tutto, mia cara.

– Certo, ma una distrazione così potrebbe costarci parecchio.

– Oppure, nel migliore dei casi, ci penserà quello squinternato del capitano Elle a mandare tutto all’aria.

Euforbio si guarda in giro, poi si volta e chiude la botola da cui era sbucato.

– Però ora dimmi cosa mi sono perso.

La tanto rimandata digressione di Morgana

Con un gesto delicato ed eloquente, Morgana invita Euforbio a sedersi sul tappeto in mezzo a grandi cuscini. Cava da un sacchetto legato alla cinta un pugno di erbe e lo mette in un braciere tondo al centro della stanza.

Gli effluvi profumati si diffondono e l’alchimista comincia a parlare:

– Gli eventi stanno precipitando, Forb. Cicciomede è a Vaffambaffola – dice.

– Davvero? – chiede Euforbio – Così presto? Non ero stato avvisato, la cerimonia è tra una settimana. Per il resto, non mi sorprende che si trovi a Vaffambaffola visto il nome che porta. Anche se a voler essere più corretti, in luogo di da Vaffambaffola, dovrebbe chiamarsi a Vaffambaffola, poiché si trova già nel paese che porta quel nome, piuttosto che provenire dallo paese medesimo. E poi trattandosi dello stesso paese sia per la provenienza che per l’arrivo, forse le due soluzioni si annullerebbero a vicenda, non credi?

Morgana lo fissa per qualche istante come fisserebbe una pecora che improvvisamente espone le proprie opinioni. Poi come se niente fosse comincia il suo racconto:

– Ascolta Forb: questo pomeriggio Sla e Lon hanno dato indicazioni a un viandante, uno a cui non farebbero nemmeno troppo caso e che probabilmente hanno scambiato per un mercante. Ma un mercante di solito si dirige al mercato – mi segui? – non al palazzo di Pidaar. Poi, per qualche strana ragione, Lon decide di seguirlo e si trascina dietro il fratello. Ma, a quanto pare, sullo stesso sentiero c’è un drappello di soldati che ha la medesima intenzione. Le guardie hanno con loro l’aquila con le pietre e i due contadini, naturalmente, rimangono paralizzati dal terrore. Quando si riprendono, scoprono che la truppa non ce l’aveva con loro e proseguono in cerca del viandante. Al suo posto, però, c’è solo un carretto pieno di scartoffie. Decidono di portarlo a casa, le spulciano e cosa ci trovano?

– Cosa ci trovano? – domanda Euforbio con lo sguardo da pecora saccente e curiosa.

– Il Diario! – esclama Morgana mentre getta un’altra manciata d’erba nel braciere.

– Il Diario? – Euforbio spalanca gli occhi dopo aver preso qualche boccata da una lunga pipa poggiata sul braciere.

– Esatto. Ma del viandante nessuna traccia, a parte le impronte dei soldati che si allontanano in direzione del palazzo.

– Dunque ora Cicciomede potrebbe essere tra le grinfie di Mausolo

– Sì, e non è tutto. Le truppe di Elle sono tornate sui loro passi. Questo vuol dire soltanto che stanno cercando qualcosa.

– Forse avevano dimenticato il carretto.

– Questo è certo. Ma forse hanno capito che sul carretto c’è qualcosa di importante. Però non l’hanno trovato ed ecco che vengono qui a curiosare, e tra un po’ saranno anche da Sla e Lon.

– Bè, forse cercano la Pidaarica Historia – sbuffo di fumo – Lo hanno sempre fatto. Per questo hanno messo su questa farsa della cerimonia di premiazione.

– Penso che sia molto peggio di così, Forb. Forse sanno del Diario.

Euforbio prende un’altra boccata dalla pipa e indica Morgana col bocchino.

– Allora sono a conoscenza del Diario? – domanda quasi a sé stesso – E chi glielo avrà mai detto?

Intanto

Straaaaaaaaaa…

– No!

Cicciomede spalanca gli occhi diradando in un istante la nebbia di sogni in cui era dolcemente sprofondato, disteso sopra un triclinio, dopo aver subito tremendi massaggi rilassanti, atroci pedicure e temibili trattamenti ai fanghi termali.

Straaaaaaaaaa…

– No, fermo! Qua… qualsiasi cosa tu stia facendo – urla guardandosi attorno come una civetta agitata.

– Lo avete riconosciuto, vero? – domanda il ghigno serafico del Generale Mausolo.

– E’… – il poeta non riesce a liberare le parole che gli scalpitano in gola.

– E’ il rumore di una pergamena che si strappa – conferma il baffo destro del Generale.

– No!

– Si! E lo sapete cosa c’è scritto sulla pergamena? – domanda beffardo il baffo sinistro.

– No, ti prego…

– Sbagliato. O forse non riuscite a dirlo?

La faccia di Cicciomede è contratta come quella di un neonato che ciuccia un limone.

– Ve lo dico io cos’è – prosegue il sopracciglio del Generale – E’ una poesia.

La faccia da neonato si trasforma in faccia da limone raggrinzito.

– E pure una bella poesia – l’occhio vitreo del Generale lancia uno sguardo alle parole. – Suppongo che al bardo di corte di Pidaar il Mecenate non possa essere sfuggito un tale capolavoro.

Il poeta suda freddo. Il generale infierisce:

– E’ di una certa Andreina del Sabello, vi dice qualcosa, Sommo?

– Nooooooooo!

– Allora volete che ve la legg…

– Nooooooo… cioè sì, la conosco, ma ti prego smettila!

– E allora ditemi, pHoeta, – il Generale fa sbuffare un po’ la P in una smorfia di disgusto, – visto che vi piacciono tanto le pHarole, pHarlatemi di quel diario.

Il poeta distende il volto, ferma la sudorazione e qualsiasi altra attività vitale per qualche secondo.

Quando riprende il battito cardiaco, prova a biascicare qualcosa del tipo: – Io non pos…

Straaaaaaaaaa…

– Va bene, va bene, fermati! – grida il poeta con tutto l’ossigeno che ha in corpo.

– Vi ascolto, oh Sommo – dice il ghigno ironico del Generale che abbassa la pergamena tenendola con la punta delle dita come se fosse un cencio putrido.

– Si… si tratta di un semplice diario su cui scrivo riflessioni, pensieri e poemetti dedicati a tutte le fanciulle che ho visto una sola volta in lontananza e di cui mi sono innamorato, ma a cui non avrei mai avuto il coraggio di chiedere nemmeno indicazioni stradali.

– E allora perché tanto mistero? – chiedono in coro le sopracciglia inarcate del Generale.

Cicciomede deglutisce cercando di attingere alle ultime gocce di saliva, che, purtroppo, in questo momento, non si trovano da quelle parti.

– Bè… sai com’è… un diario intimo… è pur sempre… come dire… intimo…

Straaaaa…

– Risponde! – ammette d’un fiato il poeta – Sì, è così! Ogni volta che scrivo qualcosa lui mi risponde.

– Davvero? – domanda il Generale, fingendosi incredulo – E cosa ti dice?

– Mah… mi fa delle domande, mi chiede come sto. E’ un diario molto gentile sa?

Straaa…

– Consigli! Mi dà dei consigli. Sulla vita e… tutto quanto.

Il poeta comincia a tremare aspettando una reazione del Generale, che solleva la pergamena, ne afferra il lembo libero con l’altra mano e finisce quello che aveva cominciato.

…aaaaaaaap.

Cicciomede sviene sul triclinio.

In quel momento da un angolo lontano della sala un individuo scattante come una lucertola si avvicina al generale e comincia una complicata sequenza di gesti di reverenza prima di sussurrargli qualcosa all’orecchio.

La testa del Generale fa cenno di aver capito e una mano invita l’individuo ad andare. Il soldato ripete la sequela di gesti, anche se questa volta al contrario, e si avvia verso l’uscita.

Mausolo si ritrova a fissare Cicciomede che giace sbavando a bocca aperta.

I denti si serrano, il ghigno diventa feroce.

Con un filo di voce che potrebbe arrivare dalle viscere della terra dice, rivolto al poeta:

– Così pensavi di darmela a bere, vero pHoeta?

La tanto rimandata digressione di Morgana. Parte II

– Penso che il nostro poeta sia abbastanza ingenuo e codardo da aver spifferato tutto. E ora mezza legione repubblicana vorrà mettere le mani sul Diario in cambio di non so quale ricompensa. E il tutto per arrivare al Barone – Morgana si ferma a riflettere un istante, poi fa dei cenni rassegnati con la testa – Cicciomede glielo ha praticamente consegnato, idiota d’un poeta!

– Si, ma i Conduttori non sanno del viaggio-senza-via.

– Elle ha preso un’ampolla di inchiostro. E’ questione di tempo e metterà anche le mani sul Diario e poi… Poi trovare qualche vaffambaffolese terrorizzato sarà un gioco da infanti ed ecco che si attiva il viaggio-senza-via – Morgana si alza in piedi e inizia a camminare nervosamente per la stanza.

– E cosa pensi di fare? – chiede Euforbio sbuffando dalla pipa.

– Non lo so. Intanto ho già detto a Sla e Lon di partire.

– Per andare dove?

– Al tugurio.

– Ottima mossa! E’ proprio dove andranno loro – dice sarcastico Euforbio prima di prendere un’altra boccata.

– Lo so, ma è stata Lon ad avere l’idea. E tu sai quanto sia prezioso l’istinto di quella ragazza.

– Certo. Ma dovremmo fare qualcosa, andare con loro…

– Impossibile… la Taverna trabocca di spie e la nostra assenza desterebbe troppi sospetti. Tu, poi, devi presenziare al Consiglio dei Conduttori.

– Lo sai che a quelli a cui mi lasciano presenziare sono consigli farlocchi, convocati solo per salvare le apparenze. – Altro sbuffo di fumo. – Le decisioni vere le prendono Mausolo, Mastro Tesia e un altro pugno di Conduttori fedelissimi. Potrei farmi sostituire da uno spaventapasseri e non se ne accorgerebbero.

– No! Se non ti sentissero farneticare si allarmerebbero troppo. Devi stare a palazzo, cercare di capirci il più possibile e aspettare l’occasione propizia.

– Ci provo. Ma resta il fatto che Sla e Lon sono soli.

– No, non lo sono – Morgana si ferma. Si accovaccia di fronte a Euforbio, gli prende la pipa dalle mani e fa un grosso tiro.

– Che vuoi dire? – chiede il vecchio.

– Conosco un certo uccello del malaugurio che fa al caso nostro – risponde Morgana.

Euforbio riprende la pipa, tira e sbuffa in un grosso sorriso.

Preparativi per la partenza

– Cos’è di preciso questo Tugurio, Lon? – domanda Sla mentre controlla che i denti siano tutti al proprio posto e la bocca nel luogo che la natura, nella sua infinita saggezza, gli ha assegnato.

– Magari lo sapessi, Frido – risponde Lon sconfortata – Ho provato a chiederlo a questo affare, ma da qualche tempo a questa parte non fa altro che chiedermi chi sono.

– Bè, rispondigli.

– Ho fatto anche quello. Ma mi dice solo di portarmi da Cicciomede. Mi chiede dove sia, come stia… Non so proprio cosa fare. So solo che di questo tugurio si parlava anche nella pagina che abbiamo letto, ricordi? (vedi Cap. 3 parte II)

Sla si imbroncia nella smorfia del Ciuco Base: – Uhm.

Poi di colpo si illumina e dice:

– Prova a dirgli un po’ quello che sappiamo noi.

– E sarebbe?

– Semplice: che il viandante e il resto del carretto sono stati portati via dalle guardie della Repubblica; che probabilmente si tratta dello stesso poeta che vogliono premiare di cui si parlava stamattina al mercato; che ha mangiato e sta bene, molto probabilmente sta meglio di noi e che, quindi, non si preoccupi che lo faremo riscrivere appena possibile. Quando hai finito, getta nel fuoco questo marchingegno, di sicuro opera di Puttr, e andiamo a letto!

Per quest’ultima parte il tono di Sla è salito di qualche ottava, e la sua voce ha cominciato a vibrare come la corda di un liuto.

– Ma Frido, Morgana ci ha detto di partire… siamo in pericolo! – la voce di Lon sembra, invece, un’intera orchestra di liuti.

– L’unico pericolo che vedo è quello di non riuscire a chiudere occhio stanotte – taglia corto il contadino che si siede sul pagliericcio a braccia conserte.

– Sla, dobbiamo partire. Non c’è tempo per queste cose. Morgana ha detto che… Sla?… Slaaa…

Sla non risponde.

Il ritmato e possente ronzio che produce dà a intendere che la terra potrebbe spaccarsi e la voragine sì prodotta cominciare a inghiottire ogni cosa, compreso il pagliericcio su cui giace, eppure Sigrifrido del Laudano detto Sla non ne riceverebbe il minimo fastidio.

– D’accordo, ma solo qualche ora – lo assicura Lon, ammesso che ce ne sia bisogno. Prende una coperta, gliela poggia dolcemente sulle spalle e gli sussurra:

– Non preoccuparti, fratello, veglierò io su di te.

Gli si accoccola accanto e diventano due baccelli di una pianta di piselli.

Lon chiude gli occhi, fa un grosso sospiro e aggiunge:

– …e soprattutto… ti sveglierò!

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco Lupo

1
Ma cosa ne pensi tu?

Fai il Login per poter commentare
1 Comment threads
0 Thread replies
0 Followers
 
Il commento che ha avuto più successo
Hottest comment thread
0 Autori dei commenti
  Segnalami i commenti che vorrei seguire.  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami

[…] <<< Torna al 5.3 […]