Cronache di Vaffambaffola - Capitolo 4.1

Capitolo 4.1 – Caro Diario

Cronache di Vaffambaffola

Capitolo 4.1 – Caro Diario

La risposta

io carissimo Cicciomede,

presumo, leggendo le tue parole, che è inutile ricordarti che ti trovi in grave pericolo.

Oltre alle solite raccomandazioni che rendono speciale il nostro rapporto, questa volta vorrei aggiungere delle osservazioni che, probabilmente, mi renderanno ancora più pedante ai tuoi occhi, ma, cosa ancor più probabile, avranno il buon effetto di salvarti la vita.

Quindi fai attenzione a quel che ti dico, non si sa mai.

Dunque, persino a un cieco ubriaco e dalla memoria corta risulterebbe palese che ti stai avviando verso una trappola grande come un tempio di Puttr, e non mi sorprenderò affatto se ti ci butterai lo stesso come un tuffatore in una vasca vuota. Senza mani, per di più.

Tuttavia, chi sono io per negare che questo sia il segno che stavi aspettando, dal momento che non me lo aspettavo nemmeno io.

Insomma, avrei dovuto esserne al corrente e…

Ma in fondo non vedo perché avrei dovuto. Non sono altro che un semplice Diario. Poco più che un agglomerato di fogli di carta di riso, corteccia di cardamollo e pietruzze brillanti.

Qualunque decisione tu prenda, lascia che ti dia giusto qualche consiglio spassionato, così, tanto per evitare il peggio..

Punto Primo: se lungo il cammino ti dovesse capitare di incontrare energumeni armati di zappa o contadinotte che si dimenano, non averne timore. Vaffambaffola ne è piena e il più delle volte possono essere di aiuto e di conforto. Trattieniti il più possibile con loro e non accontentarti della prima risposta.

Punto Secondo: ricorda che dai tempi dei racconti delle nonne è sconsigliato inoltrarsi in un bosco di tardo pomeriggio, soprattutto se hai con te un grosso carico che ti rallenta, dettaglio che mi porta dolcemente in fundo al Punto Terzo:  se puoi, evita di portare con te il solito carico di scartoffie. Ti basterà una sacca che contenga me, due cornetti d’inchiostro fresco, dei calami, dei calamai e qualche pergamena nuova se proprio non riesci a trattenere la poesia.

Il tutto ben ancorato addosso. In questo modo viaggerai sia leggero che sicuro.

Se seguirai questi miei consigli, è molto probabile che la prossima volta che mi scriverai sarai nel tuo Tugurio – cosa che spero con tutte le legature – al riparo sotto il tuo gelso, dove tutto ha avuto inizio.

Allora vorrà dire che sarà tutto finito e tu sarai salvo.

E con te Vaffambaffola.

Che sia umano il tuo errare

P.S.: Avevo dimenticato il Punto Quarto: cerca Morgana e, possibilimente, trovala!

“E adesso che ZamaPuttr c’entra Morgana?”

Questa è la brusca sintesi implosa dentro la testa di Sla alla fine della pagina.

Tuttavia, non se la sente di fare la domanda ad alta voce, forse per evitare il sarcasmo di Lon. La sorellina torna sempre utile quando si tratta di cercare una giustificazione ad un presunto atto o pensiero scellerato, oppure per sviare con scaltrezza i pensieri dal nocciolo della questione.

Come in questo caso, ad esempio, in cui non riesce ad ammettere che il suono delle sue stesse parole che escono dalla sua stessa bocca, gli avrebbe provocato una sottile incrinatura all’altezza dello sterno, come quando due continenti non ce la fanno più a stare attaccati e di comune accordo decidono di separarsi con una poderosa frattura.

Il restante contenuto della pagina, nella sua testa, non è pervenuto, eclissato com’è dalla scritta di quel nome, Morgana.

Tale flusso di riflessioni, tutto rigorosamente interiore, viene bruscamente interrotto da quella che invece è la sintesi di lettura di Lon, e cioè la parola Tugurio.

Persino dopo cinque letture di fila nel medesimo tempo in cui l’imbruscolo diventa crepuscolo (un tempo molto breve, si dice) Tugurio è tutto ciò che svolazza nella testolina ricciuta di Lon. D’altro canto, intuirlo non è affatto difficile: basta moltiplicare il numero di volte in cui lo ripete per la quantità di giri effettuati in tutta la stanza in traiettoria circolare senza spostare gli oggetti o i mobili che incontrava sul suo cammino, calpestandoli, scavalcandoli, arrampicandovici, scivoladoci e vorticando attorno ad uno Sla rimbambito.

Un tema tanto importante, questo dell’orbitare, che Lon vorrebbe approfondirlo come merita. Per sua malasorte, la persona con qualche cognizione astronomica è Morgana l’Alchimista, che non è lì presente , se non come vivido ologramma nella testa pulsante di Sla.

Lon finalmente si ferma in bilico sullo schienale della sedia: – Dobbiamo trovare il Tugurio! – proclama.

Sla riemerge dai suoi pensieri e si guarda attorno come se si trovasse in quella stanza per la prima volta.

Sembra non fare caso a Lon.

Anche nelle condizioni più estreme, per lui è normale vederla sull’orlo di un probabile suicidio.

Lui la fissa con occhi trasparenti. Lei riesce a cadere dalla sedia.

Lui dice: – Vado alla Taverna – e si tira dietro la porta così forte da far sbuffare tutta la stanza in una nuvola di polvere.

Il chiavistello gli resta in mano, ma la cosa gli sta bene e lo porta via con sé.

Il Sommo Poeta

Una porta sbatte spargendo eco in tutte le direzioni. E non è di certo una corrente d’aria causata da un paio di finestre lasciate incautamente accostate per favorire il ricambio dell’aria. No.

Un vecchio detto della Repubblica, risalente addirittura a qualche ora prima, ammonisce: Se c’è un portone che sbatte, c’è qualcuno che lo spinge. Nel nostro caso a spingerlo dietro di sé è il Super Conduttore (detto anche Supercon, per gli amici) che prende posto nella sala all’interno dell’anfiteatro di sedie e panche occupate dai consiglieri.

La platea segue le pareti della stanza, di forma leggermente eccentrica, perché Pidaar, dicono, cosi l’ha voluta: non tonda, non ovale, ma eccentrica.

L’altro scranno un tempo occupato dal re, si trova in uno dei due fuochi dell’ellisse e ha sulla spalliera intarsi e bassorilievi che richiamano l’astro del giorno e greggi di pecore.

Il Super Conduttore prende posto sul trono, non senza difficoltà, poiché era stato costruito a misura di Pidaar che invero era molto alto, attende il silenzio dei suoi colleghi e tuona focoso:

– Esimi consiglieri.

CORO: Si?

– Prepariamoci ad accogliere il Sommo Poeta. Tornato tra noi per compiere il proprio e il nostro destino.

CORO: Evviva il Sommo!

– Sempre sia ispirato. Dunque non indugiamo oltre e facciamolo venire al nostro cospetto.

Con un gesto barocco dell’avambraccio destro in direzione di una delle guardie di stanza accanto al portone, il Conduttore innesta un complesso meccanismo di consegna di direttive per via otorinolaringoiatrica che si perde sussurrando negli immensi corridoi del palazzo.

Il portone sbatte di nuovo e un fremente silenzio segue lo spostamento d’aria da esso provocato. Poi un scalpiccio in lontananza, come di cavalli che vengono domati e ammansiti. Altro silenzio. Rumore di passi dal tacco di metallo che si avvicinano alla sala. Il grande batacchio del portone batte tre volte (TumTumTum!).

CORO: Chi è?

Il portone si riapre miagolando alla luna e compare un paggio vestito con i tendaggi della sala da pranzo.

– Eminenti Conduttori, – declama impettito – il Protector è pronto a condurre il Sommo al vostro onorevole cospetto.

Il paggio fa un inchino vagamente pericoloso per il suo naso e scivola fuori dal portone che stavolta si chiude delicatamente con un clac!

“Perché non è sempre così?” si domanda il Super Conduttore prima di esultare: – Evviva il Sommo!

CORO: Sempre sia ispirato.

Dal corridoio arrivano altri rumori indistinti, alcuni dei quali si sovrappongono, si mescolano, si miscelano, crescono sempre di più fino a diventare una slavina sonora che all’apice della sua molestia uditiva si schianta con un tonfo sordo contro il portone, il quale, in seguito al botto, si riapre miagolando.

Dalla fessura che si era creata compare una figura rivestita di metallo scuro, fatta eccezione per fronte, bocca e mento.

Si mette sull’attenti e urla: – Protector!

CORO: Bravo! (applausi).

Il Protector percorre il perimetro della stanza con fare guardingo, tastando le pareti a ogni passo, auscultando quadri e arazzi, finché non si trova al peritrono, ovvero nel punto della sala più vicino al Trono, dove annuncia, rivolto al Super Conduttore: – Il Sommo è pronto a presentarsi dinanzi al Consiglio.

Poi aggiunge: – Protector! – e ritorna al portone completando il giro della stanza, sempre palpando, tastando e a volte inciampando.

Scompare in uno sospiro attraverso lo spiffero del portone, che questa volta si apre del tutto, soffiando come una pantera.

– Qualcuno chiuda quel portone una buona volta che c’è corrente! – dice una voce fuori dal coro che non trova seguito.

È invece il coro intero a esultare (Evviva! Evviva il Sommo! Sempre sia ispirato!) alla comparsa del viandante sull’uscio.

 Testo e storia: Francesco Di Concilio
Segni e disegni: Ivo Guderzo
Web & real editor: Francesco PennaNera

3
Ma cosa ne pensi tu?

Fai il Login per poter commentare
3 Comment threads
0 Thread replies
0 Followers
 
Il commento che ha avuto più successo
Hottest comment thread
1 Autori dei commenti
  Segnalami i commenti che vorrei seguire.  
più nuovi più vecchi più votati
Notificami

Bello questo quarto capitolo. Ho apprezzato principalmente i giochi di parole che rendono la lettura molto scorrevole e divertente.

[…] <<3.1<< | >> 4.1 >> […]

[…] attorno, – Diciamo che gli eventi sono precipitati a causa di quell’idiota di poeta! Non ci ha pensato due volte prima di cedere alle lusinghe e si è lanciato dritto tra gli artigli de….– Cosa gli staranno facendo in questo momento? – domanda Ignoto rivolto ai suoi […]