Belfast Celtic. Quando la violenza vinse sullo sport

Belfast Celtic. Quando la violenza vinse sullo sport

Anche allora si giocava durante il boxing day, il giorno di S. Stefano per gli anglosassoni. Quel giorno del 1949, si sarebbe disputata una partita decisiva, il derby tra due rivali acerrimi: il Linfield dichiaratamente anti-cattolico e leale alla corona britannica e il Belfast Celtic nato nel quartiere West Belfast da operai irlandesi di origine cattolica con simpatie nazionaliste e repubblicane. 

Approfondimento – Breve resoconto della questione irlandese.

Sport, politica e religione

Quindi, stiamo parlando di calcio negli anni del dopo guerra nell’ Irlanda del Nord, dove il conflitto tra unionisti e indipendentisti la fa da padrone, la religione è motivo di contesa e pretesto per le rivendicazioni politiche di entrambi gli schieramenti e il calcio è la principale valvola di sfogo di sentimenti altrove e altrimenti repressi.

Il Linfield Football Club

Il Linfield nasce nel 1866, dalla comunità di operai protestanti a sud di Belfast molto vicina agli ideali dell’Orange Order. La loro prima divisa è blu con inserti rossi e bianca a rappresentare i colori della bandiera britannica (la Union Jack), mentre la seconda maglia è arancione in onore della confraternita massonica unionista. Il club fa parte del trio di squadre chiamato The Blues Brothers insieme ai Glasgow Rangers e al Chelsea. Sono tre squadre da sempre unite, oltre che dal colore delle divise, dalla fedeltà alla regina e dalla fede protestante. Nel Linfield, infatti, vige la regola non scritta che non ammette il tesseramento di giocatori di fede cattolica.

Il Belfast Celtic

Targa della fondazione del club

Il Belfast Celtic invece, nasce al numero 88 di Falls Road ad ovest di Belfast nel 1891, in un quartiere operaio di fede cattolica e con simpatie nei confronti dell’Irish Republican Army (IRA).

Prende il nome e i colori sociali dalla squadra scozzese dei Celtic. Fa suo anche il nome dello stadio (Celtic Park) che i tifosi bonariamente chiamano “The Paradise”. Il motto dei tifosi è “When we had nothing, we had Belfast Celtic, then we had everything”. Fatto ancor più sorprendente per il contesto dell’epoca, il club non discrimina in base al culto religioso dei propri giocatori e trai suoi tifosi vi è anche una base formata da protestanti (10% della tifoseria, secondo le statistiche).

Filmato in bianco e nero del 1928 del match amichevole che si tenne col Celtic di Glasgow

Quel maledetto Boxing Day

Il 26 dicembre 1948 si teneva l’ennesimo derby tra Linfield e Belfast Celtic al Windsor Park. Non era diverso da tutti gli altri derby che si erano tenuti precedentemente. Alcuni giocatori avevano ricevuto, la sera prima dell’incontro, lettere minatorie che intimavano di rinunciare a giocare il match. Ordinaria amministrazione a quei tempi.

Arriva il giorno fatidico, fa freddo, piove e il sole inizia a calare presto a quelle latitudini. Nello stadio ventisettemila persone pronte a far valere imprecazioni e invettive nei confronti dei rivali.

Pochi minuti di gioco e avviene il primo episodio che deciderà le sorti della partita: l’attaccante Jimmy Jones atterra il difensore Bob Bryson e quello scontro fortuito lo costringe a lasciare il terreno di gioco. A quei tempi non esistevano ancora le sostituzioni e i Blues devono giocare in dieci per il resto della partita.

Secondo episodio: l’attaccante del Linfield, Russel, viene colpito in volto da una potente pallonata che lo fa cadere a terra tramortito. I palloni di allora erano fatti in cuoio e con la pioggia assorbiva l’acqua e in Irlanda del Nord non era raro giocare in quelle condizioni atmosferiche.

Quindi il Linfield rimane in nove uomini contro undici. L’atmosfera in campo è tremendamente pesante e influenzata dalle urla dei tifosi sugli spalti. Non ci vuole molto perché arrivi una zuffa tra l’ala del Celtic Paddy Bonnar e l’attaccante del Linfield Albert Currie. La decisione dell’arbitro è ferma e decisa: espulsione per entrambi i giocatori. Bollettino uomini in campo: dieci per i Celts, otto per i Blues. La rabbia dei tifosi di casa si fa sentire ancora di più e a dieci minuti dalla fine il centrocampista Denver viene atterrato in area. Calcio di rigore per il Celtic. I giocatori di casa protestano ma non c’è nulla da fare. A prendersi carico del tiro dagli undici metri è il capitano Harry Walker che segna lo 0-1 per i bianco-verdi.

I tifosi sono furiosi e il Linfield in otto uomini tenta il tutto per tutto. Il calcio è bello per le imprese impossibili ma quello che accade all’87° minuto di quel giorno di S. Stefano è proprio quello che non ci si aspetta.

Foto autografata di Jimmy Jones

Con le ultime forze in corpo Billy Simpson entra in area di rigore, supera il portiere e segna il gol del pareggio. La rabbia e l’euforia per il goal trasforma i tifosi di casa in una mandria impazzita che scavalca le transenne e invade il campo. I calciatori bianco-verdi capendo cosa sta per succedere, cercano di raggiungere gli spogliatoi prima di essere linciati. La folla sembra aver preso di mira un giocatore in particolare, Jimmy Jones. Lui, infatti, è nell’occhio del mirino perché considerato un traditore in quanto protestante e militante nella squadra cattolica. Quando viene raggiunto e sommerso dalla calca si pensa al peggio. L’unico a comprendere cosa stava realmente per accadere è un amico di Jimmy, Sean McCann, portiere del Ballymena United che capendo la situazione si precipita nella ressa per andare ad aiutare l’amico in difficoltà. Jimmy in quel frangente viene calpestato e malmenato dalla folla con la chiara intenzione di renderlo in fin di vita, ma Sean riuscirà a proteggerlo anche se ormai privo di sensi e con una gamba spezzata.

Altri due giocatori rimarranno gravemente feriti: il difensore Robin Lawler e il portiere Kevin McAlinder, che ha rappresentato la Gran Bretagna alle Olimpiadi del 1948.

In quella partita, nelle fila del Belfast Celtic c’erano sei calciatori di fede protestante, incluso il capitano che aveva siglato il gol del vantaggio. Tutti considerati traditori agli occhi dei tifosi del Linfield.

Kevin McAlinden con un piccolo supporter

La fine di tutto

Quel match sancì la fine di un’epoca gloriosa per il “The Grand Old Team”, altro nome dato alla squadra dei Celts.

La dirigenza decise, dopo gli eventi di quella sera di sciogliere la società e vendere i giocatori prima della fine della stagione. L’ultima partita ufficiale venne giocata il 21 aprile 1949, vinta per 4-3 contro il Cliftonville al Celtic Park.

Alla fine del match venne consegnata la lettera di scioglimento della squadra alla Lega Calcio Irlandese e così finì la storia di un club che vinse 22 titoli nazionali in 57 anni.  

Murales commemorativo a Belfast

Le ragioni che portarono a una decisione così dolorosa fu la sconcertante mancanza di sanzioni per la squadra avversaria. Al Linfield venne imposto di giocare due partite a porte chiuse e nulla più. Ma soprattutto pesò la mancanza di tutela delle forze dell’ordine che quel giorno avrebbero dovuto proteggere i giocatori dalle violenze dei tifosi. Infatti non vi furono accuse formali da parte delle autorità per ciò che riguardava l’atteggiamento della polizia e, cosa più grave di tutte, non fu fermato nessuno per aver quasi ammazzato una persona e ferite altre due.

George Hazlett, ala del Belfast Celtic, in un’intervista disse: “quando vidi i poliziotti in uniforme, che erano considerati neutrali, lanciare in aria i loro berretti per la gioia (del gol), capii che non avremmo avuto protezione da parte loro”.

Cosa ne fu delle vittime

Lawler e McAlinder ritornarono in campo dopo alcuni mesi, mentre per Jimmy Jones furono momenti duri. Rischiava di perdere la gamba e il chirurgo Jimmy Withers fu sul punto di prendere la decisione di amputarla. Per fortuna decise di aspettare qualche giorno per vedere come avrebbe reagito il corpo alle cure, prima di decidersi a operarlo. Jimmy impiegò ben due anni per riprendersi completamente e tornò a giocare, seppur con la gamba destra più corta della sinistra.

Tornò a segnare e a far gioire i tifosi delle squadre in cui giocò, firmando 646 gol nella Irish League. Tuttora record imbattuto.

disegno di Sheila Hazviart

Considerando oggi

Quella partita di 70 anni fa, giocata il 26 dicembre fa pensare a quella del 2018 dello stesso giorno tra Inter e Napoli. Partita finita con l’espulsione di Koulibaly dopo aver applaudito beffardamente il pubblico che lo aveva bersagliato con cori razzisti per l’intera partita. Fuori dallo stadio ci scapperà anche il morto.

Pensare che per motivi ancor più futili di quelli nord irlandesi, ci siano ancora episodi anti-sportivi e addirittura di morte per una partita di calcio, dimostra che lo sport e il genere umano non si sia evoluto poi così tanto. L’unica differenza la fanno gli smartphone in mano e i colori sociali delle squadre in campo.

Quello che non è cambiato è stato l’atteggiamento delle autorità sportive che dovevano far sì che la partita si svolgesse in modo corretto e secondo i principi del Fair Play. Ma il gioco non poteva fermarsi il giorno di Santo Stefano, il boxing day. Troppi soldi in palio, troppo difficile fermare la partita perché il migliore giocatore in campo in quel momento veniva bersagliato dalla tifoseria di casa. La vera punizione doveva essere fischiata dai giudici di gara e i rappresentanti della lega che si trovavano lì in quel momento a decidere. Perché chi fischiava e inveiva quella sera avrebbe dovuto capire l’errore che stava commettendo e doveva pagare con la sospensione della partita.

Fatto ancora più increscioso è l’incoerenza del pubblico di casa perché erano tifosi dell’Internazionale di Milano. Internazionale proprio perché all’atto della fondazione, i membri fuoriusciti dal Milan che imponevano il tesseramento di soli giocatori italiani, decisero di costituire una nuova società che permetteva di ingaggiare anche giocatori di altre nazioni. Perché il talento non ha colore della pelle, religione o nazionalità che tengano.

Considerando il domani

Cosa succederà all’Irlanda del Nord dopo la Brexit? Il Regno Unito, essendo stato membro dell’Unione Europea alla pari con l’Irlanda, aveva attenuato i conflitti nell’Ulster grazie all’apertura dei confini e l’abolizione delle dogane. I cittadini Irlandesi e Nord Irlandesi possono passare tranquillamente da una parte all’altra dell’isola.

Ma cosa avverrà se non verrà risolta la questione geopolitica nel nord dell’isola?

Il Regno Unito vorrebbe mantenere le cose come sono ma senza fare il conto con l’Unione Europea. Vorrebbe consolidare il confine e dividere le due Irlande a scapito dell’equilibrio che si era creato dopo tanti anni di conflitti.

Rimane un problema con tante sfaccettature diverse, in un mondo in cui l’indipendentismo e il nazionalismo sono ancora concetti che vanno a braccetto e non fanno altro che parcellizzare le influenze delle comunità minoritarie in ambito mondiale. Tanti piccoli paesi non faranno altro che subire ancor di più i soprusi delle grandi nazioni e dei grandi capitali che avranno sempre maggiori possibilità di far valere i propri interessi e di mettere le piccole comunità in competizione tra loro.

Pare che la storia si ripeta, anche se è impossibile che sia una copia perfetta di sé stessa, perché cambiano i tempi, i fattori umani e soprattutto la possibilità di coscienza e di scelta che un individuo o un popolo può fare.

Come quella di scegliere di giocare e basta.

Scritto da Francesco PennaNera

Segni e disegni Sheila Havziart


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