Beethoven, la Nona Sinfonia e l’Inno alla Gioia: Tutti gli uomini diventano fratelli (seconda parte)

Quest’anno si celebra il 250° anniversario dalla nascita di Ludwig van Beethoven.
Noi di ErrareUmano vogliamo celebrarlo a modo nostro,
come meglio sappiamo fare, ovvero attraverso la scrittura.
Festeggiamo insieme questo compleanno tramite una delle sue opere più importanti,
che ha lasciato un segno indelebile nella nostra cultura:
la Sinfonia n. 9 in Re min.

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Il personaggio

Vita ed opera dovrebbero essere un tutt’uno. L’opera non può esistere senza un’esperienza, gioiosa o dolorosa, poco importa.
Nel caso di Beethoven le vicende personali sono determinanti per la creazione delle sue opere, la più importante è la perdita dell’udito, di cui sarà completamente privo durante la fase di scrittura della Nona.

In primis due elementi essenziali: nasce a Bonn nel 1770 e muore a Vienna nel 1827, vivendo quindi a cavallo tra la Rivoluzione Francese, l’ascesa di Napoleone e la Restaurazione delle monarchie europee.

Palazzo del principe elettore, oggi sede dell’Università di Bonn.

Bonn era una città conservatrice, e potrebbe essere considerata per l’epoca un fortino delle famiglie nobili; l’infanzia di Beethoven è stata inesorabilmente segnata da questi luoghi, giacché il nonno era il direttore musicale del palazzo del principe.

Così come alcune malattie vengono trasmesse in famiglia a generazioni alterne, il talento musicale del nonno viene trasmesso con scarso successo al figlio Johann, ma con grossi risultati, come ben sappiamo, al nipote. Ludwig fu la valvola di sfogo per le frustrazioni musicali e non del padre: basti pensare che le lezioni di musica che Ludwig riceveva dal suo stesso padre erano così dure che al primo errore veniva rinchiuso in cantina, oppure veniva costretto a suonare a comando da Johann quando quest’ultimo tornava a casa a notte fonda, ubriaco, diventando violento.
Johann cambia l’anno di nascita del figlio dal 1770 al 1772 per farne un bambino prodigio e lucrare sul talento del giovane Ludwig e trasformarlo in un novello Mozart.

Per difendersi dal cattivo rapporto con il padre e dalla difficile situazione familiare, Ludwig si rinchiude in sé stesso diventando un tipo solitario e piuttosto scontroso.

A 7 anni si esibisce nel suo primo concerto, non senza difficoltà per la sua scarsa tendenza a rapportarsi agli altri, ed inizia a prendere lezioni di musica presso la corte del principe di Bonn, facendo la conoscenza dell’opera di maestri come Bach e Haydn.

Nel 1787 si reca per la prima volta a Vienna, capitale della cultura musicale europea, sostenuto da alcuni nobili, e qui incontra per la prima ed unica volta nella sua vita Mozart; quest’ultimo rimane talmente impressionato dalle abilità pianistiche del sedicenne Beethoven da rivolgersi alla moglie con queste parole: Tieni d’occhio questo ragazzo, un giorno darà al mondo qualcosa di cui parlare.

Mozarthaus Vienna, Domgasse 5, 1010 Wien

In seguito alla morte della madre, avvenuta a causa della tubercolosi qualche settimana dopo il suo arrivo a Vienna, Ludwig si trova costretto a tornare a Bonn, diventando, senza opportunità di scelta, responsabile del resto della famiglia a causa dei comportamenti violenti del padre, sempre più dedito all’alcol. Ancora una volta un episodio familiare che acuirà il carattere introspettivo e burbero del giovane musicista.

Joseph Haydn, dipinto di Thomas Hardy (1792)

Cinque anni dopo Ludwig ritorna a Vienna grazie ad Haydn, che si offre di fargli da insegnante, colpito com’era dal talento del giovane di Bonn, ma ancora una volta, il suo arrivo a Vienna è segnato, circa un mese dopo, da un altro lutto familiare, ovvero la morte del padre, al funerale del quale si rifiuta di partecipare, rimanendo nella capitale del regno asburgico.
Qui, inizia ad avere un rapporto di amore e odio con gli aristocratici: pur fedele ai principi della Rivoluzione Francese, mette da parte il suo disprezzo per le classi privilegiate perché di loro ha bisogno per acquisire fama e farsi pubblicità.
A questo proposito, bisogna ricordare che Ludwig non ha nobili origini, nonostante il van nel suo cognome: in realtà se lo auto-attribuisce perché credeva che la nobiltà fosse uno stato sociale che fosse possibile raggiungere con la propria opera, talento ed ingegno, ma in realtà voleva equipararsi a quella classe sociale di cui tanto aveva bisogno.

Durante le sue esibizioni nei salotti viennesi esegue brani di una difficoltà inaudita allo scopo di eliminare ogni possibile concorrenza.
Diventa il pupillo di molti principi, che fanno a gara per godere privatamente del suo talento, ma Beethoven rimarrà sempre uno spirito libero, facendo capire ai suoi mecenati che possono finanziarlo sì, ma mai comprarlo. Abbandonando la residenza di campagna del principe Lichnowsky a seguito di un litigio afferma:

Principe, ecco quello che sei per caso dalla nascita, ma che è ciò che io sono grazie a me stesso.
Ci sono molti principi Lichnowsky, c’è un solo Beethoven.

 L'incidente di Teplitz, dipinto di Carl Rohling (1887)
L’incidente di Teplitz, dipinto di Carl Rohling (1887)

Un altro episodio che mostra l’insofferenza di Beethoven verso il potere si verificò nel luglio del 1812: si trovava a Teplice (Teplitz), città termale situata nell’odierna Repubblica Ceca, e durante una passeggiata con Goethe, al contrario di quest’ultimo, rifiuta di inchinarsi dinanzi alla famiglia imperiale.

Beethoven ama definirsi Tondichter, ovvero poeta dei suoni, e crede che come creatore egli sia secondo solo a Dio.
Peccato di modestia o sicurezza in sé stessi?

Nonostante le donne siano attratte da lui principalmente per il suo successo, alla fine viene sempre rifiutato da tutte a favore di uomini più attraenti e di più elevato rango sociale.
Si rende conto di iniziare a perdere l’udito, e questo aumenta i suoi già numerosi attacchi di rabbia, destando la preoccupazione di principi e mecenati, ignari della ragione di questi attacchi. Nella primavera del 1802 si ritira ad Heiligenstadt, in quella che noi oggi definiremmo l’estrema periferia di Vienna, nell’estremo tentativo di porre un freno ai suoi problemi d’udito tramite le cure termali, tuttavia senza successo.
In una lettera ai fratelli mai spedita, scrive:
Sono costretto a vivere da emarginato. Se mi avventuro nella compagnia degli uomini, sono sopraffatto da un terrore cocente.
Ed ancora:
Sarebbe bastato poco per mettere fine alla mia vita, è stata solo l’arte a trattenermi.
L’arte, la musica, la passione, l’immaginazione, lo spirito creativo lo tengono vivo, nonostante tutto, nonostante sembri che il mondo, a causa della sordità, gli stia per crollare addosso, più di quando non abbia già fatto fino a questo punto.

Beethoven ammirava molto Napoleone, e proprio come Hegel, vedeva in lui lo spirito che cavalca il mondo.

Come già descritto nella prima parte, la sua ammirazione era così forte e totalizzante da dedicargli una Sinfonia, la n.3 in mi bemolle maggiore Op. 55, anche detta “Eroica”: scritta tra il 1802 ed il 1804, fu inizialmente dedicata al generale francese, successivamente stracciata in seguito alla sua auto-incoronazione ad Imperatore della Francia. In realtà fu solo il nome di Napoleone ad essere cancellato, perché la dedica per “celebrare la venuta di un grande Uomo” rimase, ciò soprattutto per ragioni pratiche: infatti, negli anni ‘90 del 1700, a Vienna vigeva uno stato di polizia, e quindi non conveniva a Beethoven esprimere pubblicamente ed apertamente la sua ammirazione per il generale francese e la sua vicinanza alla causa repubblicana. Uno dei desideri più grandi di Beethoven era il trasferimento in Francia, e credeva che quella dedica aperta fosse un passaporto sufficiente. Ricevette l’offerta di diventare maestro di cappella alla corte di Kassel, città situata nella regione della Vestfalia (Germania occidentale) governata proprio da Girolamo Bonaparte, fratello di Napoleone, ma rifiutò quando alcuni mecenati viennesi, gli offrirono un vitalizio di quattromila fiorini annui, per l’epoca considerata una somma enorme.

Nel 1809 è costretto a lasciare l’attività di concertista perché la sua sordità è cosi acuta che non riesce ad ascoltare sé stesso quando suona; ciò favorisce la sua attività come compositore.

In seguito alla morte del fratello, cerca di ottenere la patria podestà del nipote di otto anni, iniziando una lunga battaglia legale che alla fine vincerà, pur non avendo un comportamento da padre ideale (beve e fa le ore piccole) e oltretutto sottraendo il nipote alle cure della madre.

La sua sordità è quasi totale, e si chiude sempre di più in isolamento.
Non si cura, non si lava, non ha mai i capelli in ordine, i bambini gli tirano le pietre come si fa per scacciare i piccioni, indossa gli stessi abiti per settimane, anche se questi sono vistosamente sporchi o hanno addirittura dei rimasugli di cibo; viene addirittura arrestato per vagabondaggio.

Ma come tutte le storie di declino, arriva un punto di svolta, e questo coincide per Beethoven nel 1823 con il suo avvicinamento alla chiesa ed alla religione; infatti, prima di allora, era sempre rimasto abbastanza lontano dall’ambiente religioso.

L’esecuzione della prima della Sinfonia n. 9 in re min avviene il 7 maggio 1824, con Michael Umlauf a dirigere e con Beethoven seduto nell’orchestra ad indicare i tempi dei movimenti. A quell’epoca, la sua sordità era così profonda che Caroline Unger, il contralto solista, dovette invitarlo a girarsi per guardare le ovazioni del pubblico.
In contrasto a questo momento di gioia, riceve la notizia del tentato suicidio del nipote, ormai adulto, fatto che riporta a galla antichi dolori familiari, aumentando notevolmente il suo stato di stress, che gli impedisce di continuare la sua opera di compositore.

Il 22 marzo dell’anno della sua morte riceve l’estrema unzione.
Qualche giorno dopo si scatena una tempesta di pioggia, lampi e fulmini, ed un aneddoto racconta che Beethoven alza il pugno al cielo in segno di sfida ed inveisce contro i fulmini, ciò, ancora una volta a testimonianza del suo carattere forte e litigioso; muore così, accasciandosi sul letto.

Al suo funerale saranno presenti ventimila persone.

I funerali di Beethoven, il 29 marzo 1827, radunarono molte migliaia di persone,
dipinto di Franz Xaver Stober (1827)

Per chi volesse approfondire le notizie sulla vita di Beethoven qui brevemente accennate, ecco un documentario:

E per i più piccini, ecco un breve cartone animato sulla vita di Beethoven, forse un po’ troppo romanzato, ma bisogna pur iniziare da qualche parte:

<<< Fine seconda parte, la terza vi aspetta venerdì 10 aprile >>>

Autrice: Annarita N.
Cover designer: Pigutin

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