Beethoven, la Nona Sinfonia e l’Inno alla Gioia: Tutti gli uomini diventano fratelli (prima parte)

Quest’anno si celebra il 250° anniversario dalla nascita di Ludwig van Beethoven.
Noi di ErrareUmano vogliamo celebrarlo a modo nostro,
come meglio sappiamo fare, ovvero attraverso la scrittura.
Festeggiamo insieme questo compleanno tramite una delle sue opere più importanti,
che ha lasciato un segno indelebile nella nostra cultura:
la Sinfonia n. 9 in Re min.

L’ispirazione

Nelle stanze della storia si entra in punta di piedi, con il fiato sospeso.
Ed è quello che faremo insieme per i prossimi appuntamenti con Note a margine: cercheremo di andare dritti al cuore di un’opera che ha cambiato la storia della musica ed è stata colonna sonora di diversi movimenti di protesta, di vittoria e di pace.

Gioia, bella scintilla divina,
figlia degli Elisei,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.

La tua magia ricongiunge
ciò che la moda ha rigidamente diviso,
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove la tua ala soave freme.

L’uomo a cui la sorte benevola,
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!

Sì, – chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c’è riuscito, lasci
piangente e furtivo questa compagnia!

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
seguono la sua traccia di rose!

Baci ci ha dato e uva ,
un amico, provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!

Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio (vada) al mondo intero
Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.

Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

Ecco il testo di un’ode simbolo di un periodo storico ricco di fermenti filosofici, artistici, e letterari a cavallo tra Illuminismo e Romanticismo, il cui autore, Friedrich Schiller, ne è stato uno dei rappresentanti principali.

L’ode è stata scritta nel 1785 e pubblicata l’anno successivo su Thalia(dal nome di una delle tre Grazie della mitologia romana), rivista culturale tedesca fondata l’anno prima dallo stesso Schiller, e che si occupava di teatro, musica, poesia, filosofia, letteratura e politica. L’ Ode alla Gioia si fa portavoce di quei valori di unità e fratellanza che permeavano l’Europa alla fine del Settecento, con l’auspicio che ritornino presto principi cardine dell’umanità intera.

In realtà quest’ode può essere considerata come una trasposizione dell’ideale illuministico inglese che vede la gioia e l’amore come base per la costruzione di un mondo ideale, dominato dal benessere del prossimo, sempre sotto la sorveglianza di un padre benevolo ed amoroso.
L’ode ebbe subito un grande successo, e fu messa in musica da diversi artisti dell’epoca.

Per un breve periodo Schiller la considerò una composizione “decisamente biasimevole”, ed è per questo che nel corso del tempo la rivisitò più e più volte.

Anche la persona meno colta in campo musicale sa che all’Ode alla Gioia di Schiller è legata una delle maggiori produzioni sinfoniche dell’immenso Ludwig van Beethoven: Sinfonia No. 9 in Re minore, Op. 125.

Su questo e molto altro ci soffermeremo nei prossimi appuntamenti di Note a Margine.

Lo sfondo storico

Per capire meglio il contesto in cui questa sinfonia è stata scritta è necessario, prima di raccontare la vita di Beethoven, analizzare la Storia europea a cavallo tra fine 1700 ed inizio 1800.

Parigi, 14 Luglio 1789: la Bastiglia viene assaltata da parte di cittadini francesi. L’evento segna l’inizio della Rivoluzione Francese. La fortezza parigina viene saccheggiata ed i documenti in essa conservati (privilegi nobiliari, titoli aristocratici) vengono bruciati, segnando la fine dell’epoca delle parrucche bianche.

Presa della Bastiglia, dipinto di Jean-Pierre Houël (1789)

I principi della Rivoluzione Francese possono essere riassunti nel celebre motto liberté, egalité, fraternité: i privilegi vengono aboliti, tutti possono realizzare le proprie aspirazioni, tutti possono comprare un pezzo di terra. Le corporazioni vengono abolite e tutti possono fare soldi.
Il potere religioso viene notevolmente ridimensionato: vengono chiusi (e saccheggiati) molti monasteri; la registrazione di nascite, matrimoni e decessi viene affidata a registri comunali, così come la celebrazione dei matrimoni diventa compito dei sindaci.

Klemens von Metternich, principe e ministro austriaco, dopo il primo incontro che ebbe con alcuni rappresentanti della Rivoluzione, li descrive così: “dei ribaldi dalle scarpe grosse”. Dietro queste parole in realtà si nasconde la paura delle monarchie europee, in primis Prussia e regno austro-ungarico, di vedere la rapida diffusione dei principi della Rivoluzione anche nel loro regno, quindi tendono a reprimere la diffusione di qualsiasi idea proveniente dalla Francia.

Nella Francia post-rivoluzionaria, si fa strada un personaggio chiave per l’epoca, che influenza la vita dei cittadini europei ancora oggi: Napoleone Bonaparte.

Il capitano Bonaparte all’assedio di Tolone,
dipinto di Édouard Detaille (1793)

Seppur originari di regni diversi, sia Napoleone che Beethoven, nati a distanza di un anno l’uno dall’altro, rispettivamente 1769 e 1770, non avevano origini aristocratiche, ma hanno rincorso la loro ambizione nel diventarlo o far finta di esserlo: Beethoven perché anteponeva il van fiammingo davanti al proprio cognome, e Napoleone perché si auto-consacrò imperatore e sovrano. Entrambi, dunque, lottarono molto per affermarsi, ed entrambi andarono incontro alla grande città per raggiungere questo scopo.

Entrambi sono, pertanto, espressione della Rivoluzione Francese.

Napoleone, però, in virtù della sue origine corse e della sua nazionalità, può essere considerato davvero figlio della Rivoluzione. Forte dei suoi successi militari, della sua capacità di farsi seguire dalle persone e del sua carisma, si prende il potere sulla Francia con un vero e proprio colpo di Stato il 18 brumaio, anno VIII della Rivoluzione (9 novembre 1799), costringendo i deputati a nominarlo Primo Console della Francia.

Beethoven credeva fermamente in Napoleone, così come credeva che Napoleone potesse essere l’uomo capace di traghettare l’Europa intera verso la formazione di una nuova società, soprattutto perché aveva avuto la capacità di uscire fuori dall’anonimato grazie solo a sé stesso. Era convinto che lui stesso rappresentasse dei principi innovatori in campo musicale, così come Napoleone rappresentava l’”uomo nuovo“.
Il mito dell’uomo francese si sgretolò definitivamente il 18 maggio 1804, quando il senato francese proclamò Napoleone Imperatore dei Francesi: “Alla fine, egli non è nient’altro che un uomo comune. Ora anche lui metterà sotto i piedi i diritti dell’uomo, soddisfacendo solo le sue ambizioni; ora si crederà superiore a tutti gli uomini, ora diventerà un tiranno” disse Beethoven, che quindi ammirava il console Repubblicano, non come imperatore.

L’incoronazione di Napoleone, dipinto di Jacques-Louis David (1805).

La Rivoluzione francese portò dei cambiamenti notevoli nella società dell’epoca.
Venne introdotto un nuovo calendario, quello rivoluzionario francese, per commemorare la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica, e per staccarsi definitivamente da quello gregoriano, di chiara origine cristiana: l’epoca del laicismo stava per iniziare.
Si introduce un sistema di misure armonizzato, il sistema metrico decimale, che definisce quantità come il metro, il litro ed il chilogrammo. Per facilitare l’adozione di questo nuovo sistema da parte soprattutto di mercanti e commercianti, per strada, lungo i muri, vennero sistemate delle barre metalliche per indicare l’unità base della lunghezza.

Esempio di metro usato dai commercianti quando fu introdotto il sistema metrico decimale.

Per migliorare le condizioni igienico-sanitarie venne organizzato un efficiente sistema di raccolta dei rifiuti.

Dopo la nomina a Console, nonostante la sua affermazione “Cittadini, la Rivoluzione ha fissato i principi che le hanno dato origine, essa è finita”, Napoleone non rinnegò, almeno inizialmente, i principi e le innovazioni della Rivoluzione: il Codice Napoleonico, emanato nel 1804 e tutt’oggi in vigore sia nello stato italiano che in quello francese, ne è la summa  a livello legislativo. Tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge, ma i diritti delle donne sono ancora ben lontani dall’essere equiparati a quelli del sesso forte.

Viene istituita l’obbligo di costruire cimiteri al di fuori della città per rafforzare le norme sanitarie; tuttavia, non tutti furono d’accordo con questa norma, come il carme “Dei sepolcri” (1807) di Ugo Foscolo testimonia.

Uno degli aspetti negativi di tutto ciò, che scontentò in parte la popolazione, fu l’introduzione di nuove tasse, anche su mobili, sedie, anche su porte e finestre, ed infatti molte persone murarono quelle non necessarie per vedere una diminuzione dei tributi.

Napoleone si considera l’erede ed il Salvatore della Rivoluzione Francese; vuole “esportare il nuovo modello democratico” agli altri regni europei, cosa che implica, come primo passo, l’invasione del Sacro Romano Impero, cosa che fa della Francia la prima potenza europea. Da qui in poi, ci sarà un crescendo di successi militari fino alla campagna di Russia. Tra la campagna stessa e la ritirata, il generale francese perse quasi la totalità dell’esercito e della cavalleria, complice condizioni climatiche affatto che favorevoli. Un osservatore, a questo proposito, riporta che l’armata di Napoleone era ridotta ad una “folla di spettri avvolti in abiti femminili, in vecchi pezzi di tappeti o in cappotti bruciati pieni di buchi”.

La ritirata di Napoleone da Mosca, dipinto di Adolph Northen (1851).

A questo proposito, una leggenda narra che la colpa dei morti per il grande freddo è  da imputare ai bottoni dei cappotti e delle divise militari: il metallo di cui erano fatti, lo stagno, in corrispondenza di temperature fredde, si presenta come una polvere grigia. Sarebbe stato, dunque, il clima rigido del Generale Inverno a privare la Grande Armata di ogni possibilità di ripararsi dal freddo stesso, portando alla morte di innumerevoli militari.

Alla partenza di quella che poi si rivelò una grande disfatta, il generale francese era pieno di buone speranze: “Adesso faccio fuori la Russia, e poi sarò libero di realizzare il mio destino, di completare quello che ho appena abbozzato. Ci occorrono un codice europeo, una corte di cassazione europea, una stessa moneta, gli stessi pesi e misure, le stesse leggi. Bisogna che io faccia di tutti i popoli d’Europa un solo popolo, e di Parigi la capitale del mondo”.

<<< Fine prima parte, la seconda vi aspetta venerdì 3 aprile >>>

Autrice: Annarita N.
Cover designer: Pigutin

LINK ED APPROFONDIMENTI

  • Ode to Joy
  • Sturm und Drang
  • La vita ai tempi di Napoleone 1. Episodio 1 e 2, a.C.d.C., RaiStoria.
  • Olympe de Gouges, Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, 1791

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[…] già descritto nella prima parte, la sua ammirazione era così forte e totalizzante da dedicargli una Sinfonia, la n.3 in mi bemolle […]

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